Roma Fiction Fest Made in Germany: "The Man in the High Castle" e "Deutschland 83"

Giovedì, 19 Novembre 2015 16:41
  

Giornata "Made in Germany" al Roma Fiction Fest. Un Paese che oggi come ieri condiziona e influenza la vita politica, sociale ed economica del mondo.

 

In mattinata abbiamo iniziato riscrivendo la storia studiata a scuola: Adolf Hiltler si è suicidato nel suo bunker pur di non farsi catturare. Il nazifascismo è stato sconfitto dopo una tragico e terribile conflitto. Gli Alleati pur di piegare l'ostinata resistenza nipponica non hanno esitato a sganciare due bombe atomiche.

 

The Man in the High Castle

 

Ma se non fosse andata cosi? Se La Germania e il Giappone avessero vinto la guerra? Se avessero scoperto prima l'atomica decidendo di sperimentarla sul suolo americano, come sarebbe stato il mondo?

 

Una risposta a questi quesiti l'ha data Philip K. Dick con il suo romanzo ucronico The Man in the High Castle (La Svastica sul Sole in italiano), che non ho avuto il piacere di leggere, immaginando gli Stati Uniti sconfitti e divisi tra i tedeschi e giapponesi. Uno scenario che sicuramente ben si presta a una versione televisiva per i suoi contenuti interessanti e suggestivi.

 

Così Frank Spotnitz ha firmato l'adattamento televisivo del romanzo e i produttori Ridley Scott e David Zucker hanno deciso di scommettere su questa fiction che si diverte a giocare con la storia. Ambientata in America negli Anni '60, The Man in the High Castle catapulta lo spettatore in quello che potremmo definire un incubo bellico in cui la società americana si è piegata all'ideologia nazista e ai costumi e usi nipponici.

 

La libertà è stata soppressa. Le SS girano indisturbate per le strade e i forni crematori per gli ebrei e i malati di mente sono un fatto normale. La Svastica sventola e Adolf Hitler è il padrone del mondo. Eppure esiste una forma di resistenza a questa orribile dittatura, c'è infatti a San Francisco una cellula desiderosa di combattere il regime. Lo spettatore conosce nell'arco della prima puntata prima il giovane ribelle Joe Blake che si offre volontario per una pericolosa missione, e subito dopo la bella Juliana Crain, amante della cultura orientale nonostante il fatto che suo padre sia stato ucciso dai giapponesi.

 

Dopo aver assistito all'assassinio della sorellastra Trudy da parte della polizia segreta nipponica, Juliana decide di sostituirsi a lei in una misteriosa operazione di spionaggio che la porterà ad attraversare il Paese e a conoscere casualmente Joe che si scoprirà essere in vero una spia nazista.

 

Pilot decisamente originale e intrigante che non lascia indifferenti: l'atmosfera cupa e angosciante è in linea con un contesto storico rovesciato; la struttura narrativa si presenta solida e asciutta e con una regia attenta e brava nel costruire i sub-plot. Il ritmo non è dei più fulminanti e brillanti ma ciò non è invalidante, e i giovani interpreti mostrano interessanti potenzialità.

 

Dopo aver immaginato e riscritto la storia, nel primo pomeriggio abbiamo fatto un tuffo nel passato con Deutschland 83 fino ai tempi della Guerra Fredda.

 

Deutschland 83

 

Guerra fredda che significava Muro di Berlino e due Germanie. La paura di una possibile Terza Guerra Mondiale era alta tra i due blocchi e la paura della bomba atomica era palpabile. Il pilot ci proietta nella Germania dell'Est dove i vertici dell'intelligence, spaventati dalle parole del presidente americano Reagan su una possibile rappresaglia decidono di mandare un loro uomo ad Ovest per spiare i piani del nemico.

 

La scelta ricade su una giovane recluta di nome Martin Rauch che di fatto viene obbligato ad accettare per il bene del regime. Egli assume così una falsa identità e diventa l'assistente di campo del comandante della Difesa della Germania Ovest. Sembra di vedere una sorta di 007 alla rovescia ma senza l'appeal e la forza narrativa di James Bond.

 

Testo, regia e recitazione sono assai poveri e privi di qualsiasi guizzo o particolare talento. Una struttura narrativa piuttosto monotona e prevedibile e un ritmo lento finiscono con l'annoiare lo spettatore.

 

Vedendo questa brutta fiction si capisce perché il Muro sia caduto e come la Guerra Fredda sia fortunatamente solo un brutto ricordo.

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