Lea: una storia di 'ndrangheta

Giovedì, 12 Novembre 2015 00:00
  

Nel nome di mamma. No cari lettori,  non sto facendo confusione con il titolo del famoso film “Nel nome del padre” di Jim Sheridan del 1993. Ma dopo aver visto questa mattina, in anteprima stampa, il film Tv “Lea” di Marco Tullio Giordana non ho potuto, tra le varie riflessioni, fare una crasi  con questo film.

Chi è Lea? Probabilmente ai più questo nome sarà sconosciuto come lo era per me fino ad oggi. Lea Garofalo (Valeria Scalera)  era  una ragazza  qualsiasi  con “la sventura” di far parte di una famiglia  di uomini d’onore legati alla ndrangheta. Prima il padre e poi il fratello Floriano (Mauro Conte).  Vive con la famiglia a Petilia Policastro, piccolo paesino della Calabria.

Lea era una ragazza orgogliosa, combattiva e decisa a fare la propria vita. Desidera una vita “normale”, onesta, lontana dagli affari di famiglia. Si innamora di Carlo (Alessio Praticò), suo coetaneo, e  pur non sposandosi mettono su famiglia  avendo una figlia di nome Denise e decidendo di trasferirsi a Milano per trovare lavoro. Qui Carlo inizia una serie di attività illegali che spingono  Lea alla decisione di lasciarlo per poi fuggire con la figlia. La donna ferma nel voler garantire la sicurezza ed un futuro migliore alla figlia decide di diventare “testimone” della polizia e di entrare nel programma “testimoni” vagabondando per l’Italia sotto falso nome. Ma ciò non basta a evitare la  vendetta di Carlo e soprattutto dei clan per il suo tradimento  pronti anche a uccidere il fratello Floriano.

Lo Stato giudicando modesto il valore della testimonianza di Lea la toglie dal programma testimoni.   Lea, oramai sola, trova aiuto e sostegno concreto dall’associazione “Libera” di Don Ciotti. Ciò non le evita però di “scomparire” nel nulla la sera del  24 novembre del 2009 mentre si trova Milano con figlia. Denise è l’unica a non credere alle calunniose storie sulla fuga della madre. Certa delle responsabilità criminali di suo padre accetta così, di collaborare con le autorità “sotto copertura” per inchiodare i colpevoli e ottenere giustizia.

Sarebbe una bella trama di un movie crime peccato che sia una storia vera e tragica.

Peccato che Lea Garofalo abbia pagato con la vita la scelta di vivere onestamente.

 Marco Tullio Giordana, dopo “I cento passi”, sceglie di raccontare un’alta storia di “un caduto” come lui stesso ha dichiarato in conferenza stampa per opera delle mafie. Un donna semplice che è diventata come Peppino Impastato, da Lea stessa ammirata, un simbolo.

Il film dal punto di vista narrativo  però non convince fino in fondo. La prima parte in cui è protagonista l’intensa e determinata Vanessa Scalera riesce a tenere alta l’attenzione del pubblico e conquistare e tenere con bravura e personalità la scena. Nella seconda parte  quando avviene la staffetta del protagonista  da madre e figlia il pathos narrativo cala e il ritmo della storia perde quota  Linda Caridi seppure abbia fornito una perfomance generosa e intensa risulta ancora acerba nell’interpretare ruoli così importanti. Non riesce a trasmettere come Scalera, il senso e lo spirito di una donna forte. La regia di Giordana è semplice, pulita, tesa a dare spazio all’intricata storia  evidenziando le diverse sfumature di grigio anche all’interno dello stato tra l’inefficienza della burocrazia e la bravura delle forze dell’ordine. Manca però il tocco dell’artista creativo che conosciamo. Un discreto film ma non all’altezza  dal punto di visto emotivo, artistico e di coinvolgimento dei “I cento passi”.

Tre  processi hanno accertato le colpe di Carlo Cosco e dei suoi compagni nell’omicidio di Lea Garofalo. Oggi Denise vive  sotto protezione e  stasera non potrà essere presente alla Premiere  in onore di sua madre. Ma ci piace immaginare che ovunque sia mercoledì 18 accenderà la Tv su Rai uno e magari un sorriso insieme a una lacrima sul sul volto appariranno.

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