Où est le foot d'antan?

Lunedì, 13 Febbraio 2017 11:15
  

C'era una volta il calcio prima delle dirette TV, prima di Sky e Mediaset Premium, ma anche prima di Stream e Tele+, anzi Tele+2, quando gli appassionati si riunivano attorno a una radiolina gracchiante e non a una TV ultrapiatta a un miliardo di pollici. Ricordo, come se fosse una vita fa, le domeniche al ristorante, quando chiedevamo ai nostri genitori le chiavi della macchina per accendere l'autoradio e sapere i risultati dell'Inter, il Milan o la Juve, sperando di tornare a casa per in tempo per vedere 90° Minuto. Erano i tempi della voce inconfondibile di Sandro Ciotti, delle impennate di Enrico Ameri, dell'eleganza di Alfredo Provenzali e di tanti altri indimenticabili cronisti, la cui voce riusciva – qualità sempre più rara – a disegnare e a rendere tangibili anche le fasi di gioco più rapide o concitate.

 

Ieri pomeriggio un altro pezzetto di calcio d'antan è andato via, quando Riccardo Cucchi ha appeso il microfono al chiodo. Inter-Empoli è stata la sua ultima gara per Tutto il Calcio Minuto per Minuto, commentata con la consueta professionalità, anche quando ha chiesto a Filippo Corsini di salutare gli ascoltatori, congedandosi con eleganza e un pizzico di ironia:«E questa volta posso dirlo: è davvero tutto! a te, Corsini».

 

Anche gli Dèi del calcio hanno manifestato il loro rispetto verso questo straordinario professionista, facendo iniziare il match di San Siro con qualche minuto di ritardo rispetto agli altri campi, regalandogli ipso facto quasi 4 minuti di ininterrotta telecronaca finale, in cui, ci scommettiamo, il buon Cucchi avrà sentito ben più di un groppo alla gola.

 

E lo stesso si può dire per me: la TV spenta e il solo rumore della radio mi hanno riportato per un pomeriggio a tanti, tanti anni fa e a un calcio che ormai, forse, non esiste più. E la sensazione è continuata ieri sera, guardando gli scarpini tutti neri di Paulo Dybala, e ritornando ai tempi in cui quelli rossi di George Weah e quelli bianchi di Marco Simone erano l'eccezione e non la regola.

 

Weah

 

Certo, il cromatismo delle calzature non è affatto un problema (a differenza di quello di alcune orribili divise da gara osservate di recente), ma per un attimo è stato bello spegnere il televisore e ritornare a una dimensione magari meno internazionale e meno tecnologica ma sicuramente più vera.

 

In un'era come questa, in cui tra anticipi, posticipi, coppe, rinvii, rimandi e chi più ne ha più ne metta (qualcuno ha detto Superlega?), vi invito, qualora la vostra squadra non giocasse un match imperdibile, a invitare i vostri amici a casa, spegnere la TV, accendere la radio e a riscoprire non solo la bellezza di questo incedibile gioco, ma anche che "social" può esistere anche senza "network".

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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