Aprite i cancelli del Paradiso: è arrivato Er Monnezza!

Domenica, 26 Marzo 2017 00:00
  

A 20 giorni dal suo 84° compleanno ci lascia un grande artista, un uomo che ha fatto ridere e riflettere l'Italia intera. Quando da piccoli, su Rete 4 davano i film di Tomás Milián era quasi una festa. Anche se conditi da espressioni colorite e parolacce era sempre permesso guardarli. Er Monnezza paladino della giustizia, burbero e sboccato, era saputo entrare nel cuore di grandi e piccini.


L'attore cubano, naturalizzato italiano aveva un rapporto quasi simbiotico con l'Italia e soprattutto con la sua Roma che paragonava ad una donna della quale non si poteva essere che innamorati. Diceva che l'amava, tutta quanta, di un amore profondo, quasi sessuale. Tomás era un borghese e quando confessò alla zia Carmita, unica intellettuale della famiglia di voler fare l'attore lei gli rispose:« Tommy ma tu non sai niente della vita, ti alzi a mezzogiorno, vai con la tua macchina al club, scegli una ragazza con cui uscire la sera e dopo averla riaccompagnata a casa, frequenti le case d'appuntamenti, immagina che film noiosi, se conoscerai solo queste cose». Tomás si vergognò, si sentì umiliato dall'aver preso coscienza di essere un uomo comune e passò tutta la sua vita cercando di strapparsi di dosso la pelle della borghesia. Partì alla volta degli Stati Uniti, frequentò prima l'accademia teatrale di Miami e in seguito l'Actor Studio di NY, abbagliato dal mito di James Dean, con il quale si identificava a causa delle similitudini del rapporto burrascoso con il padre. Il Padre di Tomás, era un militare, un generale del regime di Gerardo Machado, che, quando Batista portò a termine il colpo di stato, fu arrestato e recluso per anni. Era un uomo rigido e disciplinato, ma la prigionia ruppe qualcosa in lui che, una volta tornato a casa, si dimostrò violento soprattutto nei confronti del figlio, arrivando addirittura a suicidarsi con un colpo di pistola davanti agli occhi di un Tomás appena 12enne il 31 Dicembre del '46.


Milian


A proposito di quello straziante evento Tomás ha sempre detto una cosa:«Lo sparo ha ucciso lui, però quello sparo è stato l'inizio della mia corsa, sempre davanti a quella pallottola, intanto perchè non mi prendesse e poi per raggiungere qualcosa che ancora non sapevo. Quello sparò alimentò la frustrazione che avevo con mio padre il quale mi voleva nell'esercito e alla fine faccio sempre ruoli dove sono maresciallo, poliziotto, generale.»


La carriera artistica di Tomás non ha nulla da invidiare alle stelle del firmamento Hollywoodiano, anche se il suo nome è stato consacrato in Italia, vanta collaborazioni con nomi del calibro di Tony Scott, Sidney Pollack, Steven Spielberg, Oliver Stone, Steven Soderbergh, Andy Garcia e molti altri ancora. L'arrivo in Italia fu legato al ruolo che Tomás aveva in una pantomima di Cocteau per la regia di Zeffirelli. Il giorno della partenza il regista Bolognini lo fece chiamare per offrigli la parte del protagonista in La Notte Brava, ruolo che accettò solo perchè sommerso dai debiti. A propostito di quella giornata disse che era venuto in Italia per 15 giorni, in occasione del Festival di Spoleto e ci si fermò per 37 anni. Dove venne al mondo il personaggio amato di più, soprattutto da lui, maresciallo Nico Giraldi.


Milian 2


«Amo il Monnezza perchè è la cosa artistica migliore che io abbia mai fatto nella vita, non Antonioni, non Bertolucci ma ER MONNEZZA, perchè sono stato da giovane tutt'altro che Er Monnezza, lo inventai, lo costruì col cappello la parrucca e le scarpe da ginnastica. È il mio essere italiano e per quel che mi riguarda dire che sono italiano cancella tutto il mio passato così brutto, perchè un Italiano o meglio un romano, non soffre, non piagne, il romano ha un certo cinismo, sono i 2000 anni di cultura che lo aiutano a sopravvivere. Er Monnezza è l'amore mio ( titolo omonimo del libro), amo roma, amo i romani perchè mi hanno insegnato a campare. Non voglio fare l'attore straniero che viene a Roma e dice amo l'Italia, non posso mi vergognerei, che Dio mi fulmini se sto mentendo.»


Tomás ha sempre preferito interpretare ruoli popolani, "coatti" perchè convinto di dover rivoglere il proprio amore al popolo l'unico in grado di ricambiare con vero amore; secondo lui gli intellettuali non sanno amare, non sono in grado non solo di dare ma nemmeno di ricevere amore. Forse proprio per questi motivi la persona che più ha amato è stato Franco Lechner, ovvero Bombolo, al punto di paragonarlo un po' ad una moglie. Con lui è riuscito ad esprimersi appieno. Un sodalizio sigillato con una pizza (che a Roma significa anche schiaffone) sul set di Omicido sul Tevere, quando, nella scena in cui Bombolo chiedeva al cameriere quando arrivasse il suo pasto, si vide arrivare 5 dita direttamente in faccia, quello fu il momento in cui la coppia comica fu consegnata ai posteri. Tomás vedeva questa abitudine di dare schiaffoni al povero Franco come un abuso di potere, fin quando lo stesso gli disse devi darmi le pizze, alla gente piace.


Tomás, in un' intervista del 2010, disse di lui:«Era importante Bombolo, il caro dolce Bombolo. Il giorno del suo funerale, mi sono nascosto dietro ad una colonna e quando la bara mi passò davanti io le diedi uno schiaffetto d'addio. Del cinema italiano è quello che mi manca di più, è stata una persona che mi ha dato tanta felicità, perchè anche lui come me è un bambino grande, io sono un bambino vecchio, diabetico, lui un bambino meno vecchio, però anche lui diabetico. E un giorno voglio essere seppellito vicino a lui al Verano. Nel momento in cui sono tornato in Italia e ho visto l'amore di questa città, della gente che amo ho telefonato a mia moglie e mio figlio in America e ho detto di seppelirmi qui, perchè voglio stare sotto la terra di Roma. Quello che voglio spiegare però è che io non devo tornare a Roma, io non sono mai partito Roma sta qui, nel mio cuore.»

 

E nel nostro cuore ci sarà sempre un posto speciale per Er Monnezza. Ora va' e insegna agli Angeli a dare le pizze.

 

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