ANTEPRIMA dalla BERLINALE: i fratelli Coen e l'amore per il cinema in "Ave Cesare"

Venerdì, 12 Febbraio 2016 08:52
  

È di nuovo tempo per il vostro inviato speciale di fare le valigie affrontando il fascino e le difficoltà di un Festival, stavolta nella giovane e frizzante Berlino. Le difficoltà nascono, ovviamente, dal mio essere diversamente ignorante, avendo un rapporto assai complicato con le lingue straniere. Ciò però non mi ha mai fermato ed eccomi a raccontare la prima giornata del Festival, con la mattinata con la conferenza stampa di presentazione della giuria guidata dalla carismatica Meryl Streep, che ormai i media tedeschi chiamano “Mr President”. La Streep, alla sua prima esperienza come Presidente di Giuria, si è detta onorata di svolgere questo incarico e certa di poter vedere e giudicare degli ottimi film. Come sapete, l’attrice Alba Rohrwacher rappresenta il nostro paese nella giuria e, anche se ha preferito assumere un profilo silenzioso in conferenza, ci auguriamo possa farsi valere durante il dibattito tra i giurati. Tra poche ore Berlino accoglierà sul red carpet i fratelli Coen, George Clooney, Josh Brolin, Channing Tatum e Tilda Swinton per la “Première” europea di ”Ave Cesare”. I film dei fratelli Coen o si amano o si odiano, essendo difficile mantenere una posizione intermedia. I geniali fratelli da anni portano avanti, con grande successo, la loro idea di fare cinema e, soprattutto, di raccontare storie con un tipo di scrittura particolare, articolata e ricca di spunti allegorici che però non sempre sono di facile comprensione per il pubblico medio. La filmografia dei Coen varia, senza timore, dalla commedia al dramma per toccare il grottesco e il non sense. Ebbene, “Ave Cesare” è in qualche modo una sorta di manifesto artistico - politico dei due autori americani, perché contiene elementi di commedia pura e di non sense mescolati a un’ironia felpata e comunque pungente sulla società e mentalità americana degli anni '50. Un’epoca in cui la caccia alle streghe si era trasformata nella delazione dei comunisti, assai presenti a Hollywood e costretti a guardarsi le spalle. Era una Hollywood degli anni d’oro in cui si producevano grandi film e i produttori esecutivi avevano, l’ingrato e complesso compito, di occuparsi di ogni cosa e tenere testa ai capricci di ogni singolo attore. Cosi lo spettatore fin dalla prima scena fa la conoscenza del produttore Eddie Mannix (Brolin) e del suo modo di affrontare i molteplici problemi che si presentano durante il giorno nei diversi set della produzione Capitol. Si passa da Baird Whitlock (Clooney), stralunato attore rapito da una misteriosa organizzazione mentre sta interpretando un tribuno romano, all’isterico regista Laurence Laurentz (Fiennes) alle prese con un attore di modesto talento come Hobie Doyle, o una gravidanza imprevista di DeeAnna Moran (Johansson), giovane e promettente attrice. Lo spettatore osserva divertito e incuriosito il film dentro un film, apprezzando la vita di set e come siano costruite e girate le scene, che non sono altro che degli omaggi al cinema che fu. È invece meno convincente e più confuso l’elemento politico in cui, sebbene Clooney sfoderi una perfomance di cuore e talento, diventa nel complesso meno brillante e incisivo. Il testo è comunque ben scritto, brioso, sagace e irriverente e molti dei dialoghi, ben interpretati dal cast, sono davvero esilaranti. La regia è uno dei punti di forza del film essendo ricca, colorata, ispirata, creativa e, nello stesso tempo solida, esperta e lineare nella conduzione del film, anche se non sempre ritmo e pathos narrativo restano costanti. Il cast, seppure sia ricco di talenti, dà prova di essere una squadra unita e di saper mettere al servizio del film il proprio bagaglio di esperienza e, soprattutto, di personalità e carisma. In particolare, sono degne di menzione speciale le perfomance di Ralph Fiennes e Tilda Swinton, la seconda nel doppio ruolo di due sorelle gemelle giornaliste ha confermato le sue particolari e notevoli doti camaleontiche. “Ave Cesare” è in ultima analisi un atto d’amore dei fratelli Coen nei confronti del cinema dal finale roseo e positivo che spinge anche lo spettatore amante della Settima Arte ad avere lo stesso ottimismo.

Vota questo articolo
(1 Vota)

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.