Intervista a Riccardo Niseem Onorato, la voce di Jude Law

Domenica, 11 Dicembre 2016 13:31
  

Premio Oscar del doppiaggio, una voce che fa sognare, occhi di ghiaccio. sorriso rassicurante, unico vero erede fonetico del grande Ferruccio Amendola e, ovviamente, del papà Glauco che, oltre ad essere un attore di altissimi livelli, rappresentava per gli italiani la VOCE (per i lettori più giovani Glauco era Bud Spencer, Charles Bronson, Arnold Schwarzenegger, una voce “familiare” che sapeva toccare le corde dell’anima) e, se è vero che come si dice che buon sangue non mente, oggi abbiamo parlato con l’uomo che fa sciogliere le donne accarezzando le loro orecchie. In tre parole: Niseem Riccardo Onorato.

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  1. Qual è l’artista a cui hai prestato la voce a cui sei più affezionato?

Sicuramente Jude Law, che doppio da 18 anni, ma ce ne sono anche altri che magari ho doppiato un po’ meno, come Benedict Cumberbacht.

 

  1. Com’è stato crescere con un papà come Glauco?

Bello, ma non facile. Non ha mai avuto un carattere semplice e nell’ambiente lavorativo spesso ho dovuto faticare più del dovuto per far capire che io NON ero lui. Nel bene e nel male. Come padre, però, mi ha insegnato molto.

 

  1. Qual è il tuo ricordo d’infanzia più bello?

Papà che mi insegna a guidare quando avevo 5 o 6 anni… E in generale tutti i ricordi in cui mio padre e mia madre stavano insieme a me.

 

  1. Qual è stato il primo approccio al mondo del doppiaggio e quando hai capito che sarebbe diventato il tuo lavoro?

Ho iniziato da bimbo, avevo 6 anni, ma sinceramente non ho ricordi di questo. Posso dire di aver capito che potesse essere il mio lavoro verso il 15/16 anni, quando lasciai la scuola per partire in tournèe con lo Stabile di Torino.

 

  1. Sei consapevole del fatto che grazie alla tua voce milioni di donne in Italia sono innamorate dei personaggi che interpreti vocalmente?

Beh, fa sicuramente molto piacere questo, ma cerco sempre di ricordare, sui vari social e durante le dirette streaming, che io NON sono quell’attore. Io sono solo un interprete, una voce. Il carisma e la bellezza appartengono all’attore.

 

  1. Se potessi trasformarti in uno dei personaggi anime che hai doppiato chi sceglieresti?

Non amo particolarmente i cartoni, ma se dovessi scegliere mi butterei su Sesshomaru, un grande personaggio. Mi sono divertito molto a doppiarlo!

 

  1. C’è un artista che ti piacerebbe doppiare? Perchè?

Mi piacerebbe poter doppiare Marlon Brando, ma credo che questo non sia più possibile… Sinceramente no, non c’è un attore in particolare che mi piacerebbe doppiare, spero solo di poter fare sempre bene il mio lavoro, su ogni faccia che doppio.

 

  1. Cosa consiglieresti a chi sogna di diventare un doppiatore?

Consiglierei di concentrarsi sul “suono” della voce dei doppiatori italiani. La recitazione nel doppiaggio è diversa dalla recitazione in teatro o in cinema. Bisogna farsi le orecchie a quel suono. Poi occorre tanta pazienza e perseveranza. Ma la cosa che non si può imparare, e anche la più importante, è il talento: senza quello non si va da nessuna parte.

  1. In “The Young Pope” hai avuto, attraverso la tua voce, l’abilità di far odiare e amare Papa Lenny, qual è il tuo segreto?

Nessun segreto. Come ho già detto, Jude è un attore che conosco da molti anni, questo mi ha facilitato il lavoro. Ho solo fatto quello che lui, magistralmente, aveva fatto sul set di Sorrentino. È stato un gran lavoro, ne sono consapevole, ma anche molto divertente e appagante. È una delle rare volte in cui mi sono “costretto” a vedere un mio prodotto.

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  1. Qual è stato il personaggio più difficile a cui hai dovuto prestare la voce?

Trovo difficoltà a doppiare i personaggi che urlano molto, sembrerà strano ma è così. Tecnicamente mi affatico molto. Al contrario, più un personaggio è complesso, più mi trovo bene. In assoluto il personaggio più difficile è stato Connor, di Assassin’s Creed 3, un videogioco. Doppiare un videogame è davvero un’esperienza mistica.

  1. Hai un aneddoto da raccontare ai lettori di MYGENERATION?

Forse quando, alle prime armi, stavo facendo un turno di brusio (turno di doppiaggio con molta gente in sala) in cui dovevo dire una semplicissima battuta. Il problema era che non riuscivo, mi impappinavo sempre. Il direttore di doppiaggio si spazientì, chiamò un altro a dirla e lui la fece immediatamente. Mi sentii una mezza schiappa, un fallito. Pensai di non essere all’altezza di questo lavoro. Fu proprio lo stesso direttore di doppiaggio, Renato Izzo, a farmi poi fare le prime cose importanti. Non so come, ma aveva visto in me qualcosa. Non smetterò mai di ringraziarlo.

Poi ci sarebbero gli aneddoti legati al doppiaggio dei film porno, ma questa è un’altra storia…

 

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