Criminal: i ricordi e l'amore possono condizionare una mente criminale?

Martedì, 12 Aprile 2016 00:00
  

Che cosa distingue un uomo dall’altro: soldi? Intelligenza? Cultura?
La mente umana è un luogo vasto, misterioso e capace di raccogliere una quantità infinita di ricordi che rappresentano il nostro vero e unico tesoro interiore.
Che cosa sarebbero gli uomini senza i ricordi e le emozioni da essi generati?
I ricordi sono personali e unici, li possiamo condividere con gli amici, ma comunque restano solo nostri, giusto?
E se un giorno la scienza potesse invece trapiantare i ricordi di un uomo nella mente di un’altra cosa, cosa succederebbe?
Gli autori di “Criminal”, partendo da questa inquietante e intrigante domanda, hanno deciso di scrivere una storia particolare e ambiziosa unendo insieme diversi generi, dal thriller all’action al filosofico, mettendo in campo un cast stellare capitanato da Kevin Costner nell’inedito e spiazzante ruolo del cattivo.
È un “cattivo” atipico perché il suo Jerico Stewart è sì un criminale violento, sociopatico e richiuso in galera per orribili crimini, eppure è stato scelto dal Dottor Franks (Lee Jones) per essere la cavia di un esperimento unico: innescare nella sua mente i ricordi del defunto agente della CIA Bill Pope (Reynolds), caduto tragicamente in missione.
Pope aveva il compito di sventare un pericoloso piano terroristico ordito dall’anarchico Heimbal (Mollà) per controllare tutte le armi di distruzione di massa degli Stati Uniti e, per riuscire, doveva evitare che l’ingegnosa invenzione dell’hacker internazionale Strook, detto “L’olandese”(Pitt), finisse nelle mani sbagliate.
Il capo inglese della CIA, Quaker Wells (Oldman), è dunque determinato ad arrivare all’Olandese prima di Heimbal e, per evitare una crisi internazionale, decide di usare Jerico o, se vogliamo, il corpo del criminale e la mente di Pope, in questa delicata missione.
Può la CIA fidarsi di un criminale sociopatico? Che cosa avviene quando due menti opposte si fondono? Lo so, siete confusi, vi capisco, è una reazione legittima, di fronte al ginepraio narrativo che lo spettatore si trova davanti mentre scorrono le scene di questo pasticciato e confuso film.
Gli autori hanno peccato d’ingordigia creativa, inserendo e mescolando troppi temi, realizzando così una pietanza artistica paradossalmente ricca e, nello stesso tempo, priva di una vera identità cinematografica.
Lo spettatore fatica a trovare un vero filo rosso della storia e a cogliere quale sia il messaggio del film.
Jerico è un novello Frankenstein creato dal governo per i propri fini ma, come tale, con il rischio di diventare incontrollabile.
È forse questo un monito contro gli eccessi della scienza?
Gli autori vogliono raccontare come la vita di Jerico, priva di emozioni, non sia davvero tale?
La confusione narrativa si riversa anche nella struttura, provocando spesso grande ilarità nello spettatore in sala di fronte ad alcune scene in teoria cariche di pathos.
È un peccato perché “Criminal” aveva delle ottime potenzialità, sia dal punto di vista narrativo che recitativo, ma il risultato è nel complesso deludente.
Kevin Costner è da lodare per l'impegno profuso nel dare al suo personaggio una varietà di sfumature psicologiche autentiche ma, sfortunamente, impegno e talento non sono sufficienti a salvare una nave piena di buchi.
Pur essendo il resto del cast altrettanto stellare e talentuoso, appare sprecato e fuori fase in un contesto confuso e poco lineare.
Ariel Vromen ha avuto l’opportunità di guidare una Ferrari, ma l’ha condotta come fosse una cinquecento sempre in prima.
Il finale è forse la parte più riuscita e convincente, anche se prevedibile, dimostrando che un uomo può cambiare, se toccato dall’amore e dall’affetto.

Il biglietto d’acquistare per “Criminal” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre

“Criminal” è un film del 2016 diretto da Ariel Vromen, con Stephan James, Douglas Cook e David Weisberg, con Kevin Costner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds, Gal Gadot, Michael Pitt, Jordi Mollà

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