ANTEPRIMA: "Sully", Eastwood e Hanks per un film che non decolla

Giovedì, 01 Dicembre 2016 08:40
  

Nei cieli di New York i motori di un aereo in fase di decollo vengono gravemente danneggiati dalla collisione con uno stormo di uccelli. Il pilota Sullenberg decide così di compiere un complicatissimo ammaraggio d’emergenza sulle acque del fiume Hudson. Miracolosamente, la manovra disperata riesce e tutte le 155 persone a bordo si salvano. Mentre l’opinione pubblica e i media accolgono Sully come un eroe nazionale, una commissione d’inchiesta indaga sulla manovra effettuata dal pilota: prodezza di un fuoriclasse o errore inaccettabile?

Da questo fatto di cronaca, avvenuto il 15 gennaio 2009, Clint Eastwood è partito per costruire un film certamente solido ma meno appassionante di quanto sarebbe potuto essere. L’insistenza sul piano psicologico del protagonista, tormentato da incubi e sogni ad occhi aperti, si traduce in un ping- pong tra fabula cronologica e frequenti flashback di varia lunghezza. La qualità delle riprese in IMAX e un'ottima fotografia accompagnano una buona interpretazione di Tom Hanks, chiamato a indossare la divisa di Sully. D’altronde, nell'ultima edizione della Festa del Cinema di RomaForrest si dichiarò entusiasta di aver lavorato con il serafico Clint che, in sede di regia, preferisce dispensare cenni d’intesa e imbeccate lapidarie invece di filippiche starnazzate a pieni polmoni. Anche l’interpretazione di Aaron Eckart nei panni del baffuto e indisponente copilota Jeff risulta apprezzabile. La plasticità delle inquadrature dell’aereo in volo e in fase d’ammaraggio costituisce il tassello migliore di un film senza particolari acuti, desideroso di veicolare la banale verità secondo cui il fattore umano non è incasellabile attraverso precisi algoritmi matematici.

 

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