La Sala Palizzi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli – Francesco Paolo Palizzi

Sabato, 20 Agosto 2016 00:00
  

L’ultimo dei fratelli Palizzi, Francesco Paolo, si dedicò prevalentemente alla natura morta, studiando inizialmente la pittura napoletana del Seicento e del Settecento e rinnovando gradualmente il proprio linguaggio, fino ad acquisire uno stile assolutamente personale e fortemente innovativo.

Tema caratteristico della tradizione pittorica napoletana sei-settecentesca, la natura morta trova in Francesco Paolo Palizzi un interprete dalla sensibilità moderna e rivoluzionaria, che pur accogliendo la lezione dei grandi naturisti, quali Giuseppe e Giovanni Battista Recco, Paolo Porpora e Giovan Battista Ruoppolo, è attento alle esperienze contemporanee, che sa rielaborare in un linguaggio assolutamente personale.

Contribuiscono in maniera rilevante all’approfondimento di questo linguaggio le ricerche luministiche francesi, in particolare la pittura tonale di Chardin, conosciute a Parigi, dove soggiornò dal 1857 al 1870 presso il fratello Giuseppe.

Tradizione napoletana, ricerca verista ed una nuova sensibilità della luce sono gli elementi presenti nei suoi dipinti, in cui il pittore sa rendere la diversa consistenza degli oggetti e dei cibi raffigurati attraverso un uso sapiente della materia pittorica e un efficace gioco dei riflessi luministici.

Nella Galleria dell’Accademia sono presenti vari dipinti di nature morte, per la maggior parte di dimensioni contenute, vediamone insieme qualcuno.

 

Ostriche in un piatto e bicchiere di marsala

Ostriche in un piatto e bicchiere di marsala

 

 

Ostriche in un piatto e bicchiere di marsala

Il dipinto in esame rappresenta una tavola di legno su cui sono poggiati un panno bianco, un coltello posto in diagonale, un piatto con delle ostriche e due bicchieri di cristallo dei quali spicca quello ripieno di marsala rosso.

La luce rende brillanti i colori, li carica di vibrazioni che esaltano la plasticità degli oggetti e nello stesso tempo ne è l’elemento unificatore. Il pittore sa rendere la diversa consistenza degli oggetti e dei cibi raffigurati attraverso un uso sapiente della materia pittorica e un efficace gioco dei riflessi luministici in cui le  trasparenze dei cristalli e del vino esprimono la piena comprensione delle ricerche che si svolgevano in Francia e dalle quali Francesco Paolo era riuscito a trarre risultati altissimi.

 

Monete biglietti e monete di rame

Monete (biglietti e monete di rame)

 

 

Monete (biglietti e monete di rame)

Il talento dell’artista si nota in maniera particolarmente evidente in questo dipinto dal soggetto inusuale e dalla composizione essenziale: non lo soccorrono crostacei, fiori, cacciagione con i loro colori brillanti e le varietà materiche, qui su un tavolo di legno grezzo ci sono soltanto banconote e monete di rame.
Tuttavia il dipinto è di grandissima efficacia. La composizione di apparente semplicità è in realtà sapientemente articolata con un gioco di ombre e luci che crea riflessi metallici sulle monete e ne definisce il contorno tondeggiante, la luce s’insinua tra le banconote dando un senso di spazialità e distingue le diverse sfumature di colore.  

È sicuramente un esempio degli alti risultati raggiunti da Francesco Paolo che Raffaello Causa nel 1964 definì il maggiore artista che possa vantare l’arte napoletana dell’800 nel campo della natura morta e più di un critico ritiene che la morte prematura gli abbia impedito di imporsi nel panorama artistico europeo con ancora maggiore autorità

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