"Fargo 2": un deludente ritorno

Mercoledì, 16 Dicembre 2015 00:00
  

Quanti di voi conoscono Joel e Ethan Coen? Se siete una di quelle quattro persone al mondo che non li conoscono, vi aggiorno io. Si tratta di due fratelli, registi, sceneggiatori e produttori, vincitori del premio Oscar per Non è un Paese per Vecchi e famosi per film come Il Grande Lebowski e Il Grinta. I due fratelli si sono dedicati anche al piccolo schermo, riproponendo le vicende del loro film del '96 Fargo in un'omonima serie tv.


La prima stagione è andata in onda l'anno scorso ed è stata semplicemente stupenda. La seconda si appresta a invadere le nostre tv dal 22 dicembre prossimo, su SKY Atlantic (canale 110).


Le due stagioni però hanno in comune solo il numero di episodi (dieci).

 

Purtroppo.


La trama è diversa: se nella prima stagione abbiamo seguito le vicende illegali di Lester Nygaard (Martin Freeman) e Lorne Malvo (Billy Bob Thornton), svoltesi nel 2006, nella seconda torniamo indietro fino al 1979. Ci vengono ora proposte le vicende della famiglia criminale dei Gerhardt, che lotta per sopravvivere al cambiamento tra la concorrenza della mafia di Kansas City e l'attività della polizia. Il fato porta Ed e Peggy Blumquist (Jesse Plemons e Kirsten Dunst) a inserirsi in una situazione più grande di loro. La loro vita non sarà più la stessa.


Fin qui, niente male. L'interesse c'è.

 

Fargo 2 02

 

[SPOILER ALERT]
Il problema è che la serie non riesce a soddisfare le aspettative, alte dopo una prima stagione di grande livello. Episodio dopo episodio non ci si affeziona a nessuno dei personaggi, non si viene catturati dalla storia e l'interesse cala drasticamente.


La faida tra i Gerhardt e la mafia di Kansas City è male indagata. I due clan lottano per un territorio, quello al confine tra Minnesota e South Dakota, prevalentemente ghiacciato e senza grandi centri. Il perché non è dato sapere. Certo, le scene di scontro tra i due gruppi sono favolose, con quelle sparatorie a raffica nella foresta, ma troppo veloci e "fredde".


A mio avviso, ciò è dovuto al gran numero di personaggio e al fatto che si è voluto dare un po' di spazio a tutti. Ad esempio la vicende familiari del poliziotto Lou Solverson (Patrick Wilson), della moglie Betsy (Cristin Milioti), malata di cancro, e della figlia (la Molly della prima stagione) sono molto tenere, ma fondamentalmente inutili ai fini della trama. Abbiamo quindi una miriade di personaggi, più o meno abbozzati. Ciò esclude la possibilità di alcuni di emergere e caratterizzarsi come veri protagonisti e personaggi a tutto tondo, a cui lo spettatore può legarsi.


Se quest'effetto è voluto dai due fratelli registi, non saprei dirlo. Potrebbe essere stato voluto per trasmettere un certo messaggio. "L'uomo è un animale sociale" diceva il buon vecchio Aristotele e dopo aver visto la seconda stagione di Fargo, più che la parola "sociale", io sottolineerei la parola "animale". Degna di nota è infatti l'interpretazione della Dunst, che ci regala una Peggy solo all'apparenza fragile e dimessa, ma capace di una freddezza omicida incredibile (e ciò permette di dimenticare per un secondo l'immenso vuoto lasciato dai Freeman e Thornton della prima stagione).


Un altro punto a favore della serie sta nelle ambientazioni: quel nord degli Stati Uniti innevato e praticamente deserto, con piccoli centri abitati da gente semplice e gentile. Un luogo dove rintanarsi in totale relax. Il relax porta al sonno e, sfortunatamente per i Coen, il sonno fa calare gli ascolti!

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Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

Sito web: https://www.facebook.com/annachiara.giordano1?ref=tn_tnmn

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