Hanif Kureishi, l’anima del corpo

Lunedì, 16 Maggio 2016 00:00
  

Attraverso i racconti de Il corpo, Hanif Kureishi, scrittore e drammaturgo inglese di origini pakistane, porta al centro della scena la materialità dell’esistenza. L’autore britannico conduce un’analisi tout court sul corpo, sui suoi movimenti, sui suoi tremori, sulle sue pulsazioni, capace di raccontare l’anima di chi lo abita. Ciò che Kureishi intende fare è creare dei personaggi che siano prima di tutto corpi e poi persone: degli uomini intesi prima come materia vivente, corpo, e poi come esseri pensanti, anima.

 

Il legame tra interiorità ed esteriorità è evidente fin dal primo racconto, che è eponimo della raccolta. La vicenda è quella di Adam, un drammaturgo teatrale, che, ormai anziano, decide di far impiantare il proprio cervello nel corpo di un uomo più giovane. Nelle prime pagine, si è portati a credere, nonostante lo scetticismo del protagonista, che il corpo sia soltanto una macchina – un “impianto”, com’è definito nel testo – e che sia il cervello e ciò che ci portiamo dentro ad essere realmente importante. La spossatezza, la pelle cascante e i reumatismi derivanti dall’età avanzata hanno fatto desiderare ad Adam di reincarnarsi in un corpo più giovane, più attraente e più forte; ma - questa è morale del racconto - egli non riuscirà mai a sentirsi a proprio agio con la nuova figura che riflette nello specchio e continuerà a desiderare di tornare nel suo “impianto” originale.

 

La grande contraddizione di Adam svela l’indistricabile nodo che lega la nostra anima e la nostra mente al corpo che abitiamo. Kureishi sembra voler suggerire al lettore che questo corpo, per quanto con l’età avanzata possa apparirci come un magazzino fatiscente, resta pur sempre pieno dei nostri ricordi, di tutta la nostra vita e i segni del tempo che esso manifesta su di sé parlano di noi e di ciò che proviamo.

 

Negli altri racconti della raccolta, l’analisi del corpo assume sfumature diverse: esso diventa strumento di competizione, specchio rivelatore di una vita monotona, l’abbraccio di una madre, una merce di scambio, la rivelazione di una trasformazione interiore. Questo corpo, studiato in tutte le sue sfaccettature, rende i racconti di Kureishi talmente concreti che si ha l’impressione di poterli toccare. Sfiorandoli con le dita della mente essi possono sembrare ruvidi e screpolati, o morbidi come la seta. È come se in ognuno di essi il lettore avesse la sensazione di accarezzare un corpo e di scoprirne tutti i segreti, le imperfezioni, le meraviglie.

 

Le storie di Kureishi sono reali (per quanto presuppongano la possibilità di potersi reincarnare in un corpo più giovane!), sono legate intimamente agli spazi della quotidianità, alle abitudini delle persone comuni. Esse non vanno alla ricerca dell’evento straordinario che le scuota dal profondo; è la vita stessa, con i suoi ritmi lenti, scanditi dalla routine, con i suoi incidenti domestici, con i suoi affetti che proteggono o che feriscono, che dona loro un movimento deciso, unico, sinuoso, proprio come quello di un corpo. 

Autore - Hanif Kureishi

copertina del libro di riferimento

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