La Sala Palizzi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli – Filippo Palizzi

Sabato, 18 Giugno 2016 00:00
  

C’è una stanza, nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, che ha un fascino tutto particolare perché, straordinariamente, vi si possono incontrare quattro fratelli, tutti pittori, ognuno con un temperamento artistico personale e geniale.
È la Sala Palizzi e i fratelli sono Giuseppe, Filippo, Nicola e Francesco Paolo, originari di Vasto, in Abruzzo.

Filippo fu Presidente dell’Accademia, fondata da Carlo di Borbone nel 1752 con lo scopo di istruire i giovani aspiranti artisti. Ancora oggi l’Accademia è un’istituzione prestigiosa in Italia, oltre che una delle più antiche, dalle quali non si può prescindere per lo studio delle arti a Napoli e nel meridione e custodisce, tra l’altro, una raccolta di opere che nel tempo sono diventate il nucleo permanente della Galleria d’arte moderna, fortemente voluta dallo stesso Filippo Palizzi. Nel 1896, essendo di nuovo Presidente dell’Accademia, arricchì la Galleria donando opere sue e dei fratelli, oltre che di diversi artisti francesi, quasi tutti legati alla Scuola di Barbizon, cioè alla pittura en plein air alla quale i fratelli Palizzi guardavano con interesse, ognuno a suo modo.
Un elemento che dà alla Sala un’atmosfera suggestiva è anche l’allestimento di gusto ottocentesco, secondo il criterio espositivo voluto dal donatore.

In questo articolo vediamo insieme di conoscere un po’ meglio la pittura di Filippo (Vasto, 1818 - Napoli, 1899) attraverso due dei suoi dipinti più famosi:

 

Dopo il Diluvio

Dopo il Diluvio
(la foto è speculare rispetto al dipinto)

 

L’uscita degli animali dall’Arca  - (primo pensiero del quadro che esiste nella Reggia di Capodimonte)
Olio su tela, cm 92X59

Come Filippo stesso informa nel doppio titolo, si tratta dell’idea iniziale del grande dipinto Dopo il Diluvio, commissionatogli nel 1861 dal re Vittorio Emanuele II per l’allestimento della nuova Galleria di Arte Moderna di Capodimonte. Al maestro vastese fu richiesta un’opera di grandezza e soggetto liberi ed egli, profondo conoscitore del mondo animale, scelse il tema biblico dell’uscita dall’Arca, che gli consentiva di racchiudere in una tela tutti i suoi studi. Rappresentò, dunque, gli animali che, usciti dopo più di un anno di reclusione nell’Arca, corrono in diverse direzioni “animati da un solo sentimento: la sollecitudine di prendere ognuno la sua via per spandersi sopra la terra e il sentimento di amore che precede l’istinto della riproduzione per moltiplicarsi”.

Questo “primo pensiero” ha una grande rilevanza poiché ci permette di conoscere il processo creativo di quella che fu l’opera più importante di Filippo. Nell’opera dell’Accademia gli animali sono in numero ridotto rispetto alla versione definitiva, che li vedrà spandersi per l’intero spazio naturale, perciò maggior rilievo visivo è assunto dal paesaggio.
Le candide macchie bianche del cavallo e della mucca sulla destra attirano l’occhio dello spettatore sul fulcro dell’evento rappresentato, trattenendolo dallo spaziare sull’ampia valle che si espande a sinistra.

Il paesaggio è cupo e selvaggio: Filippo, secondo la sua concezione naturalistica dell’arte, immagina il Monte Ararat come doveva apparire all’indomani di un diluvio della durata di un anno e di proporzioni universali. Stavolta si trattava di rappresentare una realtà soltanto immaginata, che dunque si allontanava dal suo consueto modo di procedere: era una realtà che questa volta egli non poteva trovare davanti al suo cavalletto, pronta per essere ritratta en plein air e ciò doveva comportargli non poche difficoltà!

Anche la rappresentazione degli animali poneva delle difficoltà visto che, all’interno di quel tema, ogni esemplare s’imponeva come modello ideale della sua specie. Filippo eseguì pertanto numerosi bozzetti nei quali ne studiava le pose plastiche con una rigorosa ricerca aneddotica dell’anatomia e un’impressionante veridicità anche degli animali più vari ed esotici tanto che, se lo isolassimo dal resto della composizione, ogni singolo animale potrebbe considerarsi un soggetto compiuto.

In alto s’intravede l’arcobaleno, simbolo della nuova alleanza tra Dio e l’uomo e sotto di esso vi è l’Arca. Tra gli animali raffigurati manca il cane poiché esso è con Noè.

L’opera, nella sua edizione finale, riscosse un grandissimo successo, elogiata da  Domenico Morelli come “trionfo della natura secondo un significato cosmico”.

Contadinella sdraiata sopra una roccia
Contadinella sdraiata sopra una roccia

Contadinella sdraiata sopra una roccia
Olio su tela, cm 32X42

Su una roccia, resa con grande evidenza nelle sue asperità, è sdraiata una contadinella, protesa verso il paesaggio all’orizzonte. Stagliata sullo sfondo di un cielo quasi atono e opalescente, che precede l’imminente scomparsa del sole, la figurina è colta in atteggiamento rilassato, immersa nella contemplazione.
È snella, dalle fattezze delicate, osservata dal pittore con la sensibilità che gli è propria di fronte a soggetti semplici e comuni, ai quali attribuisce una particolare gentilezza di espressione.
Nella Galleria dell’Accademia è presente un altro studio (Contadinello sdraiato sopra una roccia) che raffigura un fanciullo nella stessa posa della protagonista di questo dipinto e in entrambe le tele una luce naturale rende la linea di contorno indeterminata e sfumata. Il contadinello indica con entusiasmo un punto lontano del paesaggio, ma il suo atteggiamento è maggiormente comprensibile se teniamo presente l’opera finale alla quale questi studi erano finalizzati: Contemplazione del 1872.

 

Contemplazione
Contemplazione


Qui le posizioni dei due fanciulli sono riprese identiche, ma giustapposte: il contadinello cinge con un braccio la giovinetta ed entrambi guardano un ampio paesaggio naturale che si scorge in lontananza: è una scena di grazia e delicata poesia. Nelle rappresentazioni di scene campestri con figure di contadini e pastori Filippo, infatti, non esprime mai istanze di carattere sociale, privilegiando unicamente l’indagine del vero.

 

LUOGO: Sala Palizzi, Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli - Via S. Maria di Costantinopoli, 107, Napoli
ORARI:
Martedì-Sabato ore 10.00-14.00; Lunedì chiuso
PREZZO: Ingresso gratuito
INFO: http://www.accademiadinapoli.it/00aba/?p=160http://www.accademiadinapoli.it/00aba/?p=160

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