Banksy: un Graffitaro a Roma - Parte Seconda

Sabato, 04 Giugno 2016 00:00
  

Come anticipato in un precedente articolo, siamo andati a vedere la mostra “War Capitalism & Liberty” su Bansky ospitata al Palazzo Cipolla, in Via del Corso a Roma.
Abbiamo incontrato un responsabile della Mostra che, in occasione della visita, ci ha accompagnato alla scoperta del mondo di Banksy. Un viaggio interessantissimo attraverso le sale. Moltissime le curiosità a cui  ha dato soddifazione.

 

È il primo caso in cui un Museo così importante da spazio alle opere di un anti-artista come Banksy. Come mai la scelta è ricaduta su un personaggio cosi particolare?

Diciamo più che altro, come mai per un artista che ha un impatto così forte sulla gente, oltre che sugli amanti dell’arte, non si era mai riusciti a fare una vera mostra su di lui? Si sa che è un personaggio molto difficile e recalcitrante nel far organizzare eventi del genere sulla sua persona, oltre che all’uso del suo nome. Molto spesso si è fatto valere tramite una sua organizzazione che lo tiene sempre al riparo dal riconoscimento fisico; infatti, ha intrapreso azioni legali, insomma ha difeso il suo anonimato e la sua figura in tutti i modi. In questo caso, senza coinvolgerlo direttamente, questo va detto, Banksy, com’è riportato sui materiali della cartella stampa non è coinvolto in alcun modo, però attraveso le gallerie che a lui fanno riferimento, più o meno direttamente, e a un sistema che si chiama “Pest control” il cui compito è controllare la Veridicità delle opere, fa si che questa mostra sia la cosa più vicina a una cosa ufficiale... anche se lui questa “Ufficialità” non la concederà mai a nessuno. Quindi non è tanto perchè è proprio lui, perchè chiunque avrebbe potuto da tempo fare una mostra su Banksy, visto che è uno degli artisti viventi contemporanei più amati e conosciuti del mondo pur non essendo conosciuta la sua persona. E’ da paludire la grande capacità della Fondazione Terzo Pilastro, che organizza questa mostra e del suo presidente Emmanuele Emanuele nel riuscire a trovare tutte le leve giuste per poter mettere su questa mostra, senza sollevare il solito vespaio di mugugni da parte sua e da parte di altri, che ritenevano forzata la sua arte. Ci sono state mostre di Banksy, dove entravi e  di Banksy c’erano una o due opere,  oppure c’erano opere staccate dai muri e queste sono cose che non vanno assolutametne bene.

 

A parte la provocazione e il netto contrasto con la gestione sociale e politica dei vari governi, secondo te, Banksy cosa vuole comunicare? Nel senso è veramente un sobbillatore di animi o si tratta di un’abile campagna di marketing?

Banksy vive di contraddizioni, quindi entrambe le cose che hai detto: sobbillatore e  contestatore del potere costiutito, come soggetto che ripropone una concezione divisa tra classi agiate e classi lavoratrici, sono vere. L’ idea che sembrava un pò superata, una volta superati gli steccati del post-marxismo, convive anche con una figura e un’ organizzazione che dal capitalismo trae benefici; queste opere che noi vediamo sono di collezionisti privati, sono opere che hanno un valore molto alto, talvolta acquistate ad un prezzo molto alto talvolta no, ma che adesso hanno un mercato. Dalle previsioni di questa mostra, dal fatto che la gente verrà da tutta italia a vederla, logicamente acquisiranno ancora più valore, e questa è una logica capitalistica, imprenditoriale, una logica che si può anche criticare quanto vuoi ma alla fine tutti ne fanno parte. Per cui  è tutta una grande contraddizione, ad esempio ci sono due quadri di Banksy dove puoi osservare una bambina che usa l’ombrello per ripararsi ma sotto l’ombrello piove e fuori invece c’è il sole  in uno piove acqua nell’altro arcobaleno sono tutte contraddizioni. Contraddizioni che ritrovi in tutta la sua opera, Banksy vive di questi contrasti fantastici a volte anche drammatici, come la bambina che scappa dalla guerra per le strade di Saigon con dipinto in faccia un grido di orrore ma viene presa per mano da Mickey Mouse e Ronald McDonald i quali sorridono e giocano inneggiando in qualche modo alla società occidentale. La contraddizione è insita in Banksy stesso.

 

Banksy nella capitale Mondiale dell’arte, cosa significa?

Beh! Anche questo in fondo è un contrasto, Roma viene individuata a livello internazionale come Capitale mondiale dell’arte Antica, dell’arte Romana del Rinascimento del Barocco, difficilmente viene individuata come capitale dell’arte Contemporanea, anche se poi Roma di arte contemporanea ne ha parecchia, vedi le sedi museali dedicate a questa tipologia come il Maxxi e il Macro, la Galleria Testaccio, la Galleria Nazionale dell’Arte Moderna, sono tante e ricche. Nonostante Roma abbia tutto questo, viene solo etichettata come capitale dell’arte Classica. Da qualche anno a questa parte, forse due, la street art sta crescendo in questa città in maniera esponenziale. Tor Marancia, ad esempio, è un intero distretto di case popolari le cui facciate sono state ridipinte dai più grandi street artist mondiali, un’altra iniziativa della fondazione Terzo Pilastro. Ma ci sono anche altri soggetti che non coinvolgono questa stessa fondazione, per esempio Kentridge sul lungo tevere con i muraglioni dipinti e moltissime altre iniziative in diversi quartieri, tutto l’Ostiense, Tor Pignattara, il Pigneto in particolare sono ricchissime di street art e quindi è giusto che in una delle sedi museali classiche come lo era stata finora Palazzo Cipolla potessero entrare questi segni, ed era giusto che entrassero attraverso l’esponente più celebre. Ci sono moltissimi street artist bravi che hanno lasciato sui muri di Roma il proprio segno, non c’è  quello di Banksy. In Italiaè presente solo a Napoli per ora. Chissà, magari verrà a vedere la mostra e lascerà la sua firma da qualchhe parte, però questa cosa si è evocata talmente tante volte che dubito la farà veramente. Banksy ha il dono dell’imprevedibilità, le cose che fa,  le scopri sempre il giorno dopo non riesci mai a prevederle il giorno prima. Una mostra di questo genere è importante per Roma perchè ha la possibilità di rilanciare anche un indotto turistico, una mostra che inizia a fine maggio e finisce i primi di settembre, quindi abbraccia quei mesi in cui i romani partono ma i turisti restano e di solito trovano ben poco oltre ai monumenti. Questa volta avranno un elemento in piu’. Di solito ad agosto ben poche mostre sono aperte, in questo caso non solo saranno aperte ma si prevede che, la fila e le folle  che assieperanno questa sede aumenteranno nel corso dei mesi.

 

Qual’è la tua opera preferita e perchè?

La bambina che scappa dalla guerra in Vietnam, quell’opera mi emoziona la guarderei a lungo. Con quella grossa contraddizione perfetta anche come movimenti, perchè le due figure accanto  Mc Donald e topolino protendono le loro mani ad altezza bambino sono prese da latre icone in cui effettivametne tenevano per mano bambini quindi se ti concentri sul sorriso di ronald McDonald e sull’urlo di disperazione della bambina ti senti male per quello che crea questa condivisione di immagini; secondo me è in questo più che nel tratto artistico puro che in Banksy è quasi assente, sono quasi tutti stencil delle composizioni concettuali  più che delle realizzazioni tecniche questo è il vero genere di Banksy chiunque lui o essi sia o siano.

 

Secondo te Banksy è realmente Robert Gunningham?

Potrebbe essere Robert Gunnigham nato a Bristol nel 1974, ma ci sono anche alcune teorie secondo cui Banksy non morirà mai poichè si tratta di un gruppo di persone è Banksy è semplicemente la sigla di un collettivo, che definisce un gruppo anonimo e autonomo. Mi divertirebbe che un giorno Banksy si rivelasse.

Una cosa interessante è una sorpresa posta nell’ultima sala vicino all’ingresso del book-shop, altra grande provocazione di Banksy col quadro “Exit through the Gift Shop” scritto in vernice rosa su un vecchio quadro acquistato per poche sterline da un rigattiere.  Prima di arrivare al book-shop è stata allestita una  grande lavagna con dei gessetti colorati a disposizione dei visitatori, i quali scrivere in tante righe cosa farebbero se fossero Banksy. In questi primi giorni di mostra ci sono già una miriade di idee, provocazioni, battute e disegni che ogni giorno verrano in qualche maniera fotografati, ne sarà fatto una sorta di screenshot destinato all’artista che si spera in qualche modo riuscirà a visualizzare attraverso i suoi oscuri canali  e magari chissà prendere spunto da quelli che riterrà piùinteressanti.

 

Gallery Fotografica (a cura di Foti D.)

 

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Ultima modifica il Domenica, 05 Giugno 2016 14:19
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