De Sanctis, chi era costui?

Sabato, 01 Aprile 2017 19:16
  

“De Sanctis, chi era costui"?

Se lo chiedessimo ai ragazzi, e non solo a loro, forse ci risponderebbero che è stato il portiere del Napoli e che ha giocato anche nella Nazionale! Ad un letterato non ci permetteremmo mai di chiederlo. 

Ecco perché vogliamo rivolgerci, in modo semplice, senza inoltrarci in approfondimenti-che pure sarebbero consoni-sulla figura di questo letterato, proprio a quel pubblico che non hai mai sentito nominare il nostro illustre conterraneo: Francesco De Sanctis. Pochi giorni fa l'aula del Senato ha ospitato la cerimonia d'inaugurazione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di colui che si è posto tra i pilastri della letteratura e della storiografia italiana e che, oltre ad essere stato Ministro della Pubblica Istruzione, nei governi guidati da Cavour e Ricasoli, è stato uno dei massimi esponenti non soltanto della critica letteraria italiana che va dal Duecento all'Ottocento, ma della stessa storia del pensiero.

Nacque a Morra Irpina, nella provincia di Avellino, il 28 Marzo 1817 e morì a Napoli il 29 Dicembre 1883.

Prima di lui, ogni opera scritta si giudicava in relazione al modello del genere letterario a cui si pensava che potesse appartenere, ma De Sanctis, con la “Storia della letteratura italiana”, non chiuse in schemi le opere degli scrittori e considerò la letteratura come esperienza umana immersa totalmente nel corso della storia.

Le sue concezioni critiche inizialmente destarono pochi echi, ma solo per merito di Benedetto Croce apparve chiara la profondità e l'importanza della sua opera, che costituisce la prima compatta e coerente sintesi di tutta la letteratura italiana, dove la singolarità del suo lavoro consiste nell'essere insieme storia della letteratura e storia morale del popolo italiano. Dal 1839 fu insegnante al Collegio Militare della Nunziatella, ma la sera, al vico Bisi, continuava i suoi corsi, che i migliori giovani di Napoli frequentavano con entusiasmo. Non si parlava di politica, ma dalle sue lezioni scaturiva un così alto insegnamento morale, tanta fede nella libertà e nella Patria, che le coscienze di quei giovani ne erano illuminate più profondamente di quanto potesse fare una propaganda patriottica. Perciò non ci stupisce il fatto che nel 1848 stesse sulle barricate insieme ai suoi discepoli. De Sanctis era un uomo pieno di passione, libero e ribelle e proprio per il suo impegno politico venne allontanato dalla Nunziatella, addirittura nel 1850 fu arrestato e imprigionato a Castel dell'Ovo, dove rimase tre anni, per poi essere esiliato in Piemonte; ma in seguito all'unificazione d'Italia, nel 1861, ricoprì cariche pubbliche su quel tanto agognato suolo italiano.   

Oggi va ricordato soprattutto per l'attualità del suo pensiero, che emerge chiaramente in un suo articolo rivolto ai ragazzi: «Studiate e siate liberi, perché l'Italia sarà quel che voi sarete».

È importante ricordare il suo pensiero in un momento in cui la cultura è considerata quasi un accessorio, in un momento in cui nel nostro Paese ci sono ministri che affermano che con la cultura non si mangia e che è meglio giocare a calcetto, magari in un campetto con erba sintetica, per assicurarsi un futuro. In un momento in cui non si punta sul merito e sul valore del curriculum e in cui è sempre più raro dare ai ragazzi strumenti che li aiutino a pensare autonomamente per combattere ogni forma di “cretinismo economico”, come affermava Gramsci, in forza del quale oggi è più importante consumare piuttosto che pensare e criticare.

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