Dal Roma Fiction Fest: "Trepalium" e "Bad Guys"

Domenica, 15 Novembre 2015 15:08
  

La seconda giornata del Roma Fiction Fest è decisamente in chiaroscuro, La mattina è infatti iniziata con la visione della serie francese Trepalium nella sezione "Concorso Internazionale".

 

Trepalium

 

Leggendo la sinossi c'erano le basi di qualcosa davvero interessante: in un futuro non molto lontano la società è divisa tra occupati e inattivi, con le due categorie separate da un muro spesso e solido che rievoca il vecchio e caro Muro di Berlino. Due mondi separati e distinti: quello degli occupati è colorato, pulito,ordinato strutturato in maniera militare e ogni individuo è chiamato a soddisfare le attese delle aziende, pena il licenziamento e la deportazione nella zona degli inattivi; le soglie di stress, paura e ansia sono ovviamente altissime, non c'è spazio per il minimo errore. Quello degli inattivi è desolato, sporco, povero, governato dalla legge del più forte e i suoi abitanti sono considerati degli esseri inferiori, inutili e ghettizzati.

 

Un mondo dove l'80 % della popolazione è inattiva rappresenta l'incubo per ogni governante: un mondo scosso da conflitti, congiure, cospirazioni e rapimenti come quello avvenuto ai danni del ministro del lavoro. Il Premier nonché moglie del rapito per ottenerne la liberazione ha accettato di attuare uno straordinario piano di occupazione e di permettere a 150000 inattivi di entrare nel mondo degli occupati.

 

Una idea narrativa che sollecita la curiosità dello spettatore e soprattutto la sua fantasia: la puntata è intrisa di un'atmosfera cupa, drammatica e soffocante. Tuttavia fatica a decollare sul piano del ritmo e del pathos narrativo, non convince l'intreccio narrativo e lo stesso cast appare debole e poco incisivo nel rappresentare i personaggi divisi equamente tra occupati e inattivi che inevitabilmente vengono ad incrociarsi. Non scocca la scintilla empatica nello spettatore che fatica a trovare un vero filo rosso e a farsi coinvolgere dalla storia benché il lavoro sia un tema caldo e tocchi, in modo diverso, tutti.

 

La parola "lavoro" deriva dal termine latino "trepalium" cioè uno strumento di tortura e sofferenza, ma l'unica sofferenza qui è quella dello spettatore che sceglie arrivare fino alla fine della puntata.

 

Tutt'altra musica nel pomeriggio con la serie coreana Bad Guys inserita nella sezione "Serial Crime". Confesso di avere una certa prevenzione nei riguardi delle produzioni orientali e in linea di massima evito di vederle sia che si tratti di film che di serie TV, ma devo ammettere che ad oggi, Bad Guys è il miglior prodotto visto al Festival.

 

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Ambientata a Seoul nei giorni nostri, la serie mostra una società che ci si immagina ricca, felice e ordinata. Invece viene mostrato il lato oscuro e violento della città, in cui dilaga la criminalità e gli efferati omicidi sono all'ordine del giorno. Un serial killer da mesi uccide senza pietà donne nei giorni di pioggia senza che la polizia sia capace di fermarlo. Quando durante un inseguimento viene ucciso un giovane poliziotto nonché figlio del capo della polizia, la misura è davvero colma: il capo desideroso di vendicare il figlio e di fermare il serial killer decide di richiamare in servizio il detective Oh Goo-Tak, un vero cane sciolto, poco incline a rispettare le regole, definito dagli stessi colleghi "un cane pazzo".

 

Oh Goo-Tak accetta il caso avendo la garanzia di avere carta bianca, il che si traduce nel far uscire dal carcere tre criminali per formare una squadra speciale: Lee Jung-Moon, serial killer psicopatico ma con QI da genio, Park Woong–Cheol, boss della mafia e dotato di una forza incredibile e Jung Tae-Soo killer infallibile. I tre assassini, seppure riluttanti, accettano di collaborare con la polizia in cambio della promessa di uno sconto di pena di 5 anni a chi sarà capace di fermare il serial killer: una scrittura semplice, diretta e avvincente che parte dall'idea che solo un cattivo può fermare un altro cattivo.

 

Il punto di forza della fiction è il cast davvero perfetto: bravi e credibilissimi nell'impersonare dei personaggi negativi, eppure dotati di fascino e carisma che trascinano con sé lo spettatore. Lo stile narrativo ricorda molto il poliziesco italiano Anni '70: cruento e violento, a tratti persino splatter ma senza risultare eccessivo.

 

Prevedo che presto sentiremo parlare di questi "cattivi ragazzi" anche in Italia perché il male come il bene ha tante facce e sfumature e non può non incuriosire e spingere il pubblico a seguirli nella loro feroce caccia.

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