Alla scoperta della collina del Vomero

Lunedì, 27 Febbraio 2017 09:32
  

La conoscenza di un territorio include in sé sia la storia politica sia le vicende e la cultura delle genti che l'hanno popolato e deve fondarsi sia sull'analisi delle strutture materiali sia sull'analisi dell'organizzazione dei gruppi, delle comunità familiari, dei legami fra gli individui. Deve essere un'analisi che parta “dal basso”, seguendo i dettami di Bloch e di Lefebvre, insomma, la storia di tutti quegli elementi che hanno contribuito alla costruzione di un determinato spazio.

L'identità socio-culturale di un territorio è processo lungo, ma alla sua base vi è la conoscenza del luogo in cui si abita, vuoi per scelta, vuoi per lavoro o per casualità, poiché spinge a sentirlo proprio e quindi a proteggerlo, a rivalutarlo e a stimolare riflessioni per approfondire il significato di un bene comune.

Proprio su questi temi si è sviluppato il convegno, tenutosi nella sala della V Municipalità di Napoli-dedicata alla memoria di Silvia Ruotolo-nell'ambito del mercoledì culturale sulla storia della collina del Vomero.  

L'incontro è stato presentato da Ersilia Di Palo, promotrice di innumerevoli eventi culturali, sotto l'egida dell'associazione E.I.P. Italia, ente non governativo riconosciuto dall'UNESCO.

 

I relatori del convegno, il magistrato e storico Sergio Zazzera e la Professoressa Fara Caso hanno rievocato, sotto diversi aspetti, la storia di questo luogo.

Attualmente il Vomero è una zona residenziale con alta densità abitativa e commerciale, per alcuni luogo senza storia, nato solo grazie alla speculazione degli anni '50, ma andando indietro nel tempo, poche ma importanti testimonianze ci svelano che i primi insediamenti risalgono già all'epoca greca e romana. I primi nuclei abitativi sorsero sulla via Puteolis Neapolim per colles, strada che costituiva l'unico collegamento via terra con la zona Flegrea, strada in seguito risistemata e chiamata Antiniana, nome che deriverebbe da ante Agnanum, cioè di fronte Agnano, attorno ad essa si svilupperà il quartiere del Vomero che prenderà il nome proprio da quei contadini che si sfidavano, con il proprio aratro e il relativo vomere, a tracciare il solco più dritto nel terreno.

Nel XVI secolo sorsero sulla collina le prime ville dei nobili che lì si recavano per la villeggiatura, per cambiare aria e praticare l'otium in un luogo ameno e pieno di verde, verde che nel corso dei secoli gli fu sottratto grazie alla spinta di varie speculazioni edilizie.

Verso la fine del XIX secolo la banca Tiberina acquistò grandi lotti di terreno con l'intenzione di costruire un nuovo quartiere; così l'11 maggio 1885, alla presenza dei reali, del ministro Depretis e del sindaco Nicola Amore, fu posta la prima pietra del nuovo rione, il cui progetto prevedeva l'urbanizzazione di un'area di circa 650000 mq con la creazione di Via Scarlatti e Via Bernini, incrociantesi in Piazza Vanvitelli, e delle Vie Luca Giordano e  Morghen. 

La seconda fase speculativa si ebbe sotto l'amministrazione Lauro, quando furono costruite abitazioni di edilizia popolare con il fine di creare un bacino elettorale per l'amministrazione  in carica, fino ad arrivare agli anni '70-80 quando l'edilizia di piccoli lotti favorì nella zona, come afferma il Dottor Zazzara, l'immissione di elementi che venivano dalla periferia o dai comuni limitrofi, fatto che oltre a togliere ancora più verde alla collina portò allo sgretolamento del patrimonio culturale di quel luogo.

A questo punto sembrerebbe impossibile, per la mancanza di altri lotti edificabili, che si mettessero ancora le mani sulla città, ma non è così perché si stanno mettendo sotto la città con la costruzione di numerosi garage sotterranei.

Il convegno si è concluso con la promessa di un prossimo approfondimento dedicato a questo quartiere napoletano.

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