Gli attacchi della Mafia all’Arte – Come morì un Caravaggio

Venerdì, 18 Marzo 2016 00:00
  

Era la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 quando a Palermo, nell’Oratorio di San Lorenzo, spariva per sempre la Natività di Caravaggio.

 

Non si sarebbe saputo mai più nulla di quel dipinto dal valore inestimabile, se non che fu rubato con inaudita semplicità, incidendo la tela lungo i bordi con una lama e arrotolandola come fosse un tappeto.
Di quella tela enorme, che dal 1609 aveva adornato l’altare dell’Oratorio, incorniciata dai meravigliosi stucchi del Serpotta, restavano ormai soltanto un mantello lacerato e un’ala spezzata dai tagli frettolosi di una lama assassina.

 

Nulla di certo si seppe più del capolavoro del Maestro, ma di tutte le piste seguite dagli investigatori su un punto non ci sono mai stati dubbi.
Era stata la Mafia.

 

Il danno fu incalcolabile, si tratta ancora oggi di uno dei furti d'arte più famosi di sempre: il capolavoro del Caravaggio, l’unico dipinto durante l’incerto soggiorno del pittore a Palermo, non era stato messo in sicurezza. Totalmente senza protezioni, non c’era nemmeno un antifurto a proteggerlo.
E agli occhi dell’opinione pubblica più civile, svelò l’immagine di assoluta negligenza e incuria da parte delle autorità.

 

Il telaio originale su cui era lopera

Il telaio originale su cui era l'opera

 

Nel corso degli anni a parlare spesso della Natività del Caravaggio furono gli stessi i pentiti di mafia. Nel 1996 Francesco Marino Mannoia aveva raccontato, durante il processo Andreotti, che la tela era stata distrutta dagli stessi autori del furto, che nell’arrotolare frettolosamente il dipinto lo avevano ridotto in brandelli.
Nel 2009 un altro pentito di Cosa Nostra, Gaspare Spatuzza, dichiarò di aver saputo che il dipinto era stato nascosto in una stalla in attesa di un piazzamento sul mercato nero e, lì abbandonata, era stato poi divorato dai topi e dai porci.
Un altro pentito ricordava invece il quadro esposto come un prestigioso trofeo, nella sala dove i capoclan si riunivano per i summit di Cosa Nostra.

 

Nativita con i santi Francesco e LorenzoNatività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi, olio su tela, 1609

 

Resta avvolto nel dubbio il motivo di tale crimine. Commercialmente il capolavoro era invendibile, data la fama mondiale del dipinto e della notizia del suo furto. Forse si trattò di un attacco allo Stato, un’azione mirata a mostrare uno Stato debole che, ben lontano dal combattere con rigore i crimini di Cosa Nostra, non riusciva nemmeno a difendere i capolavori identificativi della gloriosa storia del paese.

La nota frase riferita dai pentiti “se a Pisa togli la torre, Pisa finisce”, mostra come la Mafia fosse sempre stata ben consapevole del valore identitario e simbolico dei maggiori monumenti e di sicuro una delle conseguenze del furto fu il venir meno della fiducia del cittadini nelle istituzioni e l’offuscamento dell’immagine internazionale del paese.

 

Pochi mesi fa, a dicembre 2015, una riproduzione ad alta tecnologia della Natività, finanziata da Sky Italia, ha colmato alla meglio quel vuoto lasciato nell’Oratorio di San Lorenzo da quasi mezzo secolo. Operazione sicuramente di gran rilievo e importanza, ma che certamente non può compensare la mancanza di un capolavoro di così alto rilievo artistico, anzi la visione dell’opera rende ancora più dolorosa la consapevolezza di una perdita irrimediabile. 

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