Heroes. David Bowie e Masayoshi Sukita in mostra ad Alba

Martedì, 30 Agosto 2016 00:00
  

1977. Bowie. Heroes. Queste tre semplici parole richiamano alla mente un grande artista; l’artista dalle numerose vite che ha attraversato cinque decenni di musica.  

1972. Sukita. Londra. Queste tre semplici parole richiamano alla mente un grande fotografo; colui che ha “fermato nel tempo” il grande artista.

 

Scatti, quelli di Sukita, che raccontano Bowie nei suoi mille trasferimenti, che raccontano Bowie attraverso scatti iconici come quello che ritroviamo nella copertina dell’album Heroes, scatti che raccontano l’amicizia tra i due artisti, scatti intimi, scatti quotidiani. Immagini queste che troviamo in mostra Wall of Sound Gallery di Alba, Cuneo, dal 4 settembre al 9 ottobre 2016. Quarant’anni di collaborazione che hanno visto Bowie e Sukita attraversare insieme tutti cambi d’identità e di look che hanno segnato più di un’epoca, da Ziggy Stardust al Duca Bianco. Il loro legame nasce nel 1972, quando il fotografo giapponese si trova a Londra per immortalare Marc Bolan e i T-Rex. Attratto semplicemente dall’immagine che sponsorizzava il concerto di Bowie, The Man Who Sold the World, decide di doverlo ascoltare, nonostante non sapeva chi fosse. 

 

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Sukita resta colpito dallo stile dell’artista inglese, uno stile innovativo per certi versi legato alle sue influenze cinematografiche. Decise quindi di presentare il suo portfolio al manager di Bowie di allora. Da lì, una prima sessione di ritratto che scaturì, poi, in un’amicizia e collaborazione durata oltre 40 anni. “Vedendo David Bowie sul palco, i miei occhi si sono aperti al suo genio creativo. Ho guardato Bowie esibirsi con Lou Reed ed era così potente, Bowie era diverso dagli altri rock and rolles, lui aveva qualcosa di speciale che ho saputo che ho dovuto fotografare”.

 

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Nato nel 1938, a Nogata, una piccola città minerario a nord di Kyushu, in Giappone, Masayoshi Sukita eredita la passione per la fotografia dal padre, ucciso in Cina durante la seconda guerra mondiale. Grazie al lavoro dello zio è cresciuto insieme alla musica e al cinema che lo hanno fortemente influenzato la sua espressione fotografica. Dopo essersi diplomato al Japan Institute of Photography studia con un affermato fotografo giapponese, Shishui Tanahashi. Inizia, poi, a lavorare in un’agenzia pubblicitaria a Osaka e nel 1965 si trasferisce a Tokyo, dedicandosi alla fotografia di moda e girando pubblicità per la televisione. Tra il 1970 e il 1971 ha visitato spesso New York, attratto dalla sue subculture e dall’energia della città che ruota intorno alla Factory di Andy Warhol, tra arte, cinema e musica. A New York fotografa anche Jimi Hendrix. Dopo New York, è la volta di Londra. Dopo l’incontro con Bowie, Sukita diventa fotografato punk a Londra e fotografo di molti musicisti tra cui David Sylvian, la Yellow Magic Orchestra e T-Rex continuando a lavorare nella pubblicità e nella fotografia di moda.

 

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“Mi è davvero difficile accettare l’idea che Sukita – commenta Bowie - mi abbia fotografato per tutti questi anni fin dal 1972, ma è proprio così. Sospetto che sia perché, ogni volta che mi ha chiesto di posare per lui, con gli occhi della mente ho sempre visto quest’uomo dolce, creativo e dal cuore grande, capace di trasformare dei servizi fotografici potenzialmente noiosi in piccoli eventi così rilassati e indolori. Possa egli scattare in eterno.”

 

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La mostra è realizzata in collaborazione con ONO Arte Contemporanea di Bologna e sarà inaugurata il 4 settembre alle ore 15.00.

Trent’otto immagini, quelle di Sukita: scatti ufficiali e non, fotografie per le copertine dei dischi, cartoline di viaggi, ritratti, immagini di vita. Immagini di David Bowie.

 

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Una curiosità: Sukita si è fatto costruire un manichino a grandezza naturale Sukita per poter realizzare fotografie sempre nuove senza disturbare il soggetto “originale”.

 

 

Ultima modifica il Martedì, 30 Agosto 2016 14:33
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Roberta Pagano

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