La bellezza nascosta di Napoli-Juventus

Lunedì, 03 Aprile 2017 10:30
  

E alla fine Higuaín tornò al San Paolo.

 

Tutto si è svolto esattamente come previsto, con bordate assordanti di fischi ogni qualvolta il Pipita toccasse palla o partecipasse in qualunque modo all'azione. Benché affatto intimidito dall'accoglienza riservatagli dai suoi ex tifosi, il numero 9 bianconero non è riuscito ad incidere e tutti siamo rimasti a chiederci cosa avrebbe fatto in caso di gol: avrebbe esultato o no? Per fortuna, "Gonzalo Gerardo Higuaín contro la città di Napoli" non era che una delle innumerevoli chiavi di lettura del match di ieri sera, e forse neanche la più importante: quella con la Juve è infatti LA sfida per i tifosi partenopei, e vincerla può anche salvare una stagione che si chiude con «zero tituli», fermo restando che la Coppa Italia è ancora lì e che tra pochissimo si rigiocherà l'identico match.

 

Ma al di là dei significati e delle interpretazioni, com'è stata la partita?

 

Sicuramente non spettacolare, ma molto bella.

 

Mi rendo conto che quanto scritto qui sopra possa sembrare una contraddizione, ma, a ben vedere è proprio così. Non ci sono state giocate a effetto, numeri d'alta scuola o grandissime parate, eppure anche l'occhio è stato gratificato.

 

In che modo?

 

Dopo il gol di Khedira all'inizio, la Juventus ha scelto di difendersi, lasciando sfogare il Napoli; grandissime occasioni – repetita iuvant – non ce ne sono state, ma il possesso palla degli azzurri e le fittissime trame di passaggi al limite dei 16 metri avversari hanno avuto una innegabile valenza estetica.

 

E i bianconeri?

 

Con due linee basse a protezione dell'area di rigore hanno semplicemente fatto catenaccio? Questo è un modo per dirla, un altro modo è che i Campioni d'Italia hanno giocato una partita a scacchi (quasi) perfetta, impedendo agli avversari di rendersi davvero pericolosi, se non in occasione del gol.

 

Ma poiché la metafora scacchistica forse non rende giustizia a uno sport dinamico come il calcio, ecco che le arti marziali ci vengono in soccorso. Esiste infatti un esercizio conosciuto da tutti i praticanti di kung fu, che spiega quanto osservato ieri sera: il chi sao. Semplificando al massimo, si tratta di una simulazione di combattimento in cui le mani di due avversari rimangono sempre in contatto (chi sao significa infatti "Mani appiccicose") in un'infinita catena di mosse e contromosse. In questo senso, i movimenti senza palla e i passaggi da un lato, e i raddoppi e gli scali di posizione dall'altro, hanno dato vita a un balletto di rara bellezza in cui ogni azione era annullata da una reazione uguale e contraria. Tuttavia, per nostra fortuna, il calcio non è mai una scienza esatta e a un certo punto il Napoli è riuscito a eludere la guardia della Juve assestando, col gol di Hamsik, un colpo al rivale.

 

E poiche siamo pur sempre in NerdZone, un altro modo di descrivere i minuti tra il 7° e il 60° è il combattimento tra Raul e Toki in Hokuto No Ken (Ken il Guerriero): il primo (che rappresenta il Napoli) attacca con la forza del mare in tempesta, e il secondo (ovviamente la Juve) risponde con la tecnica dell'acqua calma, assecondando la forza del rivale e riuscendo, ipso facto, a disinnescarla. Tenendo a mente che a un certo punto del duello, anche Toki inizia a usare una tecnica più votata all'attacco, sarebbe stato lecito aspettarsi qualche emozione in più negli ultimi 30 minuti del match (e qui ritorniamo sul tema del poco spettacolo), ma la vita, si sa, non è un cartone animato, e proprio quando ci si attendeva chissà che è successo ben poco.

 

Chissà, magari lo spettacolo ci sarà mercoledì nella prossima puntat... ehm, partita. Nella prossima partita.

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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