Una chiacchierata con Enzo Avitabile

Martedì, 11 Aprile 2017 00:00
  

Marianella ha voluto rendere omaggio ad un suo illustre conterraneo con una festa popolare che ha visto la partecipazione di una folla entusiasta. Di chi parliamo? Ovviamente di Enzo Avitabile, che proprio alla folla ha dedicato la vittoria dei due David di Donatello ottenuti per la colonna sonora del film “Indivisibili” di Edoardo De Angelis e per la migliore canzone originale “Abbi pietà di noi”.

Le musiche del film e del suo ultimo album “Lotto Infinito” sono state scritte pensando alle periferie del mondo, popolate da persone “senza potere”, come ha affermato Luigi De Magistris, a cui invece va l'attenzione e l'interesse del maestro.   

Abbiamo incontrato Enzo Avitabile alla pro loco “Soul Express” di Marianella, poco prima della festa in piazza, e l'incontro, al di là dell'intervista, è stato emozionante per il senso di umanità mostrato dal musicista. 

Il tuo ultimo album,  Lotto Infinito, cosa rappresenta per te?

È un disco come gli altri, con la differenza che quest'album mi rappresenta più di quello precedente poiché è dedicato alle periferie, alle terre fuori di vista, alle “popolazioni a svantaggio”: è un canto di speranza.

Quindi tu dai voce a luoghi dimenticati. Perché questa scelta?

Io sono innanzitutto napoletano e mi riferisco al mio quartiere come casa madre. Sintetizzo questo mio pensiero: Se Marianella è la mia casa, Napoli è la mia casa; se Napoli è la mia casa, l'Italia è la mia casa; se l'Italia è la mia terra, L'Europa è la mia terra; se l'Europa è la mia terra, il mare è la mia terra; se il mare è la mia terra, i continenti sono casa mia; se i continenti sono casa mia, il mondo è casa mia, se il mondo è casa mia, l'universo è casa mia; se l'universo è casa mia, Marianella è casa mia. C'è sempre un rapporto tra il punto è l'infinito. Ecco perché mi son detto di dedicare ogni evento della vita alla mia città e innanzitutto al mio quartiere. C'è poi l'attenzione alle periferie perché penso che  sia corretto cantare una Napoli meno in vista, non quella del '700 napoletano, non quella che si vede dal mare, ma quella che una volta veniva definita mare verde, che non è quello di Ischia, ma quello che viene identificato con la campagna. Quindi, perché non raccontare una parte di Napoli che noi chiamiamo periferia come Marianella, Scampia o Ponticelli? Ma esiste anche la periferia del centro storico quali per esempio sono la Sanità, Soccavo, San Pietro a Patierno. Ma un aspetto più largo di questo termine, di cui ha parlato anche Papa Francesco, sono le periferie esistenziali, poiché è periferia tutto ciò che si muove fuori di vista, così come accade per i migranti e gli emigranti; d'altronde ognuno di noi è un migrante-emigrante alla ricerca di una terra di nessuno in cui gli uomini parlino attraverso il cuore.  

Prima hai accennato a Papa Francesco, visto che l'hai incontrato di recente, ce ne parli?

Ho incontrato una grande anima, un incontro che va oltre le parole, poiché il contatto con una grande spiritualità come quella di Papa Francesco noi la viviamo attraverso una comprensione sottile che non si riesce a raccontare attraverso le parole.

Viviamo in un'epoca di paradossi: chi ha tutto e chi non ha niente. Secondo te c'è una terra di mezzo in cui c'è spazio per la solidarietà e la spiritualità?

Dobbiamo fare una riflessione su ciò che è la sacralità. Sacro è tutto quello a cui diamo significato nella vita, al di fuori dello spazio e del tempo, sacro non è a tutti costi liturgico. Chiaramente uno spera che qualcosa che sia molto sacro e devozionale, come la devozione alla Madonna di Montevergine o come la musica di Bob Marley-ma non vorrei essere troppo di parte-diventi poi, essendo io cattolico, cristiano o liturgico. Però è naturale che affrontando i temi della vita attraverso un'evoluzione personale, diventa più facile la soluzione di tutto. Certamente va cambiato ciò che ci circonda, però credo che sia fondamentale cambiare anche un po' noi stessi, cambiarci nella maniera in cui riusciamo a migliorarci e a dare un contributo anche attraverso il nostro essere.

EnzoFabioTina

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