"Beata Ignoranza": in conferenza stampa Bruno suggerisce titoli

Giovedì, 23 Febbraio 2017 22:01
  

È nelle sale dal 23 Febbraio 2017 Beata Ignoranza, il quinto film da regista di Massimiliano Bruno. Il regista è noto al grande pubblico per aver vestito i panni di Nando Martelloni, il mitico notaio dalla linea comica in Boris, la serie tv con Pannofino dall’indimenticabile tormentone: “Bbbbbbuscio de culo!”.
Al di là di quanto si possa pensare questa commedia affronta temi concreti e importanti e, a parte i contrasti che si vengono a creare tra i due protagonisti Giallini e Gassman - che hanno due visioni dimetralmente opposte, culturalmente e su tutto ciò che concerne il web - l’analisi della società odierna viene delineata e definita in maniera poetica e precisa.

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Il film racconta la storia di Ernesto e Filippo, due docenti in una scuola superiore che si ritrovano colleghi dopo molto tempo. Non corre buon sangue tra i due a causa di vecchi malumori irrisolti. Quando la passione per la tecnologia dell’uno si scontra con la repulsione dell’altro, si arriva alle mani e un video rubato durante il litigio viene diffuso in rete, divenendo virale. La situazione si complica quando una donna, che i due hanno in comune, li sfida a mettersi l’uno nei panni dell’altro per un mese. Il professore conservatore dovrà cimentarsi con la rete, i social network, il gaming online, mentre l'altro dovrà salutare temporaneamente i suoi 5.000 followers. Questo rappresenterà il punto di partenza per risolvere situazioni messe da tempo in stand-by, proprio quelle che hanno dato il via alla rivalità tra i due.

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In una frizzantissima conferenza stampa Massimiliano Bruno ha spiegato:
«La genesi del film è un post che ho scritto su Facebook circa quattro anni fa e che poi avevo condiviso con Gianni ed Herbert Simone, sul fatto che potesse essere il concept per un film. Io mi lamentavo del fatto che, personalmente, non riuscivo ad andare troppo spesso a teatro o al cinema, leggevo sempre meno romanzi e dedicavo meno tempo alla vita sociale fuori casa, perchè perdevo un po’ troppo tempo a stare sui social network. Lì è nata una storia, nella quale abbiamo potuto raccontare le nostre anime, perchè abbiamo capito che dentro di me, ad esempio, c’era una parte di Ernesto e una parte di Filippo, la prima parte dice che non dovrei stare a perder tempo sul computer o sul cellulare e l’altra invece che è attratta, come da una droga, che non riesce a non rispondere ad un messaggino su Whatsapp. Alla fine mi trovo schiavo di questi maledetti gruppi, non so voi io ne ho una settantina, a partire dal gruppo del Weekendino fatto a Sutri, al gruppo del Ci vediamo la partita dell’Italia insieme?  Che poi non è che ci leviamo da sti gruppi, ci rimaniamo tutta la vita, ogni tanto dopo sei mesi, bip, ti arriva un messaggino da quel gruppo che era La lasagna a casa de Gino con scritto, ma se facciamo un’altra lasagna? E tu pensi: “BASTA! Dovete morì!”. Per quanto riguarda la struttura del film, si sa, siamo tutti molto amanti della commedia all’italiana e soprattutto di due titoli quali: C’eravamo tanto amati e Dramma della Gelosia,che ricamano in qualche modo non i contentuti, ma la forma di quella che è stata poi la nostra sceneggiatura. Lì succedeva che i personaggi si rivolgevano direttamente in macchina e parlavano col pubblico, facevano le loro considerazioni, così da aprire finestre sul loro passato. Insomma, siccome siamo tutti, almeno io personalmente da regista, figlio della commedia all’italiana, figlio di quei registi a cui mi rifaccio ignobilmente (nel senso che non me lo merito però ce provo) la scelta è stata quella di fare un film che, paradossalmente, adesso risulta diverso dai tipi di  sceneggiatura che ho fatto in questi anni che sono molto più lineari, nonostante in questo abbiamo cercato di far sposare queste due anime della storia: l’una si domanda se sia meglio restare in rete e l’altra approfondisce i rapporti umani, ed è qui che entrano in ballo i personaggi di Teresa, Carolina e Valeria. Marco Giallini e Alessandro Gassman mi sembravano i prototipi giusti per raccontare questi due personaggi. Gassman anche nella vita è molto superficiale e Giallini è un anziano travestito da motociclista della Nomentana. No, scherzo!»

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Esilarante anche l’intervento di Marco Giallini che, paragonandosi ad Ernesto, il suo personaggio nel film afferma: «Io mi rivedo molto in Ernesto, nel senso che non sono uno che sta molto sui social network, diciamo che su Twitter ho messo una foto, sei anni fa, fortunatamente c’è una ragazza che mi segue i vari Buongiorno Mondo e Buonasera Mondo, Sto cor gatto o Sto cor cane delle varie pazze su Facebook, o i Maledetta pioggia, Mio padre è andato via (non si sa se è morto, se se ne è andato a Milano, si capiscono da sole poi, è una cosa terribile!). Apri Facebook e leggi : Non mi avrai, mi hai avuta una volta, basta! Ma a chi lo stai a scrivere? Ma perchè non lo scrivi direttamente a lui via sms invece di rompermi le palle a me? Grazie a tutti.»

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Non si fa aspettare la risposta di Alessandro Gassman che prontamente interviene cosi: «Anche questa è una filosofia. Diciamo che tra questi individui io sono quello che usa di più i social, utilizzo soprattutto Twitter, mezz’ora la mattina e la sera, faccio piccole battaglie civili e credo che sia importante conoscerli invece, anche se non si apprezzano, perchè i social ci saranno sempre di più, non si torna indietro. All’interno della rete c’è tutto il meglio e tutto il peggio della società e io preferisco conoscerli bene e poi magari decidere se usarli oppure no. Andrebbe insegnato il loro utilizzo a scuola.»
Su questo punto viene interrotto da Giallini, che esprime il suo pensiero così:«Io dico che i social dovrebbero essere anche antisocial, più che altro antisocial. A scuola si insegnerebbe inutilmente l’utilizzo della rete, perchè poi ai ragazzini non gliene frega niente, tu gli dici fai una cosa e ne fanno un’altra, però io direi, perchè non impariamo cos’è questo paese? Il passato, la memoria, il futuro per non ripetere gli sbagli. Ecco, dovrebbe servire anche a quello invece vedo che per l’80% insomma, c’è robaccia!»

Interviene immediato Massimiliano Bruno: «Vi suggerisco un titolo: Giallini si scaglia contro la rete... »

A questo punto Gassman riprende il concetto ribadendo: «Però, se usata bene, può essere una macchina meravigliosa che la nostra generazione non aveva e che rende questa per molti versi avvantaggiata e più informata.»

E di nuovo Bruno: «Altro titolo: Gassman difende la rete... »

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Decisamente diversi i toni utilizzati da Carolina Crescentini che ci tiene a precisare un concetto: «Sui social network c’è una cosa da dire che non abbiamo detto, sì che sono molto utili, sì che si usano per tenersi in contatto con persone lontane e per informarsi, ma il social sta cambiando le persone. La gente vive dietro a questo schermo e dietro allo schermo tu sei tutelato a non essere te stesso ma a trasformarti in quello che vorresti essere quindi aggredisci, dici cose che non avresti mai il coraggio di dire faccia a faccia o fai battaglie sociali che non faresti mai nella vita reale, perchè non sei mai sceso in piazza in vita tua. C’è tutta una serie di cose permesse dallo schermo del pc o del telefonino, che sono false. Quindi la società non è vero che sta cambiando, è l’apparenza della società che sta cambiando poichè, nella realtà, quando c’è veramente da fare un casino o manifestare - e a quel punto è veramente importante - non lo si fa. Una volta che è stato fatto sul wall della propria pagina, che sia Twitter o Facebook, si pensa di avere la coscienza a posto e invece è una grande eresia. Ho letto un libro anni fa di Bauman che diceva una cosa interessantissima: Nella nuova società liquida non c’è più “penso dunque sono”, ma c’è “esisto, sono visto dunque sono e penso di avere la coscienza risolta”. Però si salta il passaggio che rende un essere umano interessante e utile alla società, quindi il social network o il social media è una facciata ma non è niente di più.»

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