Ariana Grande torna ad incantare Manchester con One Love Show

Sabato, 10 Giugno 2017 07:53
  

Dopo uno scampato pericolo scatta sempre il desiderio di non farsi sopraffare dall'ansia, di non rimanere bloccati in una spirale di paura e di veicolare energie fisiche e mentali verso un qualcosa che la contrasti e che riassicuri gli animi.

Una folla di persone, dopo l'attentato terroristico avvenuto al concerto di Ariana Grande, si è radunata a St. Ann's Square intonando un canto collettivo, una canzone degli Oasis che invita a non guardare al passato con rabbia: Don't Look Back in Anger. La voglia di stare insieme e fare un'unica barriera contro questi atti di vigliaccheria è stata comunicata al mondo nel miglior modo possibile: con la musica.

Anche Ariana Grande ha voluto reagire e a due settimane di distanza, proprio a Manchester - lì dove persero la vita 22 persone - è tornata a cantare per beneficenza all'Old Trafford Cricket Ground insieme ad altri cantanti, con l'intento di aiutare tutte le famiglie delle vittime. E infatti è riuscita a raccogliere ben 10 milioni di Euro.

Sul palco si sono altrnati celebrità del calibro di Marcus Mumford, i Take That, Robbie Williams, ma anche Justin Bieber, Coldplay, Katy Perry, Miley Cyrus, Pharrell Williams, hanno voluto intrattenere le persone, senza scordare Imogen Heap, Black Eyed Peas, Niall Horan. A sorpresa è arrivato l'ex frontman degli Oasis Liam Gallagher, né sono mancati i videomessaggi di Stevie Wonder, degli U2, di David Beckham e di Paul McCartney e ovviamente Ariana.

Il One Love Manchester non è stato solo show, ma al pari di altri concerti come il Live Aid e il Concert for Bangladesh sarà ricordato come un must da vedere e riguardare.

Al di là dell'evento musicale, ciò che è accaduto in Inghilterra impone una riflessione.

Tutti sappiamo il numero delle vittime degli atti terroristici europei, ma non sappiamo quante persone muoiono giornalieramente in territorio mediorientale, quante sono le vittime dei bombardamenti intelligenti. Il fatto è che tutti i morti sono uguali, ma non sarà che l'empatia che proviamo nei confronti delle vittime inglesi, francesi e spagnole nasce dalla paura che quello che accaduto a loro possa accadere anche a noi?  

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