Roger Federer ha vinto. E io ci stavo lasciando le penne.

Lunedì, 30 Gennaio 2017 16:27
  

Carissimi amici Nerd, sulla vittoria di Roger Federer agli Australian Open 2017 si è già detto e scritto di tutto. D'altronde l'agognato diciottesimo Slam è arrivato alla veneranda età di trentacinque anni, dopo un stop per infortunio durato sei mesi e soprattutto nella finale più iconografica possibile, al quinto set contro Rafa Nadal. Tanto è bastato a far mobilitare il mondo dell'editoria e del Web. Navigando su Facebook o su twitter, oltre alle testate di settore e di informazione, troverete pagine di cucina che, tra un waffel nutelloso di qua e un tutorial su come attentare a una carbonara di la, elogiano le gesta di "The King", paragonando i suoi diritti a perfetti colpi di frusta monta-meringhe. Insomma, la cosa sta sfuggendo di mano, ma è comprensibile e prevedibile data la straordinarietà di questo successo sportivo. Del resto c'è da dire che Roger ti dà l'idea di essere quel tipo di persona che eccelle in tutto. Il miglior diritto, il rovescio più elegante, il cardiologo dell'anno, Presidente del Consiglio, chef stellato, mago dell'uncinetto, il primo uomo a mettere piede su Marte, miglior attore protagonista agli Oscar con la stessa scioltezza di Bryan Cranston agli Emmy Awards.


Quell'impercettibile movimento di testa con cui sposta il ciuffo prima di servire una perfetta prima ad uscire sull'incrocio delle righe pone un evidente questione metafisica sugli anni luce che dividono "The King" della galassia da noi fallaci consumatori d'ossigeno. Ma comunque tutto questo non è bastato a farmi vivere con serenità l'andamento della super-finale di ieri. D'altronde è abitudine di Roger prendersi il gioco dei propri tifosi, alternando un terzo set da cofanetto laccato in oro ad un quarto in cui finge la morte clinica. Inoltre il break messo a segno dal fusto di Manacor all'inizio del quinto set, aveva mandato al bar tutte le mie speranze. C'è da dire infatti che l'uomo più pompato delle Baleari, negli scontri al quinto è una vera e propria sentenza.


Ma non questa volta. Roger infila quattro game consecutivi grazie ad un inedito rovescio coperto in risposta, molto più efficace di quei pallidi back, e trova anche le energie per vincere uno scambio da cardiopalma che mi riduce in fin di vita. A questo punto urge un defibrillatore, ma non faccio in tempo a chiamare il 118 che siamo già a match point. L'occhio di falco chiamato da Nadal sul diritto vincente di Federer alza la pressione arteriosa oltre le stelle e il cielo, a danzare fra Il Grande Carro e L'Orsa Maggiore, finche dall'Australia non sento arrivare le paroline magiche:«Game, Set, Match. Mr. Federer.»

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