Il Leicester vince la Premier: una favola improbabile, ma non impossibile

Lunedì, 09 Maggio 2016 00:00
  

«When you're smilin' keep on smiling, the whole world smiles with you...» Così cantava Louis Armstrong e così recita l'inno ufficiale del Leicester City Football Club, che non poteva scegliere testo migliore.


Il mondo intero si è appassionato a questa favola, che tutt'ora, a giochi fatti, ha dell'incredibile: il Leicester, 132 anni dopo la sua nascita ha conquistato per la prima volta, il titolo inglese, che primeggia nel suo palmares affianco a tre Coppe di Lega e un Community Shield.

 

Chi legge molto probabilmente saprà già tutto: la vittoria del Leicester era data 5000:1 ad agosto, l'anno scorso lottavano per evitare la retrocessione, Ranieri era considerato l'eterno secondo in virtù delle sue non eccelse esperienze italiane, la sua rosa era composta da calciatori screditati, alcuni ex operai e lavoratori, ecc. ecc.

 

"Giudica un uomo in base ai suoi nemici oltre che dai suoi amici" scriveva Conrad, così, per un'analisi che vada oltre il semplice duro lavoro e le considerazioni che sembrano uscire dalla bocca dei fanboy del riscatto proletario e degli storici cartoni animati Aladdin e Cenerentola (che associati alla stagione del Leicester hanno più o meno lo stesso livello intellettuale), è necessario valutare le prestazioni, con ancora poco da dire, delle altre big inglesi, almeno in ottica Premier League.

 

La Premier League, sin da quando ne ho memoria, viene considerato il campionato più competitivo e completo del mondo, la competizione è tutt'ora presente: difatti è dal trittico dello United di Ferguson (2007-2009) che al primo posto si alternano sempre squadre diverse, ma la qualità complessiva del campionato è calata, come si può notare dal fatto che dall'anno scorso si è perso anche un posto in Europa League, visto il calo nel ranking UEFA delle squadre inglesi.

 

Il Chelsea di Mourinho, campione uscente dell'anno scorso, ha trascorso un girone d'andata... "dantesco" per le sofferenze patite dai suoi tifosi, i quali hanno visto la propria squadra toccare addirittura la zona retrocessione prima che Abramovič prendesse la storica decisione di esonerare lo Special One e di porre alla guida del club Hiddink, e cominciare quella scalata che non sembra ancora compiuta visto che è ancora fuori dalla Europa League.

 

Il Manchester City, secondo nel 2014/15 con il record stagionale di 83 gol, dopo un deludente girone d'andata che lo ha visto però riprendersi grazie alla sapiente guida di Pellegrini e agganciare (per ora) il 4° posto e la Champions, oltre che proseguire per la stessa competizione con buoni risultati (per ora), non ha mai lottato seriamente per il titolo.

 

L'Arsenal si stabilizza al terzo posto esattamente come l'anno scorso, ma con numeri peggiori, a dimostrazione del suo calo. È uscita agli ottavi dalla Champions e non è riuscita ad approfittare dei flop delle altre big che ormai da anni la oscurano e prendono la scena, una scena che Wenger cercherà di riprendere magari in altri lidi, a quanto dicono alcune voci.

 

Il Manchester United di Van Gaal è forse l'esempio più chiaro del crollo delle big inglesi: sono stati spesi ben 350 milioni per rinforzare la rosa del tecnico olandese, ma i risultati non si vedono, 5° in classifica a 1 punto dal City. Si spera nel sorpasso, ma le aspettative erano ben altre, per una formazione che ha fatto quasi 20 gol e 10 punti in meno rispetto all'anno scorso.

 

Solo il Tottenham sembra aver saputo approfittare della situazione e andare alla ricerca di un primo posto che solo un gruppo eccezionale ha saputo soffiargli. Gli Spurs conquistano ben 3 posizioni, ipotecando la Champions, mostrano un gran gioco e soprattutto una grandissima solidità difensiva, con 23 gol in meno subiti dalla squadra di Pochettino.

 

La prestazione del Leicester è stata eccezionale, senza dubbio, ma la favola, la riscossa, la sorpresa è possibile solo in un campionato molto competitivo, ma fortemente in calo come quello inglese. Non è il simbolo di come chiunque ce la possa fare contro tutto e tutti, è il simbolo di come, attraverso un gioco sapientemente cauto e giocatori talentuosi, ma soprattutto motivati, si può sfruttare la chance giusta per fare grandi cose. Il timing è tutto, nella vita come nel calcio, Ranieri ne sa qualcosa.

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