Vita, morte e altre simili sciocchezzuole in attesa di Negan

Martedì, 24 Novembre 2015 14:55
  

La puntata di ieri sera di The Walking Dead ha avuto la morte come tema principale.

 

Lo so che una simile affermazione suona un tantinello pleonastica, ma cerchiamo di approfondire la questione.

 

L'episodio si apre col botto, dal momento che apprendiamo che Glenn è sopravvissuto (anche se ad onor del vero i rumors su internet lo sostenevano già da un bel po'),

 

TWD Glenns Death

 

e il modo in cui egli scampa alle putrefatte fauci dei famelici zombies, strisciando sotto un cassonetto dell'immondizia ricoperto dalle interiora di un amico, rappresenta il primo atteggiamento nei confronti dell'Inevitabile, ovvero quello di provare a posticiparlo in ogni modo, fosse anche di cinque minuti, lottando e graffiando con l'ultima stilla di energia in corpo.

 

Subito dopo incontriamo Enid, ovvero uno dei personaggi più misteriosi dello show, che lancia una bottiglia d'acqua al giovane asiatico dicendogli:«Heads up!» (titolo originale dell'episodio) per poi scappare via. L'incontro successivo tra i due è nel ristorante, quando la ragazza arriverà a puntare la pistola, senza far fuoco, contro chi si ostina a volerla salvare. L'ottimismo di Glenn non fa per lei che ha ormai perso tutto e si limita a "sopravvivere in qualche modo" (Just Survive Somehow); tutta la sua rassegnazione, lo sconforto chi di non vive più ma si limita ad esistere è dato dalla frase:«The world is trying to die, we're supposed to just let it.» La morte per lei non è altro che una necessaria conseguenza della vita, forse persino una liberazione da essa.

 

Piccola chicca: nelle fasi in cui Glenn e Enid sono protagonisti, la regia di David Boyd indugia spesso in inquadrature coi due personaggi di spalle,

 

TWD Inquadratura

 

un po' à la Resident Evil 4,

 

TWD Resident Evil 4

 

o se vogliamo alla The Last of Us,

 

TWD The Last of Us

 

come a sottolineare l'aspetto "survival" di quelle sequenze, ma andiamo avanti.

 

Altre prospettive da cui osservare velocemente la questione sono quelli di David, ovvero uno degli abitanti di Alexandria, divorato dagli zombies nel terzo episodio, e quello di Rosita. I due approcci sono speculari: nel primo caso, consapevole di avere le ore contate, l'uomo si preoccupa di scrivere un biglietto alla propria moglie. Ora, al di là del contenuto, ciò che conta qui è il dolore di chi va per chi rimane, le preoccupazioni per la loro sicurezza e quant'altro. Nel secondo caso, invece la donna riprende aspramente Eugene dicendogli che morire è facile, ciò che è difficile è lasciare che i propri amici muoiano: la prospettiva è ribaltata di 180° dal momento che qui il dolore e il vuoto è di chi sopravvive.

 

Un altro dialogo interessante è quello tra Carol e Sam sulla necessità di uccidere per non diventare un mostro, che precede lo scontro dialettico più interessante dell'episodio, con protagonisti Rick e Morgan. Il primo, che poco prima nella puntata insegnava a Ron a sparare, illustrando con freddezza dove mirare per colpire un uomo, vede la morte come un effetto collaterale dell'epoca in cui si vive, mentre il secondo, che sta vivendo una "crisi" interiore che lo fa assomigliare molto a John Locke di Lost sembra rigettare la logica del mors tua vita mea e dell'homo homini lupus. Il loro dialogo è molto interessante in questo senso:

 

-All life is precious. And that idea... That idea changed me. It brought me back and it keeps me living.
[...]
-Making it now, do you really think you can do that without getting blood on your hands?
-I don't know.

 

Ma non abbiamo nemmeno il tempo di domandarci quale weltanschauung prevarrà che il crollo della torre offre lo spunto per il prossimo episodio che chiuderà la mezza stagione. È senz'altro lecito aspettarsi un bel po' di azione viste le ultime puntate "riflessive", anche se il giudizio sugli ultimi sette episodi non è dei migliori. Gli autori sembrano infatti voler allungare a tutti i costi la storia, stiracchiandola un pochino troppo. La paura è che possa passare un'intera mezza stagione prima che Negan (o chi per egli) faccia la sua comparsa, inaugurando un arco narrativo che – si spera – possa restituire verve allo show.

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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