Gospodin, il Don Quijote che non combatte i mulini, li rifiuta

Sabato, 23 Gennaio 2016 00:00
  

Gospodin possiede un lama e una meravigliosa foto, nella quale è ritratto con il suo animale. Un personaggio non comune, lo si evince già dalle prime battute, novello Don Quijote che non combatte i mulini a vento della contemporaneità, ma si limita a rifiutarli. Gospodin ha una moglie, degli amici, ognuno con le sue personali follie, e tanti problemi da affrontare ogni giorno, o forse no... Se ci soffermassimo sull'idea che le scelte di vita possano rappresentare una non scelta, tutti si trasformerebbero un po' in Gospodin. Il protagonista dello spettacolo, che prende il suo nome, e mai scelta fu più giusta, corre attraverso uno spazio composto da persone, oggetti, strade e... frasi. Corre sì, ma nota tutto e, in quanto essere pensante, si pone domande, interrogandosi sul senso della realtà attuale, un mondo basato su un capitalismo spinto in cui “esistono quattro varianti di latte in base alla percentuale di grassi”. Voci esterne lo circondano, con incisi del protagonista stesso, parte integrante di momenti frenetici, dove tutto è ricerca di niente. Qui le parole diventano musica e sono accompagnate da note concitate di archi e strumenti a fiato. La scena è composta da pareti incolori, che si muovono in base alle scelte degli attori, su queste vengono proiettate immagini diverse, il presupposto perfetto da cui far partire questa storia, di un'abulia ricercata, di una fuga che non giunge a nulla, per la scelta.. di non scegliere. Nella scrittura di Löhle, il dualismo del ricordo e della dimenticanza, della rabbia nella ricerca di una felicità senza nome, della fuga dai finti moralismi, verso una realtà sconosciuta.

“Sventurato il paese che ha necessità della pubblicità del latte”, risuona Brecht in modo irriverente: le frasi brevi, scritte sui muri, esprimono il grande dolore di una generazione, quella più giovane, che ha perso tutto, che conosce il prezzo, ma non il valore delle cose che la circondano. Persino la libertà è troppo difficile da gestire per gli esseri umani. Gospodin è interpretato da Claudio Santamaria, che ne veste i panni con una disperazione mai totale, destino di chi insegue ciò che davvero desidera, senza curarsi del parere altrui. Prova d'attore fisica e mentale, superata a pieni voti da Santamaria, che in scena mette tutto se stesso. Gospodin è personaggio insieme complesso, perché difficile da comprendere e avulso dal modo comune di intendere la vita, e semplice, perché rappresenta esattamente ciò che mostra di essere, e nulla più.

Lo circondano caratteri strani solo in apparenza, ma in realtà molto facili da incontrare nel quotidiano: dalla moglie che si lamenta del compagno fallito, alla madre che passa da un 'amico' all'altro, perché piacevole, all'artista che cerca un'ispirazione che non ha, all'amico ossessionato dall'apparire, ognuno con la propria disperazione, capace solo di accusare Gospodin di qualcosa che è insito nella propria vita, più che nelle altrui. Federica Santoro e Marcello Prayer portano in scena con grande consapevolezza personaggi le cui finzioni si sgretolano davanti alla banalità di una speranza di ricchezza.

“Gospodin” è irriverente, divertente, mai banale, è la vita senza sovrastrutture.

La regia di Corsetti è un continuo rimando all'inclusione dell'escluso, la rivincita, visiva e strumentale, di una musica che stride, eppure più naturale della 'normalità', parola di cui troppe bocche si riempiono, soprattutto in questi giorni, il cui senso cade davanti alla felicità del singolo che, in un mondo auspicabile, vincerebbe su tutto.

 

Gospodin
di
Philipp Löhle
traduzione Alessandra Griffoni
a cura del Goethe Institut

con
Claudio Santamaria
Federica Santoro
Marcello Prayer

scene Giorgio Barberio Corsetti e Massimo Troncanetti
costumi Francesco Esposito
luci Gianluca Cappelletti
graphics Lorenzo Bruno Alessandra Solimene
video Igor Renzetti
musiche Gianfranco Tedeschi e Stefano Cogolo
regista assistente Fabio Cherstich

regia
Giorgio Barberio Corsetti

produzione
Fattore K. / L'UOVO Teatro Stabile Di Innovazione
in collaborazione con
Romaeuropa Festival

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Emma Di Lorenzo

I leave to others the conviction of being the best, for me I want the certainty that in life you can always improve.

 Marilyn Monroe

 

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