Stampa questa pagina

Festival del cinema di Berlino: come ce la caviamo “noi” berlinesi

Giovedì, 11 Febbraio 2016 00:00
Festival del cinema di Berlino: come ce la caviamo “noi” berlinesi
  

“Tieni, ho preso il programma per te stamattina. Sono andato al botteghino ma la fila era lunghissima e ho lasciato perdere” mi ha detto il mio collega porgendomi il libricino con il programma completo del 66esimo festival del cinema di Berlino, più conosciuto come Berlinale. È una settimana che discutiamo dei film che ci piacerebbe vedere, da quando la lista è stata pubblicata sul sito del festival, ma la scelta è talmente ampia che stiamo diventando matti. A parte i ventitré film della competizione vera e propria, ce ne sono altre centinaia divisi in varie categorie – Special, Retrospective, Forum, Panorama e altre ancora – che si sovrappongono e ci confondono sempre di più le idee. Film inediti, film già presentati ad altri festival e persino film vecchi di parecchi anni: perché la Berlinale, si sarà capito, non è un festival del cinema come tutti gli altri – d'altronde, cos'altro ci si potrebbe aspettare da una città come questa? Berlino ha uno spirito unico e così il suo festival del cinema, che sembra fatto più per dare ai cittadini la possibilità di godersi tanti film e di partecipare alle attività connesse che per promuovere i film stessi.

E i cittadini rispondono con entusiasmo – come ho detto, la scelta delle pellicole da vedere ci sta facendo impazzire! Però una critica bisogna farla, permettetemelo: la procedura per ottenere i biglietti è assurdamente complicata, e pare che sia stata concepita per evitare la rivendita dei biglietti sul mercato nero. Si possono comprare solo a partire da tre giorni prima dello spettacolo prescelto, solo due biglietti a spettacolo a persona, e quasi sicuramente facendo una lunga fila in uno dei tre punti vendita in città. In alternativa, chi è amante del rischio si può recare direttamente al cinema il giorno stesso dello spettacolo e vedere se c'è qualche posto ancora disponibile – con notevoli sconti, soprattutto per gli studenti – e la cosa non è impossibile, ma piuttosto improbabile se si tratta della première di film molto attesi, del fine settimana, o di entrambe le cose, nonostante ci sia una discreta quantità di biglietti che viene tenuta in serbo per la Tageskasse, cioè la vendita del giorno stesso. Ma come, vi chiederete voi, nell'era di internet questo festival non prevede una vendita online? Certo, cari lettori, certo, solo che è molto limitata e la richiesta è altissima. Proprio oggi un cinefilo appassionato che ormai frequenta il festival da parecchi anni mi ha detto ridendo: “I prezzi dei biglietti aumentano, l'acquisto è sempre più complicato, eppure l'affluenza del pubblico cresce! Gli organizzatori sanno quello che fanno, evidentemente!”

Già, lo sanno, e sanno che i berlinesi parteciperanno in ogni caso, anche se solo ad una proiezione pomeridiana di un documentario in bianco e nero sulla vita nella steppa – ma un'amica mi ha messo in guardia: “Alcuni film sono stranissimi, roba che non verrà proiettata da nessun'altra parte, e mentre li guardi e ci sei solo tu e un paio di intellettuali appisolati, capisci il perché”.

Poi ci sono le feste, le mostre, i discorsi, ma il tempo di fare tutto noi gente comune non ce l'abbiamo (e per le occasioni glamour, ahimè, neanche il prezioso invito). Il tutto inizierà ufficialmente oggi, giovedì 11 febbraio, con la sfilata sul red carpet e la proiezione di apertura, e io farò in modo di essere là fuori, davanti al Berlinale Palast, per dare almeno un'occhiata ai divi in arrivo. La parola d'ordine, in ogni caso, è pazienza, ma non credo che questa sia mai stata un problema per gli abitanti della capitale tedesca. Io, al contrario, ne sono alquanto sfornita, ma tutti i miei amici teutonici, reduci dalle precedenti edizioni del Berlinale, mi hanno detto chiaramente che è l'unica via percorribile. E va bene, posso armarmi di pazienza per un festival istituito come simbolo della ripresa culturale di una città divisa a metà. La cultura è libertà, partecipazione e creatività: tutto ciò che, per me e per molti altri, rappresenta Berlino.  

Vota questo articolo
(0 Voti)
Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

Ultimi da Valeria Lotti

Articoli correlati (da tag)

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.