Quando i nazisti rapirono la Danae di Capodimonte

Sabato, 22 Ottobre 2016 00:00
  

Nel 2014 in tutte le sale cinematografiche uscì Monuments Man, un film che raccontava del recupero delle opere d’arte trafugate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale  nei paesi europei man mano conquistati. Si tratta di un fatto effettivamente accaduto, che rischiava di provocare la distruzione di tutti i capolavori requisiti poiché Hitler aveva disposto che in caso di sconfitta del Terzo Reich anche il Museo del Führer - di cui queste opere facevano parte - dovesse essere distrutto facendo esplodere otto bombe lì trasportate poiché nulla gli sarebbe dovuto sopravvivere. Addirittura le casse dove erano contenute le bombe riportavano delle scritte ingannevoli con cui si voleva far credere che contenessero marmo.

 

Il Museo del Führer era collocato nella miniera di Altaussee presso Salisburgo. Negli ultimi giorni della guerra, per impedire agli artificieri delle SS di far esplodere le bombe, la direzione della miniera diede l’ordine di far saltare gli ingressi. Contemporaneamente gli storici dell’arte cui erano affidati i capolavori trafugati, cercarono di salvarne il più possibile trasportandoli nelle gallerie più profonde o al di fuori della miniera stessa. A capo della missione inviata dal governo italiano in Germania c’era lo storico dell’arte Rodolfo Siviero, che riuscì a recuperare le opere trafugate nonostante l’estrema difficoltà dell’operazione. Nel 1947 lo Stato Italiano poté riacquisire il patrimonio perduto.

 

 

 

Nella foto depoca sono immortalati da sinistra Rodolfo Siviero Lucius Clay Enrico De Nicola Alcide De Gasperi e Guido Gonella accanto al diNella foto d’epoca sono immortalati da sinistra Rodolfo Siviero, Lucius Clay, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi e Guido Gonella, accanto alla Danae di Tiziano

 

Tra queste opere c’erano anche i beni provenienti dalla Pinacoteca di Capodimonte che erano stati trasportati per sicurezza nell’Abbazia di Montecassino, da cui furono trafugati. Di essi faceva parte un’opera particolarmente amata dal generale Göring, intenzionato infatti a tenerla per sé: la Danae di Tiziano Vecellio.
L’evento di recupero fu celebrato con una grande mostra nella Villa Farnesina di Roma di cui la Danae fu l’immagine simbolo.

 Realizzata per il Cardinale Alessandro Farnese, nipote di Papa Paolo III Farnese, rappresenta la figlia del re di Argo di cui si innamorò Giove che per sedurla di trasformò in una pioggia di monete d’oro.

 

La bellissima giovane, adagiata su un morbido letto sembra in attesa della pioggia d’oro, verso la quale volge lo sguardo il cupido a destra, che appare stupito e un po’ spaventato. In tutta la scena domina un colore bianco dorato più o meno intenso: dalla biancheria del letto alle belle forme sinuose della giovane, alla tenda color oro deciso, messe ancor più in risalto dalle variazioni chiaroscurali.

 

Terminata negli anni 1545-46, l’opera testimonia l’evoluzione del linguaggio tizianesco, che supera l’attenzione per i valori plastici e il disegno per conquistare la massima libertà tecnica e cromatica, con pennellate morbide e sfatte, vibranti di luce.

Vota questo articolo
(0 Voti)

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.