Festa del Cinema di Roma: i film del sesto giorno tra negazionismo dell'Olocausto e noiosi segreti

Mercoledì, 19 Ottobre 2016 12:42
  

La sesta giornata della Festa del Cinema di Roma ci riporta agli anni ’40 e alle vicende legate alla Seconda Guerra Mondiale. La prima proiezione della giornata è The Secret Scripture, un film da non vedere. La storia di una donna che da trent’anni giace in un ospedale psichiatrico per aver ucciso il figlio neonato, al culmine di una serie di peripezie sentimentali che si legano alla guerra. Una premessa molto interessante, ma la superficialità di questa sceneggiatura raffazzonata è un diserbante sul prato del buon cinema. Non basta la bravura della magnetica Rooney Mara e di Vanessa Redgrave. Nel finale si raggiungono vette di banalità altissime, così insormontabili da cogliere di sorpresa lo spettatore. Psicologia inversa, chapeau! La Seconda Guerra Mondiale è ancora sfondo nelle proiezioni successive, prima in Naples 44, film documentario che narra le memorie di guerra di un militare britannico rimasto colpito dal fascino partenopeo, e poi in La verità negata - Denial. Quest’ultima pellicola racconta della battaglia legale che ebbe luogo a Londra alla fine dei ’90 fra gli storici Deborah Lipstadt (Rachel Weisz) e David Irving. La prima accusò il secondo di razzismo e antisemitismo poiché negazionista riguardo l’Olocausto. In seguito ad una denuncia per diffamazione da parte di Irving, la Professoressa Lipstadt assunse una squadra di avvocati per difendersi e, implicitamente, difendere  storicamente l’esistenza dell’Olocausto. Il film è caratterizzato da una narrazione vivace e cerebrale, punti di forza sono la storia appassionante e gli attori, in grande spolvero soprattutto Timothy Spall e Tom Wilkinson. La quarta proiezione spezza di netto il filo conduttore dei film precedenti. Siamo a Città del Mexico, dove una ragazza che lavora a teatro incontra suo padre dopo molto tempo. Presto la figlia si accorge che l’uomo è malato, di Alzheimer probabilmente. La caja vacia ha una struttura volutamente contorta, a tratti incomprensibile, che fornisce elementi vaghi sul background dei personaggi, spesso attraverso flashback generati dalla malattia dell’anziano. Il ritmo è lentissimo e sembra seguire i tempi del protagonista, risultando noioso ma lasciando una vaga sensazione di volerlo rivedere per capirci di più. Bravissimo Jimmy Jean Louis nella parte di Toussant.

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