Concerto al Teatro di San Carlo: le sorelle Labèque alla guida dei sensi

Domenica, 17 Gennaio 2016 00:00
  

L'ordinarietà è non stupirsi di niente, non meravigliarsi più nemmeno delle cose più affascinanti, straordinarie. In teatro il fascino dell'ordinarietà è notevole: si comincia a frequentare saltuariamente, con la speranza che diventi un'abitudine... ma delle abitudini prima o poi ci si stufa. Per questo, se sostengo che giovedì sera al San Carlo si respirava -Ahi noi! - un clima di ordinarietà, in realtà parlo solo di un'impressione. La sala, meravigliosa e stracolma, era immersa nell'ordinario, nell'abitudine. Un concerto 'senza impegno' era quello che, in effetti, ci voleva dopo l'ultima "Carmen“ di fuoco, andata in scena al San Carlo. Ciò che fa grande un teatro, invece, è cercare di evitare l'abitudine e, in un modo o nell'altro, riuscire sempre a stupire il pubblico. E di conseguenza, nonostante la serata di giovedì si prospettasse blanda e, appunto, 'senza impegno', ci è bastato guardare i due splendidi nomi in cartellone per capire che sarebbe stato uno spettacolo da ricordare, di quelli che inducono ad acquistare dischi, incisioni, ad informarsi, ad ascoltare e non, semplicemente, ad ascoltare. Katia e Marielle Labèque portano al San Carlo il concerto n.2 di Poulenc per due pianoforti e orchestra, due astri della musica pianistica, icone senza dubbio di perfezione tecnica e musicale, dalla personalità eclettica che non fa temere nemmeno un invadente 'viola' indossato durante il concerto da una delle due musiciste.
L'attesa è forse annoiata, o anche ordinaria, ma l'effetto è sorprendente. Il concerto ha inizio, il suono arriva candido, rotondo, accompagnato, quasi servito, con delicatezza ed eleganza, per trasformarsi in impeto sanguigno o in trasporto onirico. Il fascino della loro musica è innegabile, ed è un gradino sopra la partitura del compositore. Ciò che sorprende è la straordinaria capacità delle due musiciste di rendere loro il concerto, di afferrare e modellare la musica come un'opera d'arte che porta in basso la loro firma. Le sorelle Labèque non sono esecutrici, ma autrici autentiche della loro esecuzione, impetuosa, carica, sinuosa, capace di trasmettere lo stesso impeto caratteristico di un'orchestra intera. Ovazione per entrambe al termine della prima esecuzione, seguita da tre bis, uno su tutti il quarto movimento del concerto per due pianoforti di Philipp Glass, scritto appositamente per loro: cinque minuti di meraviglia assoluta, di totale coinvolgimento dei sensi. Le note si trasformano in brivido caldo che attraversa le grande sala del teatro per esplodere in un'ovazione fragorosa, memorabile.
Grande prova anche per l'orchestra , guidata dal Maestro Patrick Fournillier, che regala al San Carlo un'ottima esecuzione della sinfonia n.2 “Roma”, di Bizet, dal fraseggio ampio e morbido, che strappa un buon successo alla serata, conclusasi tra gli applausi di un pubblico sorpreso, forse dalla devastazione dell'ordinarietà, dall'illusione dell'abitudine, perché quello di giovedì è stato un concerto che, se non ha stupito, ha comunque segnato l'esperienza anche dei più assidui frequentatori del San Carlo.

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