Giovani e periferie nell'intervista ad Alessandra Clemente

Lunedì, 03 Luglio 2017 09:23
  

La periferia napoletana è stata tra le grandi protagoniste di Giugno Giovani. A Scampia infatti si è svolta una cerimonia per intitolare la Villa Comunale alla memoria di Ciro Esposito, mentre a Marianella è in allestimento un murales che ritrarrà il volto di un simbolo della città, Enzo Avitabile. 

Proprio nella Pro Loco "Soul Express" di Marianella abbiamo incontrato Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani e alle Politiche Giovanili del Comune che ci ha concesso, mostrando una grande disponibilità, un'intervista sui programmi passati e futuri del suo assessorato.

Sta per concludersi Giugno Giovani, può farci un bilancio di questa manifestazione che ha coinvolto anche le periferie?

Quest'anno, più degli altri anni, le periferie sono state protagoniste. Questo era uno degli obiettivi che avevamo provato a darci poiché dobbiamo avere più cura e più attenzione per questi luoghi dove c'è tanta voglia di fare e sopratutto tanta bellezza.

Siamo quasi abituati, assuefatti al racconto unico che in periferia le cose non vanno bene e che c'è il degrado, invece c'è la bellezza delle persone che può riscattare il degrado ed è proprio per questo che le istituzioni possono e devono essere più vicine.

Per i giovani ci sono altri progetti a breve termine per il futuro, senza dover aspettare il prossimo giugno?

L'assessorato ai giovani vuole essere molto concreto e pratico; non un assessorato che studia le condizioni sociologiche dei giovani, ma cose concrete. In questo momento vi invito a guardare con attenzione il lavoro che stiamo facendo, noi abbiamo mappato i terreni agricoli incolti. Napoli è una città europea, urbana, che ha delle coltivazioni agricole, dirette e anche legate al vino che possono diventare dei terreni di esperienze di lavoro nell'agroalimentare per i giovani.

Il secondo progetto in cantiere è la fruizione di tutto il patrimonio artistico e monumentale della città. Abbiamo a Napoli tantissime chiese chiuse o aperte solo per la messa di mezzogiorno e per quella del vespro. Invece le chiese, oltre ad essere luogo di culto, sono anche un luogo di valorizzazione culturale, dove i ragazzi che vengono da studi umanistici e sociali possono diventare dei veri e propri manager culturali.

Qui, a Marianella, c'è un ottimo esempio di ciò che sto dicendo: la casa museale di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, custodita come un tesoro, è nota a tanti turisti, ma non a tanti napoletani.

Un terzo punto è legato alle aree verdi della città, luoghi che possono diventare opportunità di lavoro, luoghi dove poter svolgere attività di organizzazione di feste di compleanno per i propri bambini, in alternativa a discoteche e paninoteche. 

Ma pensiamo anche a mercatini di artigianato o a cineforum, in un luogo del comune riattivato, per permettere ai ragazzi di mettersi in gioco. Magari all'inizio sarà dura, perché devono autofinanziarsi, ma poi quel cineforum può diventare un'esperienza economica favorevole.

Nelle periferie non si sente la presenza delle istituzioni e dello Stato, come intende la giunta De Magistris valorizzare questi luoghi?

Noi abbiamo il dovere di vivere in questi territori. La città di Napoli è una. Questo deve essere un principio, non può esistere un consigliere o un assessore che si interessa solo di una zona di Napoli. Per il tema delle periferie noi abbiamo bisogno di investimenti economico-strutturali, non basta la semplice iniziativa culturale; c'è bisogno di un lavoro di riqualificazione. È importante che vi sia una programmazione con le autorità competenti,  la Regione e i Ministeri, più forte per le periferie. Ogni intervento ha dei costi, quindi la strategia della giunta per le periferie è la programmazione di interventi strutturali per queste aree.

Nel suo discorso di insediamento ha detto esplicitamente che voleva ascoltare i giovani, capire le loro inquietudini e i loro bisogni. Ma aldilà dell'ascolto, di concreto cosa è stato fatto?

Lavoro ogni giorno dalle 8 del mattino fino a mezzanotte. C'è una pagina Facebook (Assessorato ai Giovani, Creatività, Innovazione - Comune di Napoli) e una e-mail dove tutti possono domandare e avere una risposta. Spesso tanti ragazzi bussano alla porta e nessuno apre, nessuno dice nemmeno: «chi è?».

L'assessorato invece vuole essere un punto di riferimento e penso che ne sia una prova il fatto che io sia qui. È stata mandata una e-mail, si è risposto ad un bando e ci si è incontrati.

Allo stesso tempo ci sono quelle tre iniziative di cui ho parlato prima: lavorare sui luoghi abbandonati o non valorizzati della città per farli diventare una possibilità di concreta occupazione per i ragazzi. Allo stesso tempo la Regione è impegnata ad aggredire tutti i fondi europei disponibili, infatti tante volte si è denunciato il fatto che il Sud non impieghi in modo adeguato i fondi strutturali europei. Questa è una storia che noi abbiamo cambiato.

Negli ultimi 3 anni io ho un bilancio di fondi della Comunità Europea, aggredita attraverso progetti del Comune di Napoli, per due milioni e mezzo di euro.

Che cosa ne abbiamo fatto? Un centro giovanile a Pianura ed uno a Rione Traiano, adesso ne inagureremo un altro nei Ventaglieri, nel quartiere di Montesanto.

Il nostro piano di sviluppo è quello di ritornare alle circoscrizioni della città di Napoli e immaginare che in ogni quartiere possa nascere un presidio pubblico per i giovani, che possa dare attrattive ed opportunità.

A Soccavo per esempio c'è il primo spazio di lavoro, dove i giovani professionisti possono fittare a prezzi sociali degli spazi per avviare le loro attività.

A Pianura c'è uno studio di registrazione gratuito per giovani, dai 16 ai 25 anni, che coltivano un progetto lavorativo musicale.

Pensa che tragedie come quella di Gelsomina Verde o quella di sua mamma possano aver innescato in questa città un processo di cambiamento culturale?

Sì, danno una scossa alla cittadinanza solo se si sta insieme, se si resta da soli siamo portati a dire: «Andiamo avanti, tutto scorre», invece non può scorrere tutto nell'indifferenza, insieme possiamo romperla.

La prima volta che sono venuta a Marianella ho provato molta rabbia, frequentavo l'università, non ero ancora assessore ed avevano appena ucciso Lino Romano.

Mi incazzai con la mia città, mi dicevo: “Alessandra tu hai 24 anni, sei una studentessa, sei una ragazza attiva, ma niente mai ti aveva portata in questo quartiere; solo il sangue di questo ragazzo ti ha portata qui”.

Oggi il nostro lavoro ha permesso che nella città vi siano centri giovanili che permettono ai  ragazzi di diversi quartieri di frequentarsi. Oggi ho finalmente potuto vedere la memoria storica di questo quartiere e questo è un grande motivo di riscatto, perché non ci possiamo definirci una città normale, civile e cristiana se pensiamo a Gelsomina Verde, a Silvia Ruotolo, ad Antonio Landieri, vittime innocenti di camorra, o a quando, come dicono i più: «Tanto si ammazzano tra di loro».

Lo Stato deve fare lo Stato: deve disarmare i pezzi di città armata; la cittadinanza deve fare la cittadinanza: deve essere attiva e partecipe; le istituzioni devono fare le istituzioni: non devono rubare, devono fare in modo che il denaro pubblico possa cambiare il volto dei quartieri.

Solo in questo modo si può togliere ossigeno alla criminalità organizzata, soprattutto quando questa nasce dalla povertà, dalla disperazione, e dall'assenza di cultura; tante persone possono essere povere, ma oneste e loro sì che sono ricche, non farebbero mai male a nessuno perché hanno cultura e valori.

Le storie che ci indignano ci fanno recuperare i nostri valori, perché una città senza valori è una città morta, una politica senza valori è una politica morta.

In tutto questo nostro discorso che ruolo diamo alla cultura?

Penso di averti già risposto. Ho scoperto che le pallottole possono togliere la vita, ma c'è qualcosa più forte delle pallottole: l'amore e la cultura.

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