Assolo, una voce sola con Laura Morante

Sabato, 11 Giugno 2016 16:58
  

Dopo l’esperienza androfobica di Ciliegine, Laura Morante torna a sdoppiarsi davanti e dietro le telecamere con Assolo. Al suo secondo esperimento da regista, l’amatissima attrice toscana sembra non deludere il pubblico della commedia italiana disimpegnata.

L’umorismo pungente di Assolo affascina per il suo realismo senza veli: il mondo di Flavia, protagonista del film interpretata dalla stessa Laura Morante, è quello di una donna sola – “come condizione e come sentimento” – che guarda al suo passato come ad un serie di porte chiuse, di opportunità sprecate, di occasioni perse. Il percorso psicoanalitico intrapreso con la dottoressa Grünenwald (Piera degli Espositi) aiuterà la protagonista a rovesciare la sua prospettiva e a riscattarsi.

Flavia ha sempre permesso che la vita le scivolasse addosso come un vestito troppo largo: non ha mai fatto delle scelte, non è mai riuscita ad affrontare le sue paure, a perseguire un obiettivo, a realizzare un sogno. Non ha neanche una casa sua, ma si accontenta di vivere in un appartamento che è per il venti per cento suo e per l’ottanta per cento del suo ex marito.

Gli uomini della sua vita entrano ed escono indifferentemente dal suo letto e lei accetta la sua condizione d’amante senza fare una grinza. I suoi due ex mariti Gerardo (Francesco Pannofino) e Willy (Gigio Alberti) hanno entrambi risposato donne più giovani e - secondo l’opinione di Flavia - più avvenenti di lei. Tutto ciò mina instancabilmente la sua autostima, fino a costringerla ad intraprendere la terapia; ma anche verso l’anziana dottoressa Grünenwald, la protagonista del film non nasconde un evidente complesso di inferiorità.

La presenza costante degli uomini nella vita di Flavia nasconde una profonda insicurezza che la rende di storia in storia più debole, più vulnerabile, al punto da sentire di esistere davvero solo se c’è una persona, un amante, un marito, un figlio accanto a lei a ricordarglielo. Ma come si fa a stare accanto ad una persona che non si sente viva? «Come si fa ad amare una persona che non si ama?» si domanda Willy nel sogno di Flavia. Questa è la ragione per la quale gli uomini, a poco a poco, si stancano di lei e la lasciano per altre donne.

Queste nuove amanti mortificano Flavia con la loro bellezza, con le loro capacità culinarie, con la loro disinvoltura e la perseguitano nei sogni e nella veglia. Il percorso psicoanalitico aiuterà la protagonista del film a ridimensionare il proprio punto di vista e a scoprire, con sorpresa e con orrore, che ognuna di queste donne nasconde, dietro un’acconciatura e una manicure perfette, le proprie manie, i propri difetti, la propria normalità. Persino la dottoressa Grünenwald, dopo un maldestro spionaggio da parte della sua paziente, si rivelerà una donna come le altre.

Immagine per il corpo

Il recupero di una propria identità e della fiducia in se stessi impone, si sa, un lento e doloroso percorso attraverso sogni, ricordi, silenzi, nuove delusioni. Analizzando le donne che ha intorno, Flavia si ritrova inevitabilmente a dover scoprire per la prima volta se stessa, da ogni punto di vista. In un’esilarante conversazione tra amiche al tavolino di un bar, la protagonista del film confesserà - scatenando la risata isterica di Giusy (una rosso fuoco Emanuela Grimalda) - di non aver mai sperimentato l’autoerotismo. Questa e molte altre ancora, saranno le sfide che Flavia tenterà di affrontare per uscire fuori dal suo guscio, per invertire la prospettiva delle porte chiuse e aprirsi alla sua nuova vita.

Vota questo articolo
(1 Vota)

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.