San Carlo: la Scuola di Ballo chiude il primo anno con Fournial

Domenica, 03 Luglio 2016 00:00
  
In una sala gremita Stéphane Fournial sfoggia la sua ultima impresa, i frutti di un percorso che si dice abbia aperto al San Carlo un annale di innovazioni e controtendenze, di rimproveri bisbigliati e miti sfatati: il mito del “saggio” per primo. L'idea di spettacolo che il Maestro ha portato al Massimo Partenopeo, con non pochi ostacoli da sovrastare, invade difatti un'area sacra della tradizione Partenopea, fatta di infiniti cerimoniali e (nella leggenda forse) di cruente rivalità.
Tutto questo, istintivamente collegato a ciò che ha preceduto la nuova era Fournial, è stato, si dice, magicamente cancellato. Non più saggio quindi, con le sue faide e le sue trincee di amici e conoscenti, ma spettacolo. Il San Carlopèra apre il suo gala con un imponente defilé in puro stile Palais Garnier, da cui prende forma un intreccio coreografico in cui la luce modella i danzatori alla sbarra e poi al centro, presentando al pubblico uno dei grandi pregi della scuola di ballo costituito dalle differenti fisicità, selezionate secondo la loro unicità e non in conformità ad un modello prestabilito. La ricchezza non solo pratica, ma anche etica, di questa scelta è purtroppo pari al rischio che ne consegue, ovvero quello di un'identità sbiadita, una tecnica e un corpo che portano il nome San Carlo solo nella qualità dell'azione, non nella forma del danzatore, non privandolo quindi di tendenze, movenze, abbellimenti del tutto personali, e si sa quanto oggi il nome del teatro di provenienza valga quasi più del nome del danzatore stesso.
Nella parte tecnica queste “tendenze” c'erano tutte. Ma c'erano anche la qualità della tecnica, la passione e la disciplina così come indicate da Fournial, meravigliosamente espresse in una fusione di variazioni in stili e linguaggi diversi, che hanno toccato oltre al masticato trio Petipa-Bourmeister-Ivanov, un moderno bello ma patinato, debole ma presente, nella speranza sincera che si rinnovi e che entri nelle programmazioni del teatro.
Potersi permettere Petipa-Bourmeister-Ivanov regola la via accademica in direzione della tradizione ciclopica ed immortale, quella del Lago dei cigni, del Don Quixote, della Bella Addormentata, inossidabili capolavori di indiscussa difficoltà, troppo lontani però da quella tradizione post-ottocentesca per un teatro che guarda in avanti e che non riesce a proporre coreografi come Balanchine o Forsythe.
Avere un pubblico pronto al contatto con un altro linguaggio del balletto rafforza un ventaglio di talenti camaleontici, pronti a danzare il presente prima che il futuro.
Chapeau agli otto mesi di Stéphane Fournial, un inchino ai tanti anni della Signora Razzi, solida maestra delle talentuose generazioni uscenti, a Alessandro Borrelli, Martina Caramiello, Pasquale Caselli, Benedetta Comandini, Andrea De Felice, Dorena Di Domenico, Davide Lampis,Denise Letizia, Lara Angela Rocco e Raffaele Vittozzi, neodiplomati della Scuola di Ballo.
Ci si augura che lo spettacolo vada avanti.
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