Old but gold: Il quartetto d'archi e Nazzareno Carusi brillano al San Carlo

Martedì, 30 Agosto 2016 00:00
  
Venerdì 6 Maggio il Teatro San Carlo ha proprosto, in data unica, l'ormai tradizionale concerto del quartetto d'archi del teatro, composto dai violini di Cecilia Laca e Luigi Buonomo, dalla viola di Antonio Bossone, il violoncello di Luca Signorini ed il contrabbasso di Ermanno Calzolari.
Al Pianoforte il debuttante Maestro Nazzareno Carusi, di brillante carriera internazionale oltre che nazionale: dalla sala della Fenice a quella della Scala, passando per New York e Buenos Aires, tutti passaggi trionfali alla corte di critici e testate stellari, che ne fanno, a ben intendere, un divo (ad ascoltarlo... “sdivizzato”) del suo meraviglioso strumento.
Gli improvvisi 3 e 4 di Franz Schubert aprono la serata in una sala non gremita, ma sufficientemente accogliente e benevola nei riguardi del pianista.
Di Schubert, gli improvvisi rappresentano una parte significativa di quella musica scritta di flusso, di cui esiste estetica e non traduzione, data la sua finalità puramente evocativa, lontana da un qualsiasi tipo di cronologia di eventi o di influenza letteraria.
Non esiste quindi dogma o gusto che tenga, si vedano Horowitz e Rubinstein, tanto diversi eppure incitati in particolare negli ultimi due improvvisi dall'aspetto immanente della partitura, intrisa di passioni umane nitide e tangibili.
Il Maestro Carusi abbandona quella versatilità esecutiva e l'impeto tutto umano caratteristico di entrambi i Maestri per affidare agli improvvisi un interessante tono contemplativo e trascendente, delicato, fatto di tempi ampi e lenti, di tocchi vigorosi e poco trascinanti, del tutto razionali e schematici.
Del quartetto in re minore La Morte e la fanciulla di grande impeto è l'allegro iniziale, dai tempi febbrili e affaticati e dagli accenti affilati resi sinuosi dal colore brunito e rotondo del policromatico violino di Cecilia Laca, in grado di condurre il discorso musicale alternando dolce lirismo e sfumature taglienti, ricche di rassicurante fascino.
Il violoncello del Maestro Signorini trascina il fraseggio inquieto del quartetto in una condizione cromatica cupa e lancinante, portavoce del senso tragico della composizione.
Il quintetto in la maggiore la trota di Schubert chiude la serata sancarliana: il discorso musicale tra gli strumenti si arricchisce di toni luminosi e brillanti, ampliati e sostenuti dal pianoforte del Maestro Carusi. Il fraseggio stesso si estende a toni e ritmi più concitati, nella battaglia amorosa tra pianoforte e violino dello Scherzo (riproposto nel bis di fine serata), alternato ad un dialogo tra le parti dai toni limpidi, chiari, dolcissimi, caratterizzanti dell' andamento limpido e luminoso di tutta la composizione. applausi per tutti a fine serata, con particolare attenzione alla signora Laca, di cui il pubblico ha ammirato, oltre che le lodevoli e risapute qualità musicali, l'elegante outfit Lucia di Lammermoor style, che alla signora, è d'obbligo precisare, stava meravigliosamente.
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