Ciao Chuck

Lunedì, 20 Marzo 2017 12:56
  

Sabato sera si è spento, nella sua casa in Missouri, Chuck Berry, uno dei padri fondatori del Rock'n Roll. Aveva 90 anni, ma nonostante le sue tante primavere continuava a suonare e a trasmettere la sua arte attraverso la  musica.

Il suo stile, il suo modo di suonare la chitarra, ha influenzato tantissimi musicisti che adesso gli stanno rendendo omaggio su Facebook e su Twitter. È considerato uno dei primi poeti della musica contemporanea perché attraverso  i suoi testi si iniziava ad andare oltre al classico I Love You: con parole semplici e ironiche toccò anche tematiche riguardanti gli adolescenti che in quegli anni cominciavano a ribellarsi alla famiglia e alla società.

Le sue canzoni furono tra le prime ad avere la chitarra come strumento principale e con quella parlava ad un'America ancora piena di preconcetti, dove i neri subivano la  segregazione razziale. Con quella chitarra riusciva a parlare anche alla parte bianca del paese invogliando centinaia di ragazzi, bianchi e neri, ad imbracciare una chitarra, riuscendo in questo modo a scacciare il ricordo del recente conflitto mondiale. Con quella chitarra parlava anche ai chitarristi d'oltremanica come Eric Clapton e George Harrison che si esercitavano sulle sue canzoni per far vibrare in modo magico i propri strumenti.

Grazie al suo modo di comporre riuscì a mescolare gli elementi del Rhythm and blues con quelli della musica Country dando vita di fatto al Rock and roll moderno: fu la chiave del suo successo.

É ricordato sia per alcuni grandi classici usciti dalla sua penna, tra cui Sweet Little Sixteen, Rock and Roll Music, Maybellene e Memphis Tennessee, sia per la duck walk - letteralmente: il passo d'anatra, imitata successivamente anche da altri musicisti, tra cui Angus Young degli AC/DC - sia per uno dei riff d'apertura più importanti del Rock, quello di Johnny Be Good, canzone che lo ha reso celebre per l'eternità e che ricordiamo con un sorriso nell'esibizione di Michael J. Fox in Ritorno al futuro.

Alcuni sostengono che non si fosse mai autoproclamato King of Rock'n roll, a differenza di qualcun altro, perché il suo fine era quello di suonare la sua Gibson ES-335, fare nuova musica e stare a contatto con il pubblico. Al contrario altri sostengono che lui si sentisse davvero il re del Rock'n roll e lo descrivono rabbioso, solitario, tant'è vero ci sono stati  diverbi e incomprensioni quando mostri sacri del Rock hanno condiviso il palco con lui.

John Lennon diceva sempre :«Se vuoi provare a dare un altro nome al rock and roll, puoi chiamarlo Chuck Berry», da adesso così lo chiameranno anche gli angeli.

Ciao Chuck!

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