La Sala Palizzi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli – Nicola Palizzi

Sabato, 30 Luglio 2016 00:00
  

Eccoci giunti alla terza parte dell’articolo dedicato alla Sala Palizzi dell’Accademia.
Qui vi parlerò dell’arte di Nicola (Vasto, 1820 – Napoli, 1870), il terzo dei quattro fratelli,  che venne a Napoli nel 1842 per studiare al Reale Istituto di Belle Arti sotto la direzione di Smargiassi, che all’epoca insegnava pittura di paesaggio.

Negli anni della formazione egli realizzò vedute paesaggistiche che espose già dal 1843 alla Biennale borbonica: sono rappresentazioni spesso di grandi dimensioni, venate a volte di un vago romanticismo ed ispirate ad albe, tramonti o immerse in una luminosa luce diurna.
La sua produzione è ricca di composizioni notevolmente diverse tra loro, alcune utilizzano un linguaggio di sicuro gradimento presso il pubblico napoletano e presso le Biennali borboniche in cui le presenta, altre testimoniano la definizione di una propria originalità in studi dal vero en plein air di piccole dimensioni, altre ancora sono rappresentazioni obiettive della realtà contemporanea, in alcuni casi tanto vere da sembrare una sorta di cronaca.

 

Capri veduta da Massa

Capri veduta da Massa

 

 

Capri veduta da Massa

Il dipinto è sicuramente da inserire nel primo gruppo citato e si tratta probabilmente del dipinto che Nicola espose alla Mostra Borbonica del 1855.
L’impostazione della veduta ritorna più volte nella pittura paesaggistica napoletana dell’800 e comprende le caratteristiche tipiche del paesaggio campano, che riscuotevano grande consenso presso il pubblico, ma Nicola vi esprime il suo sentimento della natura cogliendo in questo caso la gioiosità e la serenità di una veduta in pieno sole, nella cui raffigurazione egli utilizza una vasta gamma cromatica dai toni pacati. Le linee degradanti del paesaggio accompagnano l’occhio dell’osservatore verso l’isola di Capri, punto focale del quadro. Ai lati del dipinto il pittore pone delle rocce come una sorta di quinte oblique: esse sono indagate con quell’attenzione che l’Artista aveva già impiegato negli studi veristici sugli elementi naturali che caratterizzarono gli anni della sua formazione.

 

1 La buona notizia  2 Sorrento  Tramonto

1) La buona notizia – 2) Sorrento – Tramonto

 

La buona notizia

Il dipinto raffigura due donne in atteggiamento confidenziale, nel momento in cui quella più matura d’età sussurra all’orecchio della giovane una notizia che suscita gioia. Ambedue infatti sorridono complici, la più grande con un atteggiamento incoraggiante, l’altra felice e un po’ imbarazzata. Si tratta di veri e propri ritratti di popolane, descritte con grande realismo nella verità dei tratti somatici e nella spontaneità delle espressioni: è un tema che esula dalla produzione di Nicola, più spesso impegnato nelle raffigurazioni di paesaggio.

Il soggetto si colloca nella tradizione pittorica napoletana richiamando direttamente Gaspare Traversi (1722-1770) nella cui pittura compaiono spesso temi tratti dalla realtà quotidiana del mondo popolare e borghese a lui contemporaneo, verso i quali il pittore dimostrava un’affettuosa, anche se a volte ironica partecipazione. Sono temi che Traversi a sua volta riprende dal secolo precedente, agli inizi del quale avevano trovato fortuna nell’ambito dell’indirizzo naturalistico.

 

 

Sorrento – Tramonto

Grande suggestione esercitano su Nicola le albe e i tramonti, che egli osserva con animo affascinato e raffigura più volte in dipinti di rara efficacia, in cui si colgono gli scorci dei paesaggi che più amava: Sorrento, Paestum, Campi Flegrei.

Qui un sole che si avvia al tramonto diffonde la sua luce ancora dorata su un tratto della costa sorrentina, che gode degli ultimi momenti di questa serena luminosità. Molta importanza assumono le incidenze di luce sul mare e sulle morbide nuvole, alcune delle quali sono intrise di un caldo dorato: il sole cadente con i suoi riflessi è il centro focale del quadro. Si tratta di una pittura atmosferica di grande emozione.

L’effetto luministico del dipinto di Nicola richiama fortemente la pittura dell’inglese William Turner (1775-1851), che nei suoi numerosi viaggi in Italia compì studi sempre più approfonditi sulla luce e il colore, elaborando una pittura vibrante, suggestiva e indefinita affidata a intensi effetti luministici in cui il paesaggio si dissolve in una sinfonia, appunto, di luce e di colore.

 

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