La leggenda di Tarzan: l'urlo si è spento

Martedì, 19 Luglio 2016 00:00
  

Nell’immaginario collettivo il simbolo del machismo sexy per eccellenza è Tarzan, l’uomo scimmia. Le stesse femministe più radicali potrebbero aver sognato, almeno una volta, di essere Jane e di farsi accogliere tra le braccia possenti e muscolose del signore della giungla. Io che invece non ho mai avuto gli addominali scolpiti e non tengo più folti e lunghi capelli ho sempre faticato a entusiasmarmi davanti a questo eroe ecologista e puro.

Sono un uomo di città e per me la giungla evoca caldo e insetti. Tralasciando però i miei gusti e l'invidia, cerchiamo di tornare sul pezzo e di spiegare perché “The Legend of Tarzan” mi ha conciliato il sonno per quasi due ore di proiezione.

David Yates ha costruito un film sul piano scenografico e ambientale sicuramente bello e affascinante. Gli effetti speciali sono di ottimo livello e trascinano lo spettatore dentro la giungla. L’occhio del pubblico è soddisfatto, ma a questo film manca tutto il resto. La regia di Yates è ricca, colorata, maestosa, ciononostante non incanta più di tanto.

Tarzan significa libertà, simbiosi con la natura e critica all’avidità e al cinismo della cosiddetta civiltà.

La scelta narrativa degli autori di porre Tarzan, o meglio, John Greystoke (Skarsgard), nuovamente civilizzato ed elegante nella Londra di fine ottocento e felicemente sposato con l’amata Jane (Robbie), convince poco. Tarzan è Tarzan e il richiamo della foresta è più forte di ogni cosa e quando John è invitato con l’inganno a recarsi in Congo, su invito di Leopodo II Re di Belgio, è la stessa Jane a essere celere a fare i bagagli e partire per il continente nero.

"The Legend of Tarzan" è un racconto piatto, scontato, privo di mordente e incapace di tradurre efficacemente in azioni il vero significato della storia originale, inventata e scritta da Edgar Rice Burroughs nei suoi romanzi dal 1912.

La stessa Africa e i suoi paesaggi, sebbene siano mozzafiato, non riescono a bucare totalmente lo schermo. La misteriosa e magica giungla e i suoi abitanti appaiono come delle belle statuine e non come i veri protagonisti della vicenda.

L’intreccio narrativo basato sulla netta e manichea divisone tra i buoni e giusti, incarnati da Tarzan e i suoi amici, e i cattivi, dagli avidi e senza scrupoli belgi guidati dal Capitano Rom (Waltz), è troppo schematico, prevedibile e crea solo in parte una tensione drammaturgica apprezzabile e con il giusto pathos e ritmo narrativo.

Alexander SkarsgårdAlexander SkarsgårdMargot RobbieMargot Robbie sono belli, giovani e sicuramente sexy, ma sono un coppia mal assortita. Si vede poca alchimia tra i due e non si nota quella scintilla d’amore, frutto del contatto tra civiltà e magnetismo della giungla.

Samuel L. JacksonSamuel L. JacksonChristoph WaltzChristoph Waltz svolgono i loro rispettivi ruoli senza andare oltre una stiracchiata sufficienza e, da due attori di grande talento e personalità, ci si aspettava qualcosa in più.

Alla fine della proiezione allo spettatore resta la sensazione che per Tarzan, come per chiunque altro, si è a casa dove si è felici anche privi delle care e ricercate comodità.

 

“The Legend of Tarzan” è un film del 2016 diretto da David YatesDavid Yates , scritto daStuart BeattieStuart Beattie eCraig BrewerCraig Brewer, con: Alexander SkarsgårdAlexander SkarsgårdMargot RobbieMargot RobbieSamuel L. JacksonSamuel L. JacksonChristoph WaltzChristoph Waltz, Ella PurnellElla Purnell, Djimon HounsouDjimon Hounsou

 

Il biglietto d’acquistare per “The Legend of Tarzan” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre.

 

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