Recomposed by Richter: Vivaldi postmoderno all'Arena Flegrea

Domenica, 04 Settembre 2016 00:00
  

Ne “Il cimento dell'armonia e dell'inventione”, Antonio Vivaldi dichiara tutto il piacere della sperimentazione compositiva, geniale, diremmo, seppur imprigionata negli schemi armonici da lui adottati.

L'idea di invenzione sempre possibile, imperturbabile, distingue le composizioni del prete rosso a distanza di secoli dai loro primi ascolti e ne giustifica la ripresa postmoderna che Max Richter promuove in giro per il mondo e che ha presentato all'Arena flegrea di Napoli il 30 Agosto scorso.

Recomposed eleva infatti l'idea originaria di invenzione imperturbabile a unico virtuale collegamento tra la partitura barocca e quella postmoderna firmata Richter; il compositore tedesco può così rispolverare il fascino e la genialità dell'inventiva vivaldiana, concedendosi deformazioni armoniche, ma ricavandone in compenso una geniale e riuscita attualizzazione.

L'anelito fondamentale che il compositore utilizza, affinchè la sua opera, riesca è la semplice diversificazione dei ritmi e spesso delle melodie, ottenendo una quasi totale estraneazione dalla composizione originale, quella da Richter in origine odiata per la sua incredibile popolarità, essa stessa deformatrice e, in alcuni casi, distruttrice.

Ridare vita alla composizione utilizzando gli stessi mezzi che l'hanno (a suo dire) danneggiata è la chiave risanatrice, che oltre a garantire la riuscita sicura, conferisce alla composizione un'aura di genialità.

Le stagioni, dapprima eseguite nella loro versione originaria, perdono nella seconda parte del concerto il loro aspetto popolare, che Richter è attento a rivitalizzare già dall'integrazione in organico di un'arpa e un sintetizzatore elettronico.

Nella riscrittura di tutte e quattro le stagioni si assiste ad una sostanziale manovra di scarto, clamoroso nel caso delle prime battute della primavera, sostituite dal solo tema degli uccelli che impera nel primo allegro;

C'è poi un secondo simile passaggio, quello di sintesi, sublimazione e spesso rivalutazione non tanto della melodia, quanto dell'impressione o dell'atmosfera che essa stessa offre, enfatizzata dal mezzo elettronico, che amplia ed estende i colori dell'orchestra fino a concettualizzarne i contenuti tutti essenzialmente descrittivi dell'originaria partitura barocca.

Così il dettagliato percorso empirico che Vivaldi ci offre raggiunge attraverso Richter confini lontani dalla sola esperienza sensoriale, spazi e successioni quasi cinematografiche che ripercorrono ed espandono la sensazione stessa. Non c'e successione ordinata di temi, ma una continua concatenazione che rende ogni stagione un 'unica grande immagine di cui Richter ravviva i colori; la sua estate è pervasa da una forza ancor più rigogliosa e da un'analoga malinconia, entrambe invasive nella loro esplosività penetrante.

Autunno e Inverno abbandonano le poche  carezze melodiche per assorbire spazi sconfinati e desolanti, in cui si diffonde la suggestiva eco del Guarnieri del Gesù di Daniel Hope, violinista di grandi qualità e virtuosismi, coraggioso avversario di umidità e amplificazione. La sensazione è quella di essere parte della solitudine carezzavole, della desolazione e della morte del mondo, che Vivaldi aveva lasciato intuire e che Richter predilige come assoluta protagonista delle due partiture, immanente, spoglia di qualsiasi astrazione melodica.

Nel finale applausi fragorosi e ritmati da un'Arena Flegrea purtroppo non popolatissima, che ha potuto ascoltare nei bis l'ultimo allegro del concerto in la minore per due violini e archi di Vivaldi e un assaggio di ironica ninna nanna di Brahms con cui si sono congedati l'orchestra e il Maestro Hope, nell'euforia generale.

Recomposed by Richter resta come intuito uno dei progetti compositivi più intelligenti e coraggiosi del nostro secolo, captando in effetti la necessità di contrastare la profanazione in atto della musica classica, divorata dalla commercializzazione che ne gratta via il fascino e la bellezza autentica.

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