Colpo di Stato in Turchia: il racconto di una notte di golpe

Sabato, 16 Luglio 2016 07:35
  

In Turchia, una notte di grande caos lascia spazio a un'alba di incertezze.

 

E proprio per riordinare gli elementi che compongono un quadro tanto complesso, quanto drammatico, vorremmo ripercorrere i principali eventi che hanno macchiato di sangue questa notte fra il 15 e il 16 luglio 2016, con un colpo di stato fallito alle prime luci dell'aurora. Non già per cercare risposte a interrogativi che affondano le proprie radici nel passato e a cui si dovrà dare seguito poco alla volta, ma per fissare i punti salienti di una vicenda che, ne siamo consapevoli, lascerà un segno nei libri di storia.

 

23.00, ora locale (22.00, ora italiana). Il tentativo di un colpo di stato militare, teso a rovesciare il presidente turco Erdoğan, nel corso della notte è arrivato a un passo dal successo. Il golpe è iniziato con l'occupazione di Ankara e il blocco dei ponti sullo stretto del Bosforo, a Istanbul.

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Ore 00.09: diversi carri armati occupano l’aeroporto internazionale Istanbul - Atatürk, imponendo la cancellazione dei voli. Nel frattempo, la capitale Ankara è presa d’assalto da elicotteri militari e da F16 che volano rasenti il terreno, mentre avvengono scontri fra militari e polizia turca.

Sebbene in seguito sia stato affermato che solo un ristretto numero di militari fosse l'artefice del golpe, inizialmente l'operazione congiunta fra esercito e aeronautica militare fa pensare alla presenza di un ampio numero di persone impegnate nell'operazione golpista.

Il capo della Marina militare turca, Bostan Oglu, però, già a partire dall'1.38 (ora locale), fa sapere che le forze sotto il suo controllo non aderiscono alla sollevazione.

Alle 00.10 ha inizio l'"enigma Erdoğan": si sa che il presidente turco è in fuga su un jet privato, di cui, però, si ignora la destinazione. Molte perplessità riguardo il suo appello alla popolazione: "scendete in strada", chiede Erdoğan che, tuttavia, lascia il paese e batte in ritirata.

Alle 00.13 (ora turca) la Germania nega il permesso di atterraggio al jet di Erdoğan. Alcuni giornalisti parlano di un presidente che "elemosina" asilo politico. Qualcuno suggerisce che Erdoğan possa rivolgersi a Londra e che questo sarebbe un ben difficile banco di prova per l'Inghilterra neo-extraeuropea. In seguito, fonti americane e inglesi fanno sapere che il presidente turco potrebbe essere diretto in Qatar.

Alle 00.15, nella capitale è istituita la legge marziale e il coprifuoco, mentre si odono esplosioni presso la sede centrale della televisione di stato turca, simbolo dell’egemonia mediatica di Erdogan.

All'1.03 è oscurata l'emittente pubblica Trt.

Queste modalità di attacco sembrano rispecchiare perfettamente i colpi di stato militari che caratterizzavano il Sud America degli anni '70. Ma se Pinochet aveva la possibilità di isolare il Cile occupando le sedi delle principali fonti d’informazione, stanotte i golpisti turchi hanno dovuto fare i conti con la capacità di Erdogan di sfruttare le nuove tecnologie a proprio vantaggio. In fuga su un aereo, il Presidente si è collegato con la CNN turca tramite smartphone, attraverso l’applicazione Face-time, in un momento in cui i social network erano stati disattivati.

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All'1.24, civili sostenitori di Erdoğan scendono in strada, come auspicato dal presidente, e marciano contro i militari golpisti.

Violenti scontri fra gruppi pro e contro il colpo di stato generano una guerriglia civile che infiamma le strade turche.

All'1.55, in seguito a scontri sul Bosforo, viene data notizia di tre feriti in prossimità del ponte.

In un primo momento, pare che il colpo di stato abbia avuto successo e che non ci siano forze militari che intendano opporsi ai golpisti, ma alle 2.19 (ora turca), il presidente americano Obama fa sapere, dalla Casa Bianca, che gli Stati Uniti appoggiano il governo democraticamente eletto e, quindi, Erdoğan. Fa sollevare qualche sopracciglio che, poco dopo, arrivi lo stesso appoggio dalla Merkel, sebbene la Germania abbia negato l'asilo politico al presidente turco. L'opinione pubblica guarda ai servizi segreti di Erdoğan come all'unica forza in grado di opporsi ai militari artefici del colpo di stato e infatti, puntualmente, alle 2.45 l'intelligence turca fa sapere che il golpe è stato sventato.

Almeno 13 golpisti sono arrestati mentre cercano di fare irruzione nel palazzo presidenziale.

Alle 2.52 viene fatta esplodere una bomba contro il palazzo del Parlamento, con diversi feriti.

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Alle 3.12, Efkan Ala, ministro degli interni turco, afferma che il colpo di stato è stato sventato e, subito dopo, il premier turco, Binali Yildrim, fa sapere che la situazione è sotto controllo.

Alle 3.30 Erdoğan fa ritorno in Turchia, atterrando a Istanbul.

 

Questa mattina, la Farnesina, come pure era già avvenuto durante la notte, ha ribadito il suo invito a tutti gli italiani che si trovano ora in Turchia a restare in casa:

 

“In relazione alla situazione in atto in Turchia, dove si registrano ripetute sparatorie sul Bosforo e ad Ankara – si legge sul sito dell’Unità di crisi – si raccomanda ai connazionali di evitare gli spostamenti e di attendere lo sviluppo degli eventi tenendosi informati sui media locali e internazionali”.

 

Per informazioni ed emergenze, spiega ancora il ministero degli Esteri, è possibile contattare l’Ambasciata italiana ad Ankara ai numeri: +90 532 374 81 77 e +90 534 074 33 63 e il Consolato Generale a Istanbul al numero 00905554585844.

 

Alle 12.00, ora turca (11.00 ora italiana), durante una conferenza stampa, Erdoğan ha detto che nessuno "può permettersi di minacciare la libertà del popolo turco". Tuttavia, prima che il discorso avesse termine, avvertito da una guardia del corpo, il presidente turco ha lasciato il suo posto, allontanandosi in tutta fretta, segno evidente di una situazione in equilibrio ancora precario. Non a caso, sull'account twitter della presidenza turca è possibile leggere che “un nuovo tentativo di golpe è possibile in ogni momento”.

 

Non possiamo fare a meno di ripensare al fatto che, durante la fuga in aereo di Erdoğan, quando il golpe sembrava riuscito, le potenze occidentali si sono limitate a sostenere moderatamente un generico “governo democraticamente eletto”. Quanto accaduto nella notte, alla luce del fallimento del colpo di stato, lascia numerosi interrogativi che difficilmente troveranno risposta nelle prossime ore.

Cambiare tutto per non cambiare nulla, dunque, con l'unica certezza che ci resta dell'orrendo bilancio di circa 200 vittime e 2900 arrestati.

In giorni come questi, di dati del genere non se ne sentiva certo la mancanza.

 

 

 

Fonti: Ansa, il Fatto Quotidiano, Sky Tg24.

Ultima modifica il Sabato, 16 Luglio 2016 11:34
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