L'Inghilterra chiede scusa agli italiani:"Non volevamo discriminare nessuno".

Mercoledì, 26 Ottobre 2016 09:32
  

"Italiano, italiano napoletano, italiano siciliano". Queste le tre opzioni dinanzi alle quali si sono trovati alcuni genitori, mentre compilavano la domanda di iscrizione dei propri figli a svariate scuole britanniche. Le mamme e i papà, davanti alla richiesta di specificare le origini territoriali del proprio bambino, non ci hanno visto più: e l'indignazione è giunta ben presto alle orecchie di Pasquale Terracciano, ambasciatore italiano in Inghilterra.


La nostra sede diplomatica, dunque, a polemizzare non si è fatta attendere:"L'Ambasciata d'Italia nel Regno Unito è intervenuta per richiedere la modifica di talune categorizzazioni regionali riferite all'Italia comparse sui moduli online per l'iscrizione scolastica in alcune circoscrizioni in Inghilterra e nel Galles. I codici presentati per la selezione dell'appartenenza etnica, utilizzati sui siti di alcune circoscrizioni scolastiche, indicavano infatti una scelta fra italiano, italiano-napoletano e italiano-siciliano. L'Ambasciata ha protestato con le autorità britanniche, richiedendo la rimozione immediata di tali categorizzazioni".


Il Foreign Office si è, però, affrettato a replicare, con una nota in cui deplorava totalmente l'accaduto, chiedendo un intervento perché venissero "subito rimosse queste categorizzazioni non giustificate e non giustificabili, verificando per quale motivo, in pochi e isolati distretti scolastici, siano state introdotte queste categorizzazioni, che peraltro non avevano alcuna volontà discriminatoria. Semplicemente miravano all'accertamento di qualche ulteriore difficoltà linguistica per i bambini da inserire nel sistema scolastico inglese e gallese".


Insomma, le scuse sono arrivate ben presto a destinazione. La cosa, però, ci lascia perplessi su un paio di fronti. Prima di tutto, se è vero che la scelta delle varie opzioni ha dei fini puramente rivolti a migliorare la qualità della formazione dei bambini, è molto incoraggiante pensare che nel resto d'Europa considerino gli abitanti del Sud Italia come popolazioni precolombiane, in grado di esprimersi solo nel proprio idioma locale, e che hanno per questo motivo bisogno di un approccio paideutico ad hoc. Certo, queste distinzioni sono state apportate anche in relazione ai vari dialetti cinesi; ma, dal momento che gli altri innumerevoli dialetti italiani non sono stati menzionati, sfiderei un inglese a destreggiarsi con il friulano stretto. Fa, quindi, rabbrividire il pensiero che a dare impulso alla discriminazione siano proprio i centri di promozione della cultura, la stessa che dovrebbe garantire la lotta alla diseguaglianza. E all'ignoranza.


D'altra parte, fa non poco ridere tutto questo clamore mediatico da parte di chi, alle alte sfere della diplomazia, dovrebbe occuparsi così seriamente di problematiche ben più gravi. I nostri connazionali, poi, non hanno esitato a darsi alle più accorate delle apologie interattive; gli stessi che, allo stadio, esortano vulcani a caso a sterminare il sud Italia. D'altronde, gli indignati post su Facebook e i tweet al veleno sono la nostra specialità: non è un caso se siamo il popolo che si è alterato per una vignetta francese, e non per il fatto che il contenuto della vignetta sia stato causato dalla sua libera scelta politica.

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