I paradossi di Han-na Chang al San Carlo

Mercoledì, 13 Aprile 2016 16:35
  

Abbandoniamo per un attimo i luoghi senza tempo e le atmosfere fantastiche della "Coppélia" di Roland Petit per riviverne altre, affascinanti ed ugualmente oniriche, anche se intrise di maggior affezione alla realtà. Sabato e domenica il San Carlo ha proposto al grande pubblico serate sinfoniche: in programma due gemme del meraviglioso repertorio di ascendenza scandinava tardo ottocentesca, quello di Grieg e Sibelius. Il Concerto per pianoforte e orchestra op.16 di Grieg apre la serata in un teatro gremito; alla guida dell'orchestra Sancarliana la celebre musicista coreana Han-Na Chang, seguita dal Maestro Yevgeny Sudbin al pianoforte. Ne risulta, senza troppi preamboli, una lettura, dal punto di vista orchestrale, distaccata e fredda, in cui si distingue un'agogica per lo più piatta, carente di spunti interpretativi e di cura di un fraseggio potenzialmente dettagliato. L'orchestra, vuota di contenuti entusiasmanti, è per altro monocromatica, esasperando la ricerca di un suono omogeneo condotta dallo stesso Grieg anzitempo. La mancata ricerca di una linea espressiva definita ci fa quindi trascorrere la prima mezz'ora della serata alla ricerca di un colore nuovo, che trasformi l'esito di una partitura già autonomamente monotematica, che gioca su una modellazione del tema pricipale, aspetto sul quale è necessario puntare per una dettagliata e godibile esecuzione, e che la nostra Chang non fa fino in fondo. Altra storia per il Maestro Sudbin, al suo debutto sulle tavole del San Carlo, che rifinisce la bozza orchestrale con un'opposta ricerca miniaturistica, che rincorre quella finezza dei dettagli protagonista dello stile e del gusto del compositore scandinavo. Trionfo per lui alla fine della prima parte della serata, sugellata da un meraviglioso spunto settecentesco, una delizia Scarlattiana, romanzo dolcissimo di impressioni surreali, caratterizzate da una ricerca espressiva languida e onirica, priva dell'impronta stucchevole sapientemente abbandonata. La sinfonia n.1 in mi minore op.39 di Jean Sibelius celebra, nella seconda parte della serata, il compositore finlandese a 150 anni dalla sua morte. L'esito non è di gran lunga superiore a quello assai ordinario della prima parte della serata, tuttavia la giovane Chang approfondisce l'aspetto fraseologico ed espressivo della partitura, rendendo al meglio l'emblematico tono concitato della sinfonia e regalando al pubblico Sancarliano momenti di rara bellezza musicale, in particolare quelli appassionati di ascendenza cajkovskijana del secondo movimento Andante (ma non troppo lento), frangente del concerto in cui archi e fiati hanno raggiunto un dialogo equilibrato, compromesso in altri punti della partitura, come in alcuni passaggi del primo movimento, in cui i fiati e le percussioni hanno spodestato senza troppa grazia i violini tutti, accompagnati nella solitudine dalle viole isolate allo stesso modo da egocentrismi fanfareschi. l'infinita sensibilità e il gusto nuovo che distinguono entrambi i compositori hanno dovuto soccombere ad una lettura lunatica e poco dettagliata negli equilibri interpretativi ed esecutivi, divisa tra momenti dolci e delicatissimi e sprazzi musicali isterici e sfibrati, che hanno fatto dell'esecuzione un'alternarsi di picchi, splendidi e desolanti, misti di commozione e noia. Poco nitide, sebben presenti, le atmosfere surreali, gli slanci drammatici ed appassionati, l'identità slava, abbozzate e intermittenti, come del resto l'intera esecuzione. Lunghi applausi al termine del concerto... per un concerto affascinante grazie alle sue sfumature paradossali.

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