Civiltà perduta: ossessioni esotiche di un film che non convince

Venerdì, 30 Giugno 2017 11:14
  

All’inizio del '900 un avventuriero inglese scopre dei reperti di terracotta sparpagliati nella giungla della foresta amazzonica. Convinto che si tratti della prova dell’esistenza di una civiltà perduta esorterà la “Royal Geographical Society of London” a finanziargli altre spedizioni. La ricerca della cosiddetta “Città Z” diventerà presto un'ossessione per lui e la sua squadra.
Sono queste le premesse di Civiltà perduta, una pellicola di James Gray che riprende lo scritto di David Grann The Lost city of Z: A tale of deadly obsession in Amazon, in cui si narrano le avventure esotiche del ricercatore Percival Fawcett, scomparso insieme al figlio durante una spedizione in Amazzonia nel 1925.

Nonostante una fotografia mozzafiato, la protagonista del film non è tanto la natura in quanto tale, quanto l’alta borghesia inglese d’inizio novecento che, radicata nei valori illuministi, vuole spingere sempre più in là  la propria conoscenza intrisa di quel senso di superiorità che caratterizza in generale gli occidentali e in particolare i paesi colonialisti. Assieme alle provviste è questo il “background culturale” che il gruppo di spedizione si porta dietro. Il film si basa perciò sulla dicotomia  fra natura e cultura, intente a contaminarsi e sopraffarsi a vicenda. La colonna sonora accompagna questo concetto, alternando musica classica - durante le scene nella foresta - a ritmi tribali che si sentono quando la scena riprende in Inghilterra.  L’altro grande contrasto su cui il film verte è quello fra razionalità e ossessione che si mischiano nella testa del protagonista interpretato da Charlie Hunnam (Sons of Anarchy) che all’ultima Berlinale si è detto entusiasta di aver partecipato ad un progetto del genere: “Siamo partiti per Colombia,Venezuela e Sumatra. Abbiamo dormito notti e notti nella giungla circondati da scorpioni e serpenti. Un giorno mi sono accorto di avere un ragno velenoso che camminava sulla mia schiena”. 
Nella medesima occasione anche  Robert Pattinson ha espresso entusiasmo affermando che girare questo film è stata “l’esperienza più avventurosa della mia vita”.  A parer di chi scrive, l’ex vampiro di Twilight ha prodotto la migliore interpretazione del film. Nei panni di un ispidissimo e occhialuto assistente del capo spedizione, l’attore si dimostra ancora una volta credibile in qualsiasi parte accetti di recitare. Alla première mondiale del film tenutasi lo scorso ottobre a New York,  Bel Ami si è però sfogato per la scomodità di dover far crescere una barba lunghissima per esigenze di set: “Sono stato felicissimo di tagliarla”. Nonostante la serie di tematiche di cui sopra, una grande fotografia e un buonissimo finale, il film non convince del tutto. Ci sono alcuni errori di sceneggiatura, le scene sulla prima guerra mondiale sono del tutto fuori contesto e la figura di Sienna Miller, nei panni di una Penelope moderna in attesa del marito, è un po’ riduttiva. Infine Charlie Hunnam  non brilla, non deve essere stato un caso se è stato scritturato come terza scelta dopo i “no” di  Benedict Cumberbatch e Brad Pitt, che però ha partecipato come produttore. 

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