La Sala Palizzi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli – Giuseppe Palizzi

Sabato, 02 Luglio 2016 00:00
  

Nella prima parte dell’articolo dedicato alla Sala Palizzi dell’Accademia vi ho parlato dell’arte di Filippo, il secondo dei quattro fratelli Palizzi e colui che donò all’Accademia le opere sue e dei fratelli, che ancora oggi possiamo ammirare.

In questa seconda parte vi parlerò invece del primogenito, Giuseppe (Lanciano, 1812 - Parigi, 1888) che da Napoli si trasferisce a Parigi nel 1844, dove entra in contatto diretto con Courbet, Corot e con i pittori della Scuola di Barbizon che lo portano ad approfondire la resa naturalistica della luce, studiata nell'alternanza con l'ombra, fra i rami e le foglie della foresta.
A Parigi subisce chiaramente l'influenza artistica dei grandi artisti francesi dell'epoca e stabilisce la sua dimora nei pressi della foresta Fontainebleau, soggetto che ricorre in numerosi dipinti, come vediamo anche in quelli esposti nella Sala Palizzi.

 

Interno della foresta di Fontainebleau con carretto e cavallo bianco

Interno della foresta di Fontainebleau (con carretto e cavallo bianco)

 

Interno della foresta di Fontainebleau (con carretto e cavallo bianco)Sentendo l’esigenza di una pittura più innovativa, Giuseppe tra la fine del 1844 e l’inizio del 1845, lasciò l’ambiente artistico napoletano troppo conservatore e si trasferì a Parigi, dove venne in contatto con la realtà delle Esposizioni universali, con l’ambiente delle mostre nei Salons e, in particolare, con i pittori della Scuola di Barbizon. Quest’incontro segnò per lui una svolta decisiva poiché rispondeva alle sue esigenze di una pittura legata alla realtà delle cose, che nascesse dall’immersione nella natura e gli permetteva di sperimentare tutte le possibilità di una rappresentazione en plein air, abbandonando pertanto la veduta posillipista e il paesaggio storico.

Quasi naturalmente la foresta di Fontainebleau diventò il luogo privilegiato della sua arte, tanto che di lì a poco si stabilì nelle vicinanze, a Passy. Fontainebleau fu una sorgente inesauribile di ispirazione poiché il pittore vi si recava in varie ore del giorno e in diverse situazioni atmosferiche cogliendone tutte le variazioni fenomenologiche.

Protagonista di questo dipinto è proprio la ricca vegetazione della foresta, descritta utilizzando vari toni di verdi e di bruni tra i quali la luce filtra e apre zone di cielo azzurro, richiamate dal tronco chiaro che, posto in diagonale, conduce lo sguardo verso il fondo della foresta. Fanno da richiamo luminoso al tronco il carretto e il cavallo bianco che lo traina, mentre il rosso della ruota crea un tocco di colore vivace: si tratta di una presenza importante più dal punto di vista coloristico che non tematico, come era consuetudine di Giuseppe, che inseriva figure “terzine” di arricchimento al paesaggio.

 

Predica interrotta
Predica interrotta

 

Predica interrotta

Sullo sfondo di una ricca e folta quinta arborea un gruppo di paesani, riuniti intorno a un paffuto curato che cavalca un mansueto asinello, è sorpreso improvvisamente dalla corsa veloce di alcuni cavalieri a caccia, seguiti dalla muta dei cani.
Si intuisce che in una luminosa giornata di sole il gruppo di paesani si sia riunito per trascorrere ore tranquille per ascoltare la predica del proprio curato e che la brusca interruzione dei cani crei spavento e turbamento tra i popolani. Una madre abbraccia il suo bambino sottraendolo all’arrivo impetuoso dei cani che, nella loro irruzione, hanno appena travolto una donna sulla sinistra, altri inveiscono gridando e agitando in aria dei bastoni, il curato sembra continuare nella sua predica tenendo in mano un crocifisso, mentre a destra il paesaggio si apre lasciando scorgere in lontananza il percorso dei cavalieri.

È una scena vivace, fresca, descritta con una punta di ironia benevola nei confronti di un’ingenua religiosità popolare e suscita un sorriso nello spettatore.

La vivacità che anima il dipinto si deve ad una felice libertà compositiva di Giuseppe che, pur conservando la quinta arborea tipica dei suoi dipinti, coglie i personaggi in atteggiamenti diversi che esprimono varie reazioni emotive, mentre sulla destra cacciatori e cani, protesi in avanti, danno bene la sensazione di una corsa rapidissima.
Al centro del gruppo dei paesani è il curato protetto da un ampio ombrello che con il suo colore rosso vivo rompe la sequenza dei bruni e dei verdi della fitta vegetazione, interrotta da squarci di luce e di azzurro.     

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