Verso il 21 Marzo, tra insegnanti e studenti

Domenica, 20 Marzo 2016 12:19
  

Si può dire che ad oggi, nel pieno spirito di quello che è considerato un lavoro possibile, un lavoro mobile, con lavoratori “flessibili”, io mi sia messa alla prova nelle più diverse vesti: dalla cameriera all'orafa, dalla baby sitter all'animatrice, finanche alla giornalista freelance. Sono, però, anzitutto un'aspirante insegnante (il clima di incertezza vissuto in Italia dagli insegnanti non è un mistero ma spesso non è chiara l'idea che quando un lavoro non paga è davvero difficile dare il 100%). Un problema che spesso mi sono posta e che so essere condiviso da molti “colleghi” riguarda il  come affrontare determinati argomenti “scomodi” con gli studenti; siano essi adulti o bambini, italiani o migranti è indubbio che possano sorgere grandi difficoltà.

 

Se scrivere un articolo è come aprire una finestra su eventi, novità e cronaca e fare una panoramica in cui spesso è un'opinione personale a guidare gli occhi, insegnare significa fornire conoscenze e competenze in egual misura. Sono due punti che devono procedere di pari passo in quanto pratica e teoria dello studio.

Un buon esercizio, utile ad ogni tipo di studente, si può fare partendo dai quotidiani.

Come sono fatti e come si leggono, fino a sviscerare tutti i possibili significati di una notizia nelle sue diverse versioni.

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Il 21 marzo è la giornata contro tutte le mafie. 

Di cosa si parla? Perché occorre un giorno per ricordare? Cosa si ricorda?

Ma oltre i giornali ci sono i telegiornali, i film, i cartoni animati, i libri, i fumetti, ed ognuno di questi necessita di differenti strumenti per la comprensione ed è importante che un insegnate non lo dimentichi mai.

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Questo articolo avrà più il sapore di un vademecum per insegnati o aspiranti tali.

-  Non abbiate paura di affrontare argomenti “difficili”, “pesanti” o “scomodi”

-  Non negate MAI una spiegazione richiesta. Potete prendervi il vostro tempo, certo, per strutturare una risposta, ma le domande non vanno mai lasciate irrisolte.

-  Siate pronti alle critiche, di eventuali genitori ma ancora di più dei vostri studenti.

-  Guardatevi intorno, le domande non nascono mai dal nulla.

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Da “La mafia spiegata ai bambini: l'invasione degli scarafaggi” di Rizzo e Bonaccorso, edito dalla BeccoGiallo (insieme a molti altri romanzi a fumetti sull'argomento, come “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia” degli stessi autori, o le biografie come “Paolo Borsellino, l'agenda rossa“ e “Giovanni Falcone” di Bendotti) a “La mafia spiegata ai ragazzi” di Nicaso, edito dalla Mondadori, i titoli a portata di ragazzi e insegnanti sull'argomento sono davvero tanti. Libri che sanno spiegare le mafie nel solo modo giusto: con chiarezza e semplicità.

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Lessi tempo fa su un blog (che purtroppo non riesco a ritrovare) l'esperienza di una professoressa che, in una classe di ragazzi immigrati, ha dovuto “combattere” contro l'idea distorta che i suoi studenti avevano della mafia. Assunta a simbolo italiano, e quindi meritevole di prestare il suo nome in un esercizio a squadre, la mafia era considerata da quei ragazzi come un organismo forte e prestigioso, tanto da suscitare rispetto, perchè questo è il messaggio che nel mondo si diffonde capillarmente  ad ogni strato della società, in ogni paese.

In molte aule, in tutta Italia, se la scuola costituisce una visione del mondo astratta e utopica, le associazioni di stampo criminale sono la realtà, e non di rado gli stessi bambini che disegnano girotondi multirazziali sono abituati ad assistere a scene di violenza tanto da considerarle l'imprescindibile normalità.

In molte scuole quando viene posta una domanda sulle mafie la conclusione scelta dai ragazzi è troppo spesso “tanto non cambia mai niente”.

La verità è che pochi di loro percepiscono i cambiamenti, la verità è che i cambiamenti hanno sempre un prezzo e quello più alto sono le vittime innocenti, cadute in scontri e faide.

La verità è che non nasce sempre consapevolezza in cambio di queste vite e c'è il rischio che crescano paura e sconforto.

La verità è che la frase “la mafia è una montagna di merda” altro non è che una frase se dietro non vengono coltivate consapevolezza e conoscenza. Sapere cosa c'è dietro i nomi di Falcone e Borsellino, dietro quelli di Impastato e Siani, di cosa parla Gomorra, cosa fa Telejato. Capire che le famiglie malavitose di film, fumetti, libri e serie tv sono tentativi romanzati di vendere un'immagine di ricchezza, che la vita è tutta un'altra cosa, che un giornale può essere fazioso e che la propria informazione va costruita; queste sono le cose che devono alimentare le risposte date ai nostri studenti. Questi sono gli obiettivi che deve porsi un insegnate quando con chiarezza racconta.

Le ovvie conclusioni verranno da sé. La mafia è una montagna di merda.

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