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"The Young Pope"

Sabato, 22 Ottobre 2016 12:10
"The Young Pope"
  

La prime due puntate di The Young Pope disegnano un cerchio - quasi - perfetto: se all'inizio del primo episodio il cielo si apre lasciando spazio al sole, al termine del secondo è la pioggia che cala idealmente il sipario sugli attoniti fedeli riuniti in piazza San Pietro per la prima omelia del nuovo Papa, l'americano Pio XIII.


Lenny Belardo, questo il vero nome del giovane pontefice interpretato da un maestoso Jude Law, è il sole, tanto per restare in tema, attorno a cui ruota il microcosmo del Vaticano e quello, considerevolmente più grande, del mondo cattolico. È un Papa glaciale e indecifrabile, che non lascia punti di riferimento allo spettatore e ai suoi sbalorditi interlocutori, oscillando tra un anacronistico formalismo e il disinvolto disprezzo delle più elementari regole: dal divieto di fumare in Vaticano, fino alla violazione del segreto della Confessione. Ed è proprio su questa inintelligibilità che Sorrentino costruisce abilmente, sullo sfondo di una Città del Vaticano - e di una Roma - immobile nella sua (grande?) bellezza, le prime due puntate della miniserie, alternando sequenze oniriche dalla spiccata teatralità ad altre in cui, con bruschi strappi, si assesta su registri più realistici, come nel caso del tentato suicidio del Cardinale Spencer.


Naturalmente, grande attenzione è prestata alle varie figure che - letteralmente - si agitano attorno a "Lenny", tra le quali spicca il Cardinal Voiello, interpretato da un ottimo Silvio Orlando, perfettamente a suo agio con la lingua inglese e che riesce a dare vita a un personaggio meschino nei suoi goffi tentativi di controllare Lenny. I suoi sprazzi di "napoletanità", lungi dal trasformarlo in una macchietta, contribuiscono a renderlo ancora più detestabile al di là della sua indubbia importanza simbolica e narrativa. Ugualmente interessante è Sister Mary (Diane Keaton), una figura che pone molti interrogativi sul passato, e sicuramente anche sul futuro, del Pontefice, mentre un discorso a parte meritano il misterioso Andrew e Monsignor Gutierrez, figure appena abbozzate da Sorrentino e che acquisteranno maggiore importanza nei prossimi episodi.


Politica e religione, fede e ragione di stato, luci (poche) e ombre (tante): questi sono gli ingredienti di The Young Pope, ma non aspettatevi di ritrovare le atmosfere di King's Landing e dei suoi truci complotti. No, Sorrentino gioca le sue carte in maniera differente, lasciando i personaggi e gli ascoltatori in una specie di penombra in cui tutto e il contrario di tutto può accadere da un momento all'altro. In questo senso, il viso rugoso della cuoca, investito da una luce tutt'altro che salvifica, si configura come una sorta di Transverberazione di Santa Teresa alla rovescia: all'estasi mistica della Santa fa da contraltare lo sgomento della religiosa, che anticipa quello degli spettatori e dei fedeli, riuniti in San Pietro per la prima omelia.


Le prime due puntate di The Young Pope pongono molti interrogativi, inducendo lo spettatore a sintonizzarsi per scoprire gli sviluppi futuri: nel corso dei restanti otto episodi scopriremo se Sorrentino riuscirà a confermarsi e a regalare un prodotto a cinque stelle anche nel diversificato e agguerrito panorama delle Serie TV.

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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