Addio a Jonathan Demme, il regista che con una farfalla fece trasalire il mondo.

Venerdì, 28 Aprile 2017 16:15
  

Un altro lutto per il mondo del cinema. Ci ha lasciati nella giornata di ieri presso la sua casa di New York Jonathan Demme, il genio cinematografico, "papà" di pietre miliari quali Il silenzio degli innocenti, che gli valse il Premio Oscar nel 1991 e Philadelphia.

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Era malato ormai da tempo, più precisamente dal 2010, quando scoprì di avere un cancro all’esofago, che lo ha lentamente consumato. Aveva 73 anni. 2 anni fa era comunque ricomparso sulle scene come membro della giuria del festival più importante d’Italia: la Mostra del Cinema di Venezia. Aveva diretto il film Dove eravamo rimasti con una protagonista d’eccezione, Meryl Streep, presentato in anteprima mondiale al Festival di Locarno. E nel momento in cui la malattia apparentemente sconfitta si è ripresentata, Demme ha trovato la forza di presentare al pubblico una retrospettiva sui film western dal titolo Saddle Up Saturdays, al Jacob Burns Film Center.

Jonathan Demme nacque a New York nel Febbraio del 1944; i suoi genitori erano un albergatore e un’attrice e probabilmente proprio dalla madre ereditò l’amore per il cinema. Si affacciò nell’olimpo della celebrità portando sugli schermi la commedia Qualcosa di travolgente con Melanie Griffith e Jeff Daniels e Una vedova allegra...ma non troppo con Michelle Pfeiffer e Matthew Modine.

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Era regista, ma anche produttore e sceneggiatore, molto versatile, affrontava qualunque tema con delicatezza e violenza, con cognizione di causa ed estro; memorabile il famosissimo Philadelphia con Tom Hanks e Denzel Washington dove l’argomento tabù per eccellenza, l’Aids, viene mostrato al pubblico attraverso gli occhi del malato, gli stati d’animo di chi è coinvolto eticamente e la totale assenza di umanità dei potenti. Altri titoli splendidi sono Stop Making Sense, film che gira intorno al tour dei Talking Heads o la trilogia dei film-concerti dedicati al rocker, sua maestà Neil Young, intitolati: Heart of Gold, dove il cantante si esibisce al Ryman Auditorium di Nashville, mentre un pubblico adorante è intento a cantare i brani dell’album Prairie Winde e per ultimo ma non ultimo il bellissimo documentario Music Life, che traduce in immagini la poetica musicale di Enzo Avitabile. A proposito dell’artista partenopeo Demme dichiarò:

«Stavo ascoltando un programma alla radio, guidando sul George Washington Bridge, a New York, e la musica di Enzo Avitabile mi ha folgorato, la mia vita è cambiata».

Generi musicali differenti, diversi stili raccontati magistralmente attraverso lo sguardo di Demme e la sua cinepresa.

E proprio attraverso la cinepresa che Demme catturava l’animo dei personaggi, soprattutto delle donne; ricordiamo che ad esempio ai tempi de Il silenzio degli innocenti questo regista fu in grado di elevare un ruolo femminile e renderlo interessante al pari di quello del famigerato cannibale serial killer, rivestendolo di fascino e potenza. A proposito delle donne Demme dichiarò: “Un eroe lo ammiro per quello che fa, sia che sia uomo o donna, ma immagino sia più appassionante se è una donna ad agire perché per le donne è molto più difficile ottenere qualcosa nel nostro mondo così maschile. Forse la mia fascinazione viene dal fatto che ho sempre ammirato moltissimo mia madre. Era un'alcolizzata che smise di bere quando io ero molto piccolo e poi cominciò ad aiutare altre persone con gli Alcolisti Anonimi.”

Il cinema ha perso un grande artista e il mondo lo saluta con la consapevolezza che un genio di tale portata sarà difficile da reincontrare.

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