"X-Men: Apocalisse": un (piacevole) fallimento

Venerdì, 27 Maggio 2016 06:57
  

Dopo due anni dall'ultimo film sugli X-Men, ecco arrivare il tanto atteso X-Men: Apocalypse, nelle sale dal 18 Maggio. È come ce lo aspettavamo? Siamo onesti, non lo è e ci aspettavamo molto di più, date anche le premesse dei due precedenti lungometraggi. Proprio in virtù dell'hype e delle discussioni attorno al prodotto di Bryan Singer, abbiamo pensato di offrire un altro punto di vista, rispetto a quello del collega Vittorio De Agrò.

 

La trama è ambientata circa 10 anni dopo le vicende narrate in X-Men: Days of Past Future, negli anni '80, ma poco e niente viene aggiunto alla storia degli X-Men e il film appare quasi una parentesi (piacevole, questo di sicuro) utile soltanto a dilettare lo spettatore, nell'attesa di più succulenti fatti.

 

Charles Xavier è riuscito a realizzare la sua scuola per mutanti, dove questi vengono accolti e aiutati nel controllare le proprie doti sovrumane; qui troviamo fin da subito nuovi personaggi, nuove circostanze, nuovi aspetti che andrebbero sviluppati, ma che invece restano solo un abbozzo. La sceneggiatura è povera di iniziative originali, e si adagia in un letto narrativo che presenta il tipico schema del "cattivo onnipotente di turno che minaccia di distruggere l'umanità..ecc., ecc. ..." (e, in questo caso, di ricrearla dalle ceneri per poi dominarla).


Apocalisse, interpretato qui da Oscar Isaac, è il primo mutante in assoluto presentatosi al mondo, che possiede la capacità di persuadere altri mutanti e di assorbirne o distorcerne i poteri. Ci troviamo dinnanzi a uno dei personaggi più affascinanti e potenti che sia mai apparso nell'universo fumettistico degli X-Men, un nemico piuttosto imponente e minaccioso. Ma, durante la visione del film, ciò non sembra preoccuparci più di tanto; sia il villain che le motivazioni per le quali egli stesso agisce sono rese in maniera poco credibile. L'attenzione tende a focalizzarsi invece, ancora una volta, sul rapporto conflittuale tra Magneto e Xavier , sugli altri personaggi, nuovi e vecchi, sulla loro tormentata condizione dell'essere diversi e sull' impatto che questa diversità ha sul mondo esterno.

 

Va dato merito allo straordinario cast adoperato per questa terza puntata della seconda trilogia dedicata alla saga degli X-Men. James McAvoy riconferma la sua bravura nell'interpretazione dell'idealista e puro d'animo Charles Xavier, lo stesso vale per il collega Michael Fassbender che dimostra una grande intensità nel rappresentare Magneto, il quale vive qui l'ennesima sofferenza che lo porta a perdere ancora una volta fiducia nell'umanità.


Ci è dispiaciuto il fatto che il personaggio di Mystica, interpretato dalla fantastica Jennifer Lawrence, non abbia avuto l'attenzione dovuta in questo film, ma abbia fatto soltanto da "perno" all'interno delle varie vicende. Giustissime invece le prime apparizioni di Jean Grey, impersonata da Sophie Turner, direttamente da Game of Thrones, Ciclope e Nightcrawler, interpretati rispettivamente da Tye Sheridan e Kodi Smith-McPhee. Come non citare poi Evan Peters ancora nei panni di Quicksilver, protagonista di un'altra indimenticabile sequenza d'azione al rallentatore sulle note di "Sweet Dreams".

 

Per quanto riguarda le scene di combattimento, queste sono esigue e molto minimali. L'unica importante battaglia è riservata alla fine, ma comunque non viene dato molto risalto alle abilità dei diversi personaggi.

 

Riponiamo le nostre speranze nei prossimi film (già in programma) dedicati agli X-Men, sperando che le vicende dei supereroi, che adesso hanno ufficialmente formato un esercito, abbiano nuovi avvincenti sviluppi.

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