Avant- gardist trend. Puntata n.2 - Man Ray

Venerdì, 20 Novembre 2015 00:00
  

Un breve viaggio nella sperimentazione e nell'avanguardia, in una dimensione artistica al di fuori dei canoni. Un percorso che va oltre il razionale, a stretto contatto con lo spazio percettivo: un mondo reale o surreale che sia, rappresentato dal nostro io, dalle nostre sensazioni e dai sentimenti che la forma d'arte riesce a suscitare. Compiuto il primo passo, si acquisisce la consapevolezza che i confini "naturali" del mondo sono solo nella nostra testa.

In particolare oggi scopriamo insieme uno dei principali esponenti della fotografia avanguardista degli anni Venti.

Man Ray, il cui vero nome è Man Emmanuel Rudnitzky, è uno dei più grandiosi artisti dell'avanguardia d' inizio secolo. Di orgini russe, nacque a Phiiladelphia, il 27 agosto del 1890; cresciuto a Brooklyn portò avanti i suoi studi sul design industriale. Pittore prima di tutto, realizzava dipinti ma i guadagni non bastavano al suo sostentamento. Cominciò, così a lavorere nel mondo della fotografia, documentando le opere dei grandi artisti e realizzando ritratti. 

 

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Celebri le frequentazioni presso il circolo artistico anarchico Francisco Ferrer, con Alfred Stieglitz che incontrava spesso alla Galleria 291, dove studiava Cézanne. Le sue attenzioni si rivolsero verso il movimento Dada di Picabia e Duchamp, attenzioni che segnarono un punto di svolta nella sua arte, che fino a quel momento convergevano per lo più nel movimento Cubista, determinando un forte interesse del fotograo verso l'uso della luce.

 

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Nel 1921 si trasferisce a Parigi, nel quartiere di Montparnasse sull'invito di Marcel Duchamp, spinto più altro dal pensiero che New York non fosse capace di valorizzare e apprezzare le sue opere. In questi anni incontrò Alice Prin, meglio conosciuta come Kiki de Montparnasse, che diventò la sua modella e musa ispiratrice. Qualche anno più tardi, accanto a nomi illustri quali Max Ernst, Pablo Picasso, Joan Miró partecipa alla prima esposizione surrealista di Parigi presso la galleria Pierre. Da qui, la sua rivoluzione nel mondo fotografico d'avanguardia non conosce confini, continua a cambiare la sua tecnica e a sperimentare.

 

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Dagli anni ‘20 ai ‘30 Man Ray era una “celebrità” nell'ambiente  intellettuale parigino, dove conobbe anche André Breton, il quale diventò uno dei suoi sostenitori più affezionati. Il fotografo russo aveva un carattere affabile, pensava che il divertimento servisse a creare cose meravigliose, ma a dimensione umana, ovvero non più grandi delle sue braccia. Durante la sua carriera, collabora con riviste surrealiste dell'epoca iniziando ad imporsi negli ambienti importanti tanto da essere citato, poi, sul Dictionnaire du surralisme.

 

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Scoppiata la guerra, Man Ray, essendo ebreo, abbandonò Parigi, tornò in America, a Hollywood, dove incontrò la sua futura moglie, la ballerina Juliet Browner, che sposò in un matrimonio doppio dove l'altra coppia era costituita da Max Ernst e Dorotea Tanning. Ma l’America non era la sua casa: nel 1951 tornò a Parigi con la moglie, organizzò mostre, di pittura, di fotografia, diventando un punto di riferimento a livello internazionale, non a caso gli fu conferita la medaglia d'oro alla fotografia.

 

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La fotografia di Man Ray è caratterizzata da sperimentazioni tecniche quali il collage e la solarizzazione e dalla sua invenzione più famosa, il rayogramma: l'artista non usa nemmeno più la macchina fotografica, ma sfrutta la luce e la carta sensibile che imprimono la figura dell'oggetto messo a fuoco. La macchina fotografica si trasforma, cosi, da strumento per catturare un attimo a pennello nelle mani del fotografo americano. Imprimere i momenti su pellicola non è più essenziale, ciò che conta è la sperimentazione dettata dalla creatività o semplicemente dal divertimento.

La tecnica particolare di Man Ray consisteva nel distruggere gli oggetti e svestirli dal loro uso canonico e naturale: scomponendoli, creava e attribuiva loro nuovi significati. La realtà viene stravolta, assurge a sensi assurdi, visionari, surreali appunto; le cose che siamo abituati ad osservare quotidianamente subiscono una metamorfosi offrandoci una visione nuova e impensata degli oggetti stessi.

 

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Lo sviluppo di questa tecnica portano Man Ray ad accostare diversi strumenti materici, lucidi, opachi,  traparenti, bui, luminosi sfruttando il fuoco prospettico e le sorgenti luminose, arrivando così a toccare diverse gradazioni di toni e colori. La fotografia negativa diventa quasi un' ossessione, viene deformata, invertita, sovraesposta.

 

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«Dipingo ciò che non può essere fotografato, fotografo ciò che non voglio dipingere, dipingo l'invisibile, fotografo il visibile».

 

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Ultima modifica il Venerdì, 20 Novembre 2015 12:32
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