Raffaello in 3D – Al cinema l’arte di un genio del Rinascimento

Mercoledì, 05 Aprile 2017 00:00
  

Raffaello – il Principe delle arti 3D è il quarto film d’arte prodotto da Sky, in collaborazione con Musei Vaticani e Nexo Digital.
Dopo Musei Vaticani 3D del 2014, Firenze e gli Uffizi 3D del 2015 e  San Pietro e le Basiliche papali 3D del 2016, proprio in questi giorni nelle sale arriva il primo film sul genio senza tempo di Raffaello Sanzio (1483-1520), che racconta dell’uomo che attraverso l’arte visse come un Principe, più che come un artista (G. Vasari).

 

Tre grandi storici dell’arte accompagnano le immagini dei dipinti, illustrandoli con una narrazione appassionata, autorevole e nello stesso tempo coinvolgente: Vincenzo Farinella, docente alla Normale di Pisa, Antonio Natali, ex direttore degli Uffizi e Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani fino al 2016.

Il film si apre illustrando la formazione dell’artista urbinate, che avviato alla pittura nella bottega del padre, pittore alla corte di Federico di Montefeltro, trovò i suoi primi modelli in Pietro Perugino e nel Pinturicchio, ma anche nella meravigliosa tempera la Città ideale e nelle opere del classicismo ellenistico.

 

Confronto-Sposalizio-della-Vergine Confronto tra lo Sposalizio della Vergine di Raffaello e del Perugino

 

Quando nel 1504 arriva a Firenze, Raffaello ha già assorbito e superato l’esempio dei suoi primi maestri ed è pronto a entrare in contatto con l’arte dei più grandi talenti della storia dell’arte di quel momento storico: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti.
Impossibile immaginare Firenze in quegli anni senza immedesimarsi nella feconda vita culturale che si respirava dappertutto in città e che ne fece la culla del Rinascimento. Nella Firenze rinascimentale l’arte era ovunque, non solo nei pennelli e negli scalpelli degli artisti, ma anche nelle parole, nelle case, nelle strade, dentro ai vicoli, nelle nostre vite. La città ne era pregna in ogni angolo. L’arte plasmò Firenze in quegli anni e Firenze plasmò l’arte, dice il personaggio di Lorenzo il Magnifico in Firenze e gli Uffizi 3D.

 

scuola di atene

Scuola di Atene, 1509-11 ca., affresco, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani

 

Nel 1508 il papa Giulio II, nell’ambito di un grandioso programma di renovatio urbis, affida a Raffaello la decorazione degli appartamenti in Vaticano, continuata poi sotto Leone X. Contemporaneamente Michelangelo è impegnato negli affreschi della volta della Cappella Sistina. Gli anni vaticani rappresentano il culmine del percorso umano e artistico di Raffaello che a Roma si mostrò in tutto il suo genio.
Spesso descritto come un pittore classico, Raffaello si è invece trasformato continuamente, facendo propri e superando i segreti e le complessità dei maestri con cui man mano veniva a contatto, fino a Leonardo e Michelangelo.

 

 

Madonna della seggiola Madonna della seggiola, 1513-14 ca., olio su tavola, Galleria Palatina, Firenze

 

Ma la vera perla del film è la ricostruzione virtuale della Cappella Sistina com’era prima che Michelangelo dipingesse il Giudizio Universale (1535-1541) lungo tutta la parete dietro l’altare. L’esigenza nasce per ricreare l’intera Cappella Sistina come appariva il 26 dicembre 1519 quando, in occasione della messa di Santo Stefano, papa Leone X espose i primi 7 arazzi realizzati da Raffaello lungo il registro più basso delle pareti, raffiguranti le Storie dei santi Pietro e Paolo. A quel tempo il Giudizio Universale non era stato ancora realizzato e al suo posto sappiamo che c’erano affreschi in gran parte del Perugino, ma di quella parete non esistono testimonianze pittoriche per cui l’aspetto precedente si può soltanto dedurre dai disegni preparatori sopravvissuti e dalle supposizioni degli storici dell’arte. La produzione ha commissionato a un pittore beneventano, Marco Romano, la realizzazione delle opere perdute, per poi ricollocarle virtualmente insieme agli arazzi di Raffaello, nell’intera Cappella Sistina.


Si tratta sicuramente di un’operazione ambiziosa e affascinante che, nell’intento di mostrare ciò che nessuno ha più visto dopo cinque secoli, rivela qualcosa di visionario e sicuramente unico.

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