Tiziana Cantone è morta e noi siamo gli assassini

Lunedì, 19 Settembre 2016 00:00
  

Per migliorare la qualità della vita delle persone, e farle sentire più vicine”. Pare sia questa la risposta giusta, quando ci domandano a cosa serve Internet. Come negarlo; su Internet possiamo comprare un regalo e vedercelo recapitare in dodici ore, possiamo metterci in contatto con i nostri familiari a seimila km, possiamo autodiagnosticarci patologie terminali nel cuore della notte. Possiamo combattere battaglie, e a volte addirittura vincerle.

Il fronte comune che siamo capaci di realizzare direttamente dalla nostra poltrona è straordinario. Ci fa sentire parte di qualcosa, e meno soli. La condivisione, la pubblicazione, l’approvazione. Alcuni medici dicono che, all’aumentare dei like, aumentano i livelli di serotonina e adrenalina che circolano nel nostro corpo. Un po’ come con le sostanze stupefacenti; sottomessi ad una felicità quantificabile in minuti. Risolvibile in un’illusione, capace di spingerti a fare qualsiasi cosa. Qual è la differenza tra la tossico dipendenza, e quella da social? Pare che la seconda sia universalmente accettata.

Aveva trentun’anni, Tiziana Cantone, quando una forma di dipendenza da social le ha tolto la vita. Il suo nome è diventato famoso in un pomeriggio di un anno fa, per un gioco tra amici. Gli amici, quelli che hanno diffuso in rete un video hard della ragazza, e il gioco, quello che l’ha uccisa un anno dopo. E, con “gioco”, non ci riferiamo al motivo che l’ha spinta al suicidio. Non stiamo parlando del linciaggio mediatico che la ragazza ha subìto, dalla chiacchiera da bar al periodico nazionale, quello che l’ha costretta a cambiare nome e città. Chi sia il carnefice, questo non lo sanno i suoi avvocati, la sua famiglia, il suo fidanzato. Questo lo sa soltanto la vittima, e forse nemmeno lei. E appare ipocrita scagliarsi contro chi l’ha demonizzata tanto, contro chi ha violato la sua privacy e la sua dignità, e farlo solo ora. Il sostegno della compagine anticyberbullismo, quello che le avrebbe dato il coraggio di replicare e difendersi, non la riporterà alla vita. Non adesso.

E allora no, quando parliamo di gioco che l’ha uccisa, non ci riferiamo a chi l’ha umiliata e a chi l’ha insultata in vita. Non ci piace prendere parte della sopracitata compagine; si potrebbe dire che l’abbiamo uccisa tutti, perché tutti abbiamo omesso di difenderla. Non ci riferiamo a quella morte. Parliamo di una seconda morte, quella più atroce, quella che coinvolge le persone che la amavano, e che la uccide per la seconda volta, per la terza e per la quarta.

Tiziana non è morta una sola volta, è morta quando la vicenda ha ripreso vita, gettata nelle nostre news feed con un titolo strappalacrime dalla stessa testata che ci consigliava di sfogliare la gallery per i migliori meme sulla Cantone. È morta tra i commenti di chi l’ha accusata di essersela cercata, che così impara ad aver tradito il fidanzato; - certo, se ti fai filmare poi che ti aspetti, è normale che viene diffuso. È accettabile che la fai finita con un foulard alla gola. - È morta mentre si faceva il toto- causa del suo suicidio; sicuramente l’umiliazione, no macché, forse per i debiti, a lei farsi filmare piaceva tanto. È morta tra i “io non critico le scelte della sua sessualità, ma…”, e tra i “poverina” di chi ieri le faceva il verso. È morta di nuovo, tra le congetture di chi non sapeva, e che si è sentito in diritto di parlare. Per gioco.

Tiziana non è morta una sola volta e tutte le volte che è morta l’abbiamo uccisa noi.

Ora possiamo indignarci e tornare al nostro Candy Crush Saga.

TIZIANA2

Vota questo articolo
(1 Vota)
Chiara Pizi

"Definire è limitare", diceva Oscar Wilde. E, a me, pormi limiti proprio non piace. Quello che sono, scoprilo leggendomi! 

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.